Carburanti, Rc auto e tv comunitarie: ecco gli effetti della legge sulla concorrenza
Carburanti, Rc auto e tv comunitarie: ecco gli effetti della legge sulla concorrenza
Il governo vara il disegno di legge annuale sulla concorrenza con tre cantieri aperti: una profonda riforma del settore carburanti, una delega per riscrivere le regole dell'RC auto (mercato da 13,5 miliardi) e un giro di vite sui contributi alle tv

di Lorenzo Allegrucci 22/07/2026 20:28

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Il governo Meloni vara il disegno di legge annuale sulla concorrenza con tre cantieri aperti simultaneamente: la più profonda riforma del settore carburanti degli ultimi trenta anni, una delega per riscrivere le regole dell’RC auto (mercato da 13,5 miliardi) e un giro di vite sui contributi alle televisioni comunitarie che negli ultimi tre anni sono arrivate a 527 domande, rispetto alle 228 del 2023.

Complessivamente il provvedimento tocca 45 miliardi di euro di fatturato, 80 mila lavoratori e il portafoglio assicurativo di milioni di automobilisti.

La razionalizzazione della rete dei carburanti

Nel 2022 l’Italia contava 22.187 punti vendita di carburante, con erogato medio di 1.370 metri cubi per impianto, contro 3.641 in Germania e 3.990 in Francia. Uno su cinque vende meno di 400 mila litri l’anno; soltanto il 5% supera 3,5 milioni. Tra 7 mila e 8 mila siti richiederebbero interventi di messa in sicurezza o bonifica.

Il Ddl punta alla chiusura ordinata o alla riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato. Le procedure semplificate per dismettere quelli incompatibili sono prorogate al 31 dicembre 2028. L’obiettivo è una rete meno frammentata, controllabile e aperta a nuovi vettori, senza carenze nelle aree interne e nelle isole minori.

Nuovi requisiti e certificazioni antimafia

Per quanto riguarda le autorizzazioni, ora sono necessarie le certificazioni antimafia. Infatti, il silenzio-assenso cede il passo ad un provvedimento espresso del Comune entro 90 giorni dalla richiesta. Inoltre, per l’autorizzazione serviranno capacità tecnico-organizzativa ed economica, assenza delle cause di esclusione del Codice dei contratti, regolarità contributiva e applicazione dei contratti di lavoro, provate anche dal Durc. Obbligatorie le verifiche antimafia, forse valeva la pena inserire anche essere il Rating di Legalità ma per ora non è stato incluso.

Le autorizzazioni esistenti restano valide, ma la perdita dei requisiti potrà causarne la decadenza, dopo 90 giorni per rimuovere gli ostacoli. Il trasferimento dovrà comprendere la proprietà delle attrezzature e richiederà un nuovo titolo. Dal 1° gennaio 2028 ogni nuovo punto vendita dovrà offrire almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili.

La riforma interviene sul rapporto tra proprietari e gestori, oggi segnato da norme stratificate e contratti controversi. Nasce un contratto tipico di affidamento dei servizi, con durata minima di quattro anni, preavviso, penale in caso di recesso unilaterale e revisione del corrispettivo quando eventi imprevedibili producono una variazione dei costi superiore al 5%.

Le clausole generali saranno negoziate tra titolari e associazioni dei gestori. Se entro 120 giorni non sarà raggiunto un accordo, la definizione potrà essere rimessa a un collegio di tre arbitratori. Le reti fino a cento impianti potranno aderire ad accordi già depositati. Per i contratti non conformi sono previste sanzioni da 2 mila a 20 mila euro per punto vendita, fino a 200 mila euro.

Fondi e incentivi per la svolta green

Il motore finanziario è il Fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità green: 40 milioni l’anno dal 2028 al 2030, per 120 milioni complessivi, coperti con i proventi delle aste delle quote di emissione di CO2. Il contributo finanzierà la dismissione e la conversione in stazioni di ricarica elettrica, con potenza di almeno 90 kW, o in punti per biocarburanti.

L’aiuto coprirà fino al 50% delle spese, con un tetto di 60 mila euro per impianto. Nelle aree interne il massimo scende a 30 mila euro e servirà ad aggiungere l’infrastruttura alternativa mantenendo i carburanti tradizionali. Al gestore che non proseguirà l’attività potrà spettare un indennizzo fino a 20 mila euro. La relazione tecnica stima che le risorse nette possano sostenere circa 1.800 impianti e fino a 400 gestori uscenti.

La riforma dell’Rc auto e il contrasto alle frodi

Il secondo asse è l’Rc auto, mercato da circa 13,5 miliardi di premi nel 2025. La delega punta a correlare meglio il prezzo al rischio effettivo, rivedendo il bonus-malus e riducendo il peso della variabile territoriale. Dovranno essere rivisti il risarcimento diretto e il calcolo dei forfait, rafforzati i controlli antifrode già nella fase di assunzione del rischio e creato un sistema integrato contro i veicoli non assicurati. Previsto anche il miglioramento dei comparatori.

Stretta sui contributi alle televisioni comunitarie

Il Ddl mette ordine nel Fondo per il pluralismo, superiore a 130 milioni annui. Le domande delle tv comunitarie sono salite da 228 nel 2023 a 527 nel 2026, mentre le altre categorie sono rimaste stabili. Per accedere serviranno almeno un dipendente per marchio o palinsesto e per area tecnica, un anno di diffusione, un massimo di tre marchi per emittente e almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva. Le risorse saranno distribuite per metà in quota fissa e per metà in base al punteggio legato all’occupazione.

Formazione professionale e nuove tutele per i consumatori

Completano il testo la formazione continua degli agenti di affari in mediazione, fissata in almeno 60 ore nel triennio, e il diritto del cliente a portare via cibi e bevande non consumati al ristorante.

Un Ddl eterogeneo ma con una linea riconoscibile: meno rendite, più requisiti e controlli, incentivi legati alla trasformazione. La partita politica ora si svolgerà nei decreti attuativi e nella capacità di evitare che la razionalizzazione si traduca in desertificazione dei servizi. (riproduzione riservata)