Inizio d’anno debole per Campari, che però conferma la guidance per l’intero anno che prevede una crescita dei ricavi del 3%. Il colosso dell’Aperol controllato dalla Lagfin della famiglia Garavoglia archivia il primo trimestre del 2026 con 643 milioni di euro di ricavi, in calo del -3,4% complessivamente.
A pesare sono stati soprattutto l’effetto cambi negativo (-4,1%), legato in particolare al dollaro statunitense e giamaicano, e l’effetto perimetro (-2,2%) dovuto alla cessione di Cinzano. Su base organica, invece, i ricavi sono cresciuti del 2,9%. I numeri però sono al di sotto del consensus visto che gli analisti si attendevano un fatturato di 651 milioni di euro.
Il gruppo guidato dal ceo Simon Hunt ha confermato la guidance per il 2026, prevedendo una sovraperformance rispetto al mercato globale degli spirits. Atteso inoltre un lieve miglioramento del margine ebit rettificato, con una maggiore accelerazione nella seconda metà dell’anno, nonostante l’impatto dei dazi statunitensi stimato in circa 30 milioni di euro su base annua.
Sul fronte della redditività, Campari punta sui benefici derivanti dal calo del costo del venduto e sul programma di contenimento dei costi, che dovrebbe generare un miglioramento di circa 70 punti base sul margine nel 2026 e fino a 200 punti base entro il 2027. Resta invece negativo l’effetto perimetro, stimato in circa 70 milioni di euro sulle vendite nette e 30 milioni sull’ebit rettificato, per effetto delle dismissioni di brand considerati non strategici.
«Abbiamo iniziato il 2026 con una performance solida nel trimestre più contenuto dell’anno», ha commentato Hunt, sottolineando come la strategia di focalizzazione su meno iniziative ma a maggiore impatto stia producendo risultati in termini di crescita e quote di mercato. Il manager ha evidenziato anche il buon andamento degli investimenti in innovazione e dei marchi prioritari, in vista del picco stagionale della domanda.
A livello geografico, l’Europa, che rappresenta il 43% del fatturato, ha segnato una crescita dell’1,9%, sostenuta soprattutto dal Regno Unito e dai mercati core di Italia e Germania. In Nord America (+2,2%), bene gli Stati Uniti grazie alla forte crescita di Aperol ed Espolon. In accelerazione i mercati emergenti (+12,7%), trainati da Brasile e Argentina. In lieve flessione invece Asia Pacifico e Global Travel Retail (-1,6%), penalizzati dalla debolezza del canale duty free sullo sfondo delle tensioni geopolitiche.
Nel corso della conference call, Hunt ha spiegato che il gruppo ha anche effettuato una riduzione mirata delle scorte negli Stati Uniti sui marchi non prioritari, con un impatto di circa 10 milioni di euro che “non sarà recuperato”. Possibili ulteriori interventi potrebbero essere valutati nel secondo trimestre, in funzione dell’andamento di Aperol.
Il manager ha infine ribadito che la conferma dei target annuali riflette un equilibrio tra rischi e opportunità in un contesto ancora incerto. Tra i fattori positivi, Hunt ha citato la buona risposta iniziale ai prodotti Ready to Go e Ready to Serve Campari Spritz, oltre all’espansione in nuovi mercati. Più complesso, invece, il quadro sul fronte logistico e dei costi industriali, ancora esposti agli effetti dell’inflazione globale. (riproduzione riservata)