Caldo record, l’Italia rischia di perdere 147 miliardi di pil. Perché l’estate danneggia anche i conti pubblici
Caldo record, l’Italia rischia di perdere 147 miliardi di pil. Perché l’estate danneggia anche i conti pubblici
Il rapporto Copernicus certifica le temperature record di giugno e luglio. Un’analisi di Allianz quantifica l’impatto sulla crescita per l’Europa: a rischio 638 miliardi di dollari di pil

di Anna Di Rocco 10/08/2026 12:28

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L’Europa sta scoprendo che il caldo non è soltanto un problema ambientale. È anche un problema di crescita. Mentre Bruxelles riscrive il Green Deal cercando di mettere competitività e industria al centro della politica climatica, le temperature record dell’estate stanno mostrando il costo economico di un continente che si riscalda più rapidamente di quanto riesca ad adattarsi. 

Il nuovo rapporto di Copernicus fotografa una situazione complessa: l’Europa occidentale ha vissuto il periodo giugno-luglio più caldo mai osservato. A luglio la temperatura media dell’aria superficiale ha raggiunto 16,9 gradi: 0,67 gradi sopra la media del periodo 1991-2020 e 1,47 gradi oltre il livello stimato per l’epoca preindustriale. Un soffio dalla soglia di 1,5 gradi indicata dall’Accordo di Parigi. 

Il conto sociale ed economico

Il problema è che il caldo non è da intendersi solo come temperatura. La siccità, conseguenza del rialzo dei termometri, ha favorito un’attività eccezionale degli incendi per superficie bruciata ed emissioni, mentre i fiumi sono scesi a livelli molto inferiori alla media. Senna, Reno e Danubio sono tra i corsi d’acqua più colpiti. E quando l’acqua viene meno, l’economia comincia a rallentare: si riducono i trasporti, si interrompono le catene di approvvigionamento, l’industria perde capacità produttiva e anche la generazione elettrica può entrare sotto pressione. 

Il rischio ha provato a quantificarlo Allianz, nel rapporto «Too hot to grow» pubblicato a fine maggio. In uno scenario di stress nel quale tra il 2026 e il 2030 si ripetessero, in sequenza, i cinque anni più caldi osservati in ciascun Paese le perdite cumulative di pil potrebbero arrivare al 5-7% nelle economie più esposte. Per Francia, Italia, Germania e Spagna - le quattro principali direttrici dell’Europa continentale - il conto raggiungerebbe complessivamente 638 miliardi di dollari: 240 miliardi per la Francia, 147 per l’Italia, 131 per la Germania e 120 per la Spagna.

Il conto potenziale per l’Italia è di 147 miliardi di dollari di pil perso in cinque anni: non si tratta di una previsione puntuale, ma di uno scenario costruito per misurare quanto possa diventare costoso un aumento della frequenza degli episodi estremi. Allianz stima che oltre i 30 gradi la produttività comincia a deteriorarsi rapidamente: tra 30 e 35 gradi, ogni grado aggiuntivo comporta una perdita di circa 1,3 dollari di output per ora lavorata, circa il 3% della produzione oraria media del campione analizzato. A questo si aggiunge l’aumento dei consumi energetici: circa l’1,2% in più per ogni grado, proprio mentre la produttività scende.  

Siccità e incendi: gli effetti sull’agricoltura e sui conti pubblici

Il basso livello dei fiume può costringere le imbarcazioni commerciali a ridurre drasticamente i carichi, rendendo più costoso il trasporto di materie prime e prodotti industriali. E può colpire direttamente anche l’energia: la scarsità di acqua riduce la capacità di raffreddamento delle centrali nucleari e può imporre riduzioni della produzione. Poi ci sono agricoltura e incendi. Secondo Politico, la sola ondata di caldo di giugno avrebbe cancellato 9 milioni di tonnellate di raccolti cerealicoli in Europa, con una perdita di circa 2 miliardi di euro per gli agricoltori. 

Ma il caldo pesa anche su conti pubblici. La riduzione dell’attività economica comprime il gettito fiscale, mentre aumentano spese sanitarie, trasferimenti indicizzati e interventi d’emergenza. Allianz stima perdite annuali di entrate pari all’1,3% del pil per Italia e Spagna, all’1,8% per la Francia e allo 0,7% per la Germania. Il saldo di bilancio potrebbe deteriorarsi in media di circa mezzo punto di pil all’anno.

Per Roma e Madrid, il rischio è arrivare a superare nuovamente il limite europeo del 3% di deficit se alle pressioni fiscali ordinarie si aggiungono quelle provocate dal caldo. Il danno più profondo arriva quando il clima riduce gli investimenti. Allianz stima che, nello scenario più severo, la contrazione degli investimenti fissi possa arrivare in media all’8% nei Paesi colpiti. Se il rendimento atteso del capitale scende, le imprese investono meno, e se si investe meno si riduce anche la capacità produttiva futura. (riproduzione riservata)