Campari pubblicherà i risultati del 2025 il prossimo 4 marzo e per gli analisti confermerà le attese. L’incognita è il 2026. A livello di fatturato organico, sia la stima di Equita di un +2% sia quella del consenso a +1,6% risultano coerenti con la guidance che indicava una crescita moderata e simile al 2024 (+2,4%), sulla quale gli esperti non vedono rischi particolari.
«Stimiamo nel quarto trimestre una crescita organica a +3,3% anno su anno, oltre la previsione del consenso a +2%, ma in rallentamento da +4,4% del terzo trimestre per il confronto più difficile, soprattutto in Europa», spiega Equita.
Rispetto al trimestre precedente l’ultimo trimestre dello scorso anno ha risentito ancora della disputa commerciale in Germania (Equita stima 2-3 milioni di impatto) e in più dell’uragano in Jamaica a fine ottobre, se pur con impatti limitati al consumo locale, senza interruzioni della supply chain per l’estero, ma dall’altro lato dovrebbe aver beneficiato di un confronto più facile in Usa dove pensa si sia normalizzato il destocking post dazi che aveva penalizzato soprattutto Aperol nel terzo trimestre.
Anche a livello di ebit organico per il 2025 il consenso è allineato alla guidance che vede un margine stabile dopo l’impatto delle tariffe con un +5% anno su anno nel quarto trimestre da +19% del terzo. Equita ha, però, ridotto la sua stima (margine 2025 da +30 a +16 punti base), con un quarto trimestre a +10% dal precedente +14% in quanto pensa che gli investimenti di marketing siano rimasti elevati anche nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Inoltre, le stime della sim scontano un impatto negativo dalle tariffe più visibile rispetto al terzo trimestre (in linea con la guidance della società), ma anche un mix più di supporto.
Guardando al 2026, tuttavia, Equita vede un contesto di domanda ancora difficile, con dati di sell-out nell’off-trade in peggioramento negli Stati Uniti nell’ultimo trimestre (-5/-7% anno su anno a valore nel quarto trimestre da -3/-5% nel terzo) e stabilmente in calo del 3/4% in Europa, e con il portafoglio Campari che sovraperforma leggermente in entrambi i casi rispetto al mercato ma rimane in territorio negativo.
«Pensiamo che la società ribadirà un outlook per il 2026 di leggero miglioramento della crescita organica, ma non ancora ai livelli high single digit previsti nella guidance di medio-termine», avverte Equita, aggiungendo: «Percepiamo un maggior impegno per l’aumento degli investimenti di marketing. Eventuale upside, al margine, pensiamo possa, invece, emergere sul gross margin da leve non ancora quantificate dalla società come mix e logistica».
Sulla base di questi elementi Equita ha limato l’utile atteso per il 2025 (-1%) per i maggiori costi di A&P nel quarto trimestre e l’utile 2026E (-6%) per la minor crescita organica (+4% contro la stima precedente di un +5%, consenso +3,5%) e sempre i maggiori costi per pubblicità e promozioni (A&P) con un ebit organico +5% (+7,6% prima; consenso +6%), oltre a un leggero impatto negativo dalla cessione degli amari. «Siamo in linea con il consenso sull’utile 2025, -2/-4% su ebit e utile netto 2026», precisa Equita che di riflesso ha tagliato il target price da 8 a 7,5 euro (-0,96% a 5,78 euro in borsa il 19 gennaio). Prezzo obiettivo che viceversa Deutsche Bank ha alzato da 6,2 a 6,3 euro, ribadendo, però, rating hold.
Comunque, non è solo il livello delle scorte elevato per i produttori di spirits nel contesto di una domanda globale di alcol più debole, soprattutto negli Stati Uniti, a preoccupare il mercato. Il Financial Times ha sottolineato l’elevata leva finanziaria del settore, con molte aziende che presentano un rapporto debito netto/ebitda superiore a 3x. Tra le aziende sotto la copertura di Mediobanca Research, Campari (outperform e target price a 7 euro) dovrebbe chiudere il 2025 con un rapporto debito netto/ebitda leggermente sotto 3x (2,9x), mentre la rivale Pernod Ricard (rating neutral) è vista raggiungere un debito netto/ebitda di 3,4x entro fine anno, di riflesso a un ulteriore aumento delle scorte.
Con un p/e 2026 di 18,7x contro una media storica di 29x e vicino ai minimi degli ultimi 10 anni, il titolo Campari rimane in ogni caso interessante per Equita in quanto continua a sovraperformare i competitor Pernod e Diageo, sta proseguendo nel percorso di deleverage e razionalizzazione del portafoglio (recenti cessioni di Cinzano e Averna/Zedda Piras), sta confermando il taglio dei costi SG&A (Selling, General & Administrative expenses, cioè spese di vendita, generali e amministrative). Da qui la conferma del rating buy. (riproduzione riservata)