Non sono solo i titoli bancari e della difesa a far volare Piazza Affari. Se è vero che il mercato, attratto dai mega-utili, continua a concentrare le sue attenzioni sul credito e sul campione nazionale della difesa, leggi Leonardo, è anche vero che ci sono titoli meno conosciuti dal grande parterre degli investitori che non hanno sfigurato sul listino. Milano Finanza ha selezionato dieci azioni che hanno prodotto performance a tripla cifra percentuale negli ultimi cinque anni in borsa. Un periodo abbastanza lungo per stabilire la solidità del rialzo, evitando le meteore che qualche volta traggono in inganno.
Titoli da cassettista, potremmo dire, che hanno reso ricchi quegli investitori che hanno scommesso sulle loro sorti. Per molti di questi, come vedremo, la crescita dei fondamentali è stata lineare nel tempo. Per altri si sono avuti scossoni all’insù e all’ingiù. In ogni caso si va dal rialzo di quasi il 350% in 5 anni di Powersoft, piccola società dell’Egm, al +400% di Fope fino a titoli come Maire (+670%) e d’Amico (+570%) o alla cavalcata di un titolo poco conosciuto come Marino Rosetti (+670% in 60 mesi). Ma che cosa ha innescato queste maxi-performance? C’è un filo rosso che accomuna la crescita dei titoli?
Fope, storica azienda orafa veneta, ha corso come un treno grazie ai fondamentali di bilancio degli ultimi anni. La piccola gioielleria fondata nel 1929 a Vicenza e posseduta dalla famiglia Cazzola con il 77% del capitale ha quasi quadruplicato i ricavi dal 2020 in poi. Nell’anno del Covid fatturava 26 milioni saliti a fine 2025, come comunicato pochi giorni fa dall’azienda, a quota 93,6 milioni. Una crescita anno su anno senza soluzione di continuità. E assieme ai volumi e ai valori di vendita anche la redditività non è stata da meno: il margine operativo lordo è passato da 4 a 15 milioni e gli utili netti sono saliti da 1,6 agli 8,4 milioni di fine 2024. Devono ancora essere comunicati i dati di redditività di fine 2025, ma di certo la marcia non si è arrestata.
Gli analisti di Pmi Capital Research poco tempo fa stimavano profitti netti per 14,5 milioni su 86 milioni di ricavi. L’azienda ha superato le stime sui ricavi, saliti a quasi 94 milioni. Quindi è più che probabile gli utili si riveleranno ben più consistenti. Anche perché negli ultimi tempi Fope ha beneficiato del rialzo dei prezzi dell’oro. Certo, la materia prima è rincarata, ma l’azienda ha trasferito perlopiù sui clienti i rialzi. Non solo grande crescita di fatturato e utili nel tempo, ma anche grande solidità finanziaria per questo piccolo gruppo, che non ha debiti e vanta un patrimonio netto di 46 milioni.
Tra i rischi c’è il poco flottante del titolo: solo poco più del 9% delle azioni è scambiabile in borsa e questo lo rende davvero poco liquido. Le valutazioni pur con l’exploit formidabile in borsa non sono ancora stellari, dato che scambia a un multiplo di poco più di 10 volte i profitti attesi per il 2026.
Maire lavora nel settore dell'ingegneria impiantistica e delle tecnologie per la transizione energetica. Opera in circa 50 Paesi e ha oltre 10.000 dipendenti. A inizio 2021 il titolo scambiava poco sopra 2 euro. Oggi è oltre 15 euro. Un rally del 670% sostenuto dalla crescita del fatturato, passato da 2,8 ai 5,2 miliardi dei primi nove mesi del 2025, con la previsione di chiudere l’anno vicino a 7 miliardi per un margine del 6,8%. Il rapporto prezzo/utili è intorno a 18, livello superiore alla media storica del settore Engineering & Construction ma giustificato dalla componente tecnologica ad alto margine di Maire.
A inizio anno la controllata NextChem si è allargata al mercato dei polimeri avanzati lanciando un sistema per la produzione di fibre elastiche (Spandex), mentre tramite Tecnimont ha firmato un protocollo d’intesa con Baker Hughes per sviluppare progetti di gas naturale liquefatto (gnl). Tornando al titolo, per la primavera è atteso un dividendo di almeno 0,35 euro per azione, pari a un rendimento del 2,3%.
Ovs, gruppo leader nell’abbigliamento retail, è riuscito a sfatare il mito della bassa redditività di un settore non molto affascinante da questo punto di vista. La società è destinata a chiudere il 2025 con oltre 1,7 miliardi di fatturato. Nei primi nove mesi dello scorso anno ha realizzato ricavi per 1,25 miliardi con un margine operativo lordo di 152 milioni e utile pre-tasse per 88 milioni. Le stime di consenso raccolte da S&P Global Market Intelligence parlano di un fatturato per l’intero anno fiscale (che chiuderà a gennaio 2026) di 1,73 miliardi di euro.
Dalla perdita per 140 milioni nell’anno del lockdown il gruppo si è subito ripreso con utili netti per 35 milioni nel 2021 per poi continuare a veder crescere la redditività netta, che nel 2025 potrebbe essersi attestata intorno al 5% del fatturato. Il marchio di punta, Ovs, viaggia con con un ebitda margin al 14%, mentre Upim ha una marginalità intorno all’11%. Hanno avuto successo brand come Piombo e anche il marchio Stefanel vede le vendite crescere del 10%. L’azienda guidata da Stefano Beraldo sta allargando il raggio d’azione. Ha acquisito Goldenpoint, che inizia a dare i primi risultati: le vendite complessive segnano una crescita di circa 10%. E anche a livello globale Ovs cresce, avendo aperto di recente il primo store Ovs in India.
Ma non c’è solo la crescita del fatturato e dei margini. Ovs ha anche equilibrato la struttura finanziaria: i debiti netti sul margine operativo lordo oggi pesano solo per 1,2 volte, mentre solo pochi anni fa valevano un multiplo di oltre 4. Segno di una gestione che è riuscita ad abbattere i debiti, oltre che ad aumentare i dividendi, quasi triplicati negli ultimi anni. E così il più grande retailer dell’abbigliamento italiano oggi vanta una marginalità industriale più elevata del colosso svedese H&M e della catena Usa Gap.
D'Amico International Shipping (Dis) è una delle principali società a livello mondiale specializzate nel mercato delle navi cisterna per prodotti petroliferi raffinati. In cinque anni è riuscita ad abbattere l’importante debito, portando il rapporto loan-to-value (debito su valore delle navi) sotto il 10%, un livello quasi unico nel settore, rispetto al 72,9% in cui si trovata nel 2018.
A contribuire a questo risultato sono gli alti prezzi dei noli, che sono cresciuti con le tensioni nel Mar Rosso e le sanzioni sui prodotti petroliferi russi, che hanno trasformato anno dopo anno D’Amico in una «dividend machine» con un rendimento intorno al 6,5%. Anche in borsa il titolo ha corso molto dal 2020, segnando un +570%. Ma il rapporto p/e scambia intorno alle 10 ed è considerato ancora a sconto rispetto alla media del settore, risentendo della possibile normalizzazione futura dei noli. Nei primi nove mesi, infatti, la società aveva registrato un fatturato in calo a 264,1 milioni di dollari pur riuscendo a mantenere una redditività elevata. Vedremo presto i conti definitivi dell’anno appena concluso.
Casta Diva è un altro titolo lievitato negli ultimi 5 anni. Il gruppo è attivo nel settore della comunicazione per la produzione di branded content, video virali, contenuti digitali, film e live music entertainment. È presente in quattro continenti con sedi in 15 città: Milano, Roma, Sassuolo, Genova, Londra, Praga, Beirut, Istanbul, Riyadh, New York, Los Angeles, Buenos Aires, Montevideo, Cape Town e Dubai con i brand Casta Diva Ideas, Casta Diva Pictures, G.2 Eventi, Genius Progetti e Blue Note Milano. Il gruppo ha fatto della crescita a suon di acquisizioni la sua vocazione. Il fatturato che era di soli 17 milioni nel 2020 ed è arrivato a valere 123 milioni nel 2024.
Anche il 2025 Anche il 2025 è andato bene, con i ricavi da gennaio a settembre che sono arrivati a 95 milioni.
Le stime di consenso puntano a superare i 130 milioni di ricavi per l’intero anno. Nell’azionariato del gruppo guidato da Andrea De Micheli sono di recente entrati due investitori: il 10% è finito ad Alkemia e il 5% a Hoop Club. E con il fatturato che aumenta anno su anno anche la redditività presenta oggi buoni numeri. L’ebitda margin è intorno al 9% e dovrebbe attestarsi sul 10% l’anno prossimo. Anche la situazione patrimoniale è più che gestibile. I debiti netti finanziari a giugno 2025 ammontavano a 9,9 milioni fronteggiati da un patrimonio netto di 12 milioni e pesavano meno di due volte sul margine operativo lordo.
Comer Industries, che opera nella meccatronica per la trasmissione di potenza, ha fatto il vero salto dimensionale nel 2021 con l'acquisizione di Walterscheid Powertrain Group, che ha permesso al gruppo di superare il miliardo di fatturato. Nonostante il rallentamento della domanda nel settore agricolo che pesa sui ricavi (nei primi nove mesi 2025 il calo è stato dell’11% a 661,1 milioni), la società è riuscita a difendere i margini, che si sono attestati sul 16%. Il titolo ha apprezzato, tanto che in cinque anni ha segnato un progresso di oltre il 300% e attualmente scambia con un rapporto prezzo/utili di 22.
Danieli nella versione delle azioni di risparmio in cinque anni è riuscita a garantire ai soci un total return del 345%. Attualmente il titolo presenta una volatilità contenuta e l’ultimo dividendo staccato nel 2025 è stato di 0,33 euro rispetto allo 0,31 delle ordinarie.
Health Italia ha concesso ai suoi azionisti in questi anni un incremento del 366% del capitale ora sta per lasciare Piazza Affari dopo l’opa totalitaria lanciata da Lonvita. Le performance sono andate di pari passo con la scelta fatta dalla società di accelerare gli investimenti nelle piattaforme di telemedicina e servizi digitali, rispondendo alla crescente domanda di sanità domiciliare, e di dismettere gli asset non strategici come la partecipazione in Rebirth. Nella semestrale approvata lo scorso settembre la società aveva registrato ricavi per 20,7 milioni (+7,1%) e un ebita di 4,3 milioni (in crescita rispetto ai 4,1 milioni del primo semestre 2024). L’attuale valutazione di borsa risente del prezzo dell’opa a 300 euro per azione, che ha portato il rapporto prezzo/utile a 18 rispetto alla media storica di 7.
Powersoft (amplificatori audio) è un altro titolo che si è fatto sentire parecchio in questi anni sul listino milanese. Ha registrato una performance di quasi +350% e scambia a un multiplo p/e di 20, che premia la tecnologica e l'elevata marginalità (l’ebitda è sopra il 20%). Nei primi sei mesi del 2025 la società ha registrato ricavi a 41,08 milioni, in aumento dell'11,3%, performance che potrebbero ancora beneficiare dell’acquisizione del 51% di K-Array fatta a inizio dello scorso anno. Inoltre ha lavorato per rafforzare la rete distributiva in Nord America e ora rappresenta uno dei principali motori di crescita dell’azienda. Pur essendo quotata sull'Egm Powersoft è una generosa distributrice di dividendi. Gli ultimi sono stati di 0,82 euro per azione per un rendimento superiore al 5%.
Marino Rosetti è tra i titoli di Piazza Affari che sono saliti di più negli ultimi cinque anni. Ma occorre fare attenzione, dato che si tratta di un caso particolare. L’azienda, specializzata nell’ingegneria dell’estrazione petrolifera e del gas, è controllata con il 56% dall’omonima famiglia tramite la holding Rosfin, mentre altri soci forti sono Saipem col 20% e Cassa di Ravenna, che di fatto comprimono le azioni libere a meno del 5% del totale. Flottante al lumicino che rappresenta un rischio forte sul piano della liquidabilità del titolo.
Dopo anni di stasi in borsa con scambi a prezzi sempre intorno ai 50 euro, a maggio 2025 l’azione ha iniziato a volare arrivando lo scorso novembre a quotare 370 euro per azione. Poi è andata Poi è andata in flessione e in questi giorni è tornata a valere intorno ai 256 euro. Che cosa può essere accaduto per risvegliare dal torpore questo titolo per anni dimenticato? L’exploit formidabile è stato innescato dalla diffusione dei conti del 2024 che hanno visto i ricavi esplodere a 580 milioni dai 330 dell’anno prima con gli utili quadruplicati da 7 a oltre 29 milioni. Un’accelerazione imprevista che ha fatto scattare la corsa al titolo. Fu vera gloria?
Nel primo semestre del 2025 i ricavi si sono attestati a 287 milioni, in crescita dai 198 milioni di 12 mesi prima, e fanno supporre che per l’intero anno il fatturato possa superare quello record da oltre 580 milioni del 2024.
Anche gli utili netti sono in crescita sui sei mesi del 2024 ma con un passo di marcia che li colloca a 11,6 milioni contro i 29 milioni complessivi portati a casa nell’intero 2024. I flussi di cassa della gestione operativa sono invece in calo da 60 milioni a un dato negativo per 26 milioni. Ovviamente lavorando nel settore dell’ingegneria petrolifera la società è esposta alle oscillazioni cicliche del prezzo del greggio. Non certo un titolo che può essere considerato dal passo costante. In più resta il tema dello scarsissimo flottante, che comporta una forte volatilità del titolo anche a fronte di scambi dal valore limitato. (riproduzione riservata)