Cara carta di credito, quanto costa utilizzarla per finanziarsi
Cara carta di credito, quanto costa utilizzarla per finanziarsi
Negli Stati Uniti Trump vuole mettere un tetto al 10% sui tassi applicati, che ora in media superano il 25%. In Italia il costo è invece del 15%. Ma si può pagare molto meno. Ecco come  

di di Anna Messia 16/01/2026 21:00

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Negli Stati Uniti l’idea del presidente Donald Trump di mettere un tetto massimo del 10% ai tassi d’interesse applicati ai clienti che utilizzano le carte di credito ha provocato uno scossone ai titoli bancari. Negli Usa i tassi su questi strumenti sono arrivati a toccare il 25,2%, con una media del 20,97%. Fissare una soglia del 10% consentirebbe alle famiglie americane di risparmiare qualcosa come 100 miliardi di dollari. Per le banche significherebbe però un crollo degli incassi e soprattutto – è il rischio più concreto – non farebbero più credito ai clienti meno affidabili, provocando una pericolosa franata dei consumi. Non a caso quella di Trump è rimasta per ora solo un’idea. E in Italia quanto paga chi utilizzare la propria carta di credito come forma di finanziamento?

La situazione dei tassi in Italia

Gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia il 30 dicembre scorso che prendono in considerazione i tassi che sono stati applicati nel primo trimestre 2025 evidenziano che i tassi effettivi globali medi, TEGM (un valore non perfettamente confrontabile con il taeg ma che comprende comunque i costi accessori) sul credito revolving sono stati del 15,77%, mentre i TEGM sui finanziamenti con utilizzo di carte di credito si è fermato all’11,76%. La differenza tra i due strumenti consiste nel fatto che, con le carte di credito revolving, il rimborso della spesa effettuata con la carta di credito avviene tramite versamenti periodici, con la previsione di un importo minimo di rimborso. I rimborsi effettuati ripristinano progressivamente la disponibilità del credito, che può quindi essere riutilizzato generando però nuovi interessi, con un meccanismo a rotazione del debito. Nel caso delle semplici carte con rimborso, invece, deve essere seguito un piano di ammortamento predeterminato.

Il confronto con gli Stati Uniti e il ruolo dell'educazione finanziaria

«Mentre negli Stati Uniti si discute di un tetto al 10%, la realtà del mercato italiano delle carte revolving racconta una storia molto diversa, con taeg medi che superano il 15%», dicono dal comparatore Facile.it dove criticano però l’idea di Trump di fissare una soglia perché «se da un lato tutelerebbe i consumatori dal caro-interessi, dall'altro rischierebbe di produrre una forte contrazione del credito e le banche potrebbero smettere di concedere carte a chi ha un profilo medio-basso e quindi per loro altamente a rischio». La vera sfida non è solo il prezzo, spiegano, ma l'educazione finanziaria. «La carta revolving può essere uno strumento utile per gestire piccoli imprevisti, ma se l’intenzione è quella di utilizzarla come una sorta di «micro prestito», rateizzando quindi il debito ogni mese, si rischia di pagare interessi molto alti», affermano da Facile.it. È quindi importante conoscere le differenze che intercorrono tra le carte di credito a seconda dell’emittente.

Banche retail contro emittenti specializzati

Da una parte ci sono le banche retail, dove la carta è legata all’apertura di un conto corrente. «In questo caso i tassi sono tendenzialmente più bassi e i controlli più severi, poiché la banca valuta la solidità complessiva del cliente», dicono citando quanto emerge dalla loro anali in base alla quale una banca come Ing prevede un taeg dell’11,46% mentre Mediolanum ha previsto un tasso (taeg) che cresce al crescere della somma che si rateizza e della lunghezza del periodo di rimborso: si va da un minimo di 4,4% ad un massimo di 15,91%.

Dall'altro ci sono emittenti di carte specializzati, che riflettono maggiormente il modello di mercato tipico degli Usa: queste società operano verticalmente sul credito, offrendo carte accessibili senza la necessità di aprire un conto corrente collegato, ma a fronte di taeg più elevati, spesso sopra il 20%, per coprire i maggiori costi di gestione e il rischio di insolvenza. E’ il caso, secondo l’analisi di Facile.it, di Tf Bank, che prevede una taeg del 23% e di American Express, che prevede un taeg del 24,19%.

La legge anti usura e i tassi soglia in Italia

In ogni caso in Italia un tetto al tasso d’interesse applicabile dalle banche esiste già e vale non soltanto per le carte di credito. La legge anti usura del 1996 prevede infatti un tasso soglia che può essere applicabile a tutti i prestiti, in qualunque forma tecnica concessi e da chiunque erogati. Il superamento della soglia comporta il reato di usura e il limite si applica anche ai finanziamenti concessi tramite carte di credito, sia di tipo revolving sia per quelle che prevedono un piano di rimborso predeterminato. I tassi soglia vengono determinati aggiungendo un spread (stabilito per legge) ai tassi medi praticati nel mercato, comprensivi, oltre che degli interessi, anche di tutti gli oneri legati al finanziamento, il TEGM appunto. Tassi che vengono rilevati ogni trimestre dalla Banca d’Italia e che vengono pubblicati dal ministero dell’Economia con un decreto. L’ultimo aggiornamento è del 30 dicembre e stabilisce che il tasso sui finanziamenti con la carta non può superare il 18,7%, e quello per le carte revolving in Italia non può andare oltre il 23,7%. I due indicatori, il taeg e il TEGM della Banca d’Italia, come detto, non sono perfettamente confrontabili ma dall’analisi del campione di Facile.It è evidente che gli emittenti specializzati si muovono a ridosso della fatidica soglia. (riproduzione riservata)