Campari scivola in fondo al listino di Piazza Affari dopo una trimestrale giudicata debole dal mercato. Il titolo della società, tra i leader mondiali nella produzione di bevande alcoliche, a metà mattinata del 7 maggio, cede l’11,4% a 5,828 euro per azione, segnando la peggior performance del Ftse Mib, che invece avanza dello 0,2%.
A pesare sono stati i dati del primo trimestre diffusi a mercati chiusi. Le vendite si sono attestate a 643 milioni di euro, in calo del 3,4% su base reported, mentre la crescita organica si è fermata al +2,9%. Numeri leggermente inferiori alle attese degli analisti, che stimavano ricavi per 651 milioni.
Il gruppo ha spiegato che l’effetto perimetro, pari al -2,2%, è stato influenzato soprattutto dalla cessione di Cinzano, mentre l’effetto cambio negativo del -4,1% è legato principalmente alla debolezza del dollaro statunitense e del dollaro giamaicano.
Secondo gli analisti di Intermonte, il divario rispetto alle stime è dovuto soprattutto a una riduzione mirata delle scorte negli Stati Uniti sui marchi considerati non prioritari, con un impatto di circa 10 milioni di euro, oltre ad alcuni effetti temporali registrati in Europa.
Gli esperti sottolineano comunque che, al netto di questi fattori, la crescita del gruppo resta in linea con le aspettative e continua a mostrare una capacità di sovraperformare il settore aumentando le quote di mercato.
Dal punto di vista geografico, l’Europa ha registrato una crescita dell’1,9%, il Nord America del 2,2% nonostante il calo delle scorte, mentre i mercati emergenti hanno segnato un balzo del 12,7%. In flessione invece l’area Asia-Pacifico, scesa dell’1,6% per le difficoltà nel canale Global Travel Retail.
A incidere sul sentiment del mercato anche le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno provocato un calo del 13,5% nel segmento legato ai viaggi. Il ceo Simon Hunt ha spiegato che al momento le principali pressioni sui costi riguardano carburanti e logistica, mentre i contratti sul vetro restano protetti da accordi di lungo periodo.
Nonostante il trimestre debole, Campari ha confermato la guidance per il 2026, prevedendo una crescita organica intorno al 3% e un miglioramento nella seconda metà dell’anno.
Intermonte, pur mantenendo sul titolo il rating «outperform» e un target price di 8 euro, ha però rivisto al ribasso le stime sulla redditività, adottando una visione più prudente sull’evoluzione dei margini nel primo semestre del prossimo anno. (riproduzione riservata)