L’accordo con il Fisco non chiude il fronte penale della vicenda Lagfin, la holding della famiglia Garavoglia a monte di Campari. La Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio di Luca Garavoglia, presidente del colosso italiano degli alcolici, e di Giovanni Berto, legale rappresentante della cassaforte lussemburghese che controlla il gruppo, nell’inchiesta su una presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro. Spetterà al giudice dell’udienza preliminare decidere se disporre il processo.
Al centro dell’indagine è la fusione del 2018 tra l’italiana Alicros e la controllante Lagfin. Secondo l’accusa, l’operazione avrebbe sottratto all’exit tax plusvalenze per 5,3 miliardi, contestate per il periodo 2018-2020. L’ipotesi di reato, riferisce Reuters, è quella di dichiarazione fraudolenta.
Lo scorso dicembre Lagfin aveva definito il contenzioso tributario con l’Agenzia delle Entrate attraverso un accordo da 405 milioni, da versare nell’arco di quattro anni. La holding aveva ribadito di ritenere inapplicabile l’exit tax, motivando la transazione con l’esigenza di evitare un lungo contenzioso e possibili riflessi sul titolo Campari. La definizione fiscale segue tuttavia un percorso distinto dal procedimento penale.
Nella replica alla richiesta dei magistrati, Lagfin rivendica la propria «totale estraneità» al procedimento, precisando che la posizione della società, per i medesimi fatti, è stata archiviata per intervenuta prescrizione con decreto del 9 luglio 2026. La holding esclude quindi qualsiasi conseguenza patrimoniale a proprio carico.
Garavoglia, aggiunge la nota, è certo di avere agito nel rispetto delle norme e si difenderà in ogni grado di giudizio. Il legale Giuseppe Iannaccone, che assiste i due indagati con Nerio Diodà, ha dichiarato a Reuters che il processo dimostrerà l’innocenza dei suoi assistiti. (riproduzione riservata)