Canada all’attacco di Stellantis e GM: vuole recuperare «centinaia di milioni» di aiuti pubblici
Canada all’attacco di Stellantis e GM: vuole recuperare «centinaia di milioni» di aiuti pubblici
Il governo di Ottawa pronto ad azioni legali contro le case americane dopo i tagli produttivi in Canada. In gioco fondi legati agli stabilimenti di Brampton, Oshawa e Ingersoll

di Andrea Boeris 04/02/2026 07:30

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Il governo canadese prepara una richiesta di rimborso da «centinaia di milioni di dollari» nei confronti di Stellantis e General Motors, accusate di aver ridimensionato la produzione nel Paese nonostante gli ingenti incentivi pubblici ricevuti negli ultimi anni. Lo ha confermato la ministra dell’Industria, Melanie Joly, precisando, come riporta Dow Jones, che ulteriori dettagli saranno forniti nei prossimi giorni. La mossa rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra Ottawa e i grandi costruttori nordamericani, la cui presenza industriale in Canada è in costante calo da oltre un decennio.

Lo scontro più duro è quello con Stellantis

Il dossier più delicato riguarda Stellantis. All’inizio del decennio il governo federale aveva stanziato oltre un miliardo di dollari canadesi (circa 731 milioni di dollari Usa) per riconvertire lo stabilimento di Brampton, in Ontario, e garantirne la continuità produttiva. Successivamente, però, il gruppo automobilistico ora guidato da Antonio Filosa ha deciso di trasferire la produzione del Jeep Compass dall’impianto canadese a quello dell’Illinois nell’ambito di un maxi-piano di investimenti da 13 miliardi negli Usa.

«Gran parte del nostro sostegno era legata ai volumi produttivi: se non c’è produzione, non c’è finanziamento», ha ribadito Joly, che in passato aveva già evocato il ricorso ai tribunali per recuperare il denaro dei contribuenti. Stellantis ha confermato di lavorare a un assetto produttivo sostenibile in Canada, ricordando che circa 240 dipendenti di Brampton hanno accettato il trasferimento nello stabilimento di Windsor.

Nel mirino di Ottawa c’è anche General Motors

Sotto osservazione anche General Motors. La casa di Detroit ha recentemente cancellato il terzo turno nello stabilimento di Oshawa e ha confermato la decisione di non riprendere la produzione dei furgoni elettrici BrightDrop a Ingersoll, parlando di una domanda inferiore alle attese. Ottawa intende recuperare parte dei circa 260 milioni di dollari canadesi concessi per quell’impianto. Su entrambi i fronti, le aziende non hanno rilasciato commenti ufficiali.

Non tutti, però, sono convinti che il recupero degli aiuti sia realistico. Secondo Mark Warner, avvocato specializzato in commercio internazionale con sede a Toronto, la struttura dei prestiti e dei contributi pubblici rende complesso per il governo rientrare effettivamente delle somme. Un’azione così aggressiva, avverte, potrebbe inoltre compromettere la possibilità di attrarre nuovi investimenti futuri.

Le case Usa producono in Canada meno di un quarto rispetto a 10 anni fa

La linea dura di Ottawa si inserisce in un contesto di trasformazione profonda dell’industria automobilistica canadese. I dati del Trillium Network for Advanced Manufacturing indicano che la quota di produzione di Stellantis, GM e Ford è scesa al 23% nel 2025 dal 56% del 2016, mentre Honda e Toyota rappresentano oggi il 77% delle auto assemblate nel Paese. Una dinamica che spinge il think tank a suggerire un cambio di rotta nelle politiche di incentivo, privilegiando i costruttori che hanno dimostrato una presenza stabile e di lungo periodo.

Sul quadro pesa anche la pressione politica proveniente da Washington. Il presidente statunitense Donald Trump ha più volte sollecitato i gruppi Usa a riportare la produzione entro i confini nazionali, sostenendo che gli Stati Uniti non abbiano bisogno di auto importate dal Canada.

Il Canada guarda a Volkswagen, Hyundai e alle case cinesi

In parallelo il governo canadese guarda oltre il perimetro nordamericano. Joly ha confermato che Ottawa sta cercando di attrarre nuovi investimenti da gruppi come Hyundai, Volkswagen e costruttori cinesi. In questa direzione va anche l’intesa raggiunta il mese scorso tra il primo ministro Mark Carney e il presidente cinese Xi Jinping, che prevede una forte riduzione dei dazi su alcuni veicoli elettrici prodotti in Cina in cambio di maggiori investimenti industriali nel settore automotive canadese. Una strategia che potrebbe ridisegnare profondamente gli equilibri del comparto nei prossimi anni. (riproduzione riservata)