Il calcio professionistico europeo si prepara a entrare in una nuova era. Dal 2027 anche le società sportive saranno soggette alla normativa antiriciclaggio (il pacchetto Ue noto come Aml Package), entrando formalmente nel perimetro dei settori vigilati. Una riforma che non riguarda soltanto gli adempimenti, ma che rischia di modificare in profondità assetti proprietari, modelli di governance e rapporti con la finanza.
«Il legislatore ha fatto una scelta molto chiara: quando c’è trasferimento di valore, scattano i presidi di controllo», spiega a Milano Finanza, Andrea Conso, avvocato specializzato in diritto dei mercati finanziari e founder partner dello studio legale Annunziata&Conso. «Il calcio oggi è un’industria che muove capitali rilevanti, spesso con dinamiche complesse e poco trasparenti. Era inevitabile che finisse sotto la stessa lente applicata ai mercati finanziari».
Negli ultimi dieci anni il settore ha accelerato la propria trasformazione industriale: fondi di investimento nel capitale dei club, acquisizioni transfrontaliere, sponsorizzazioni globali, emissioni obbligazionarie, fan token, piattaforme digitali e operatori cripto. Un’espansione rapida, favorita anche dalla crescente difficoltà di sostenere i costi strutturali del sistema, ma non accompagnata da un adeguato rafforzamento dei presidi di controllo. «Il punto critico è che questa finanziarizzazione è avvenuta senza un’evoluzione parallela della governance», osserva Conso. «Fino a oggi la verifica dei flussi finanziari è stata demandata quasi esclusivamente al sistema bancario. Con la nuova normativa, invece, la responsabilità antiriciclaggio entra direttamente dentro i club».
Il cambio di paradigma è netto. «Non basterà più ricevere un bonifico e confidare nei controlli dell’intermediario», sottolinea l’avvocato. «Le società dovranno identificare il titolare effettivo di sponsor e investitori, valutare la provenienza dei fondi, analizzare il rischio delle operazioni e, se necessario, segnalare anomalie. È un salto culturale enorme per il mondo del calcio».
Un salto che impatta un’industria storicamente padronale, soprattutto in Italia. Assetti proprietari concentrati, governance semplificate, scarsa separazione dei poteri, controlli interni deboli e una compliance spesso ridotta al minimo indispensabile. «In molti casi il sistema dei presidi interni è sostanzialmente inesistente, anche perché non richiesto da una norma. Questo rende l’impatto della riforma potenzialmente dirompente, soprattutto per i club di medie e piccole dimensioni», spiega ancora Conso.
Il precedente più significativo arriva dal Regno Unito. Dopo un white paper governativo sull’impatto economico e sociale del calcio, Londra sta introducendo una disciplina che impone controlli stringenti su bilanci, sostenibilità finanziaria e governance dei club. «Il messaggio britannico è stato chiarissimo», ricorda Conso. «Se una società calcistica fallisce, non è solo un problema sportivo: saltano posti di lavoro, indotto, identità territoriali. Per questo lo Stato rivendica il diritto di intervenire».
Le proteste sulla presunta violazione dell’autonomia sportiva non hanno rallentato il processo. «L’autonomia tecnica non è in discussione», precisa Conso, «ma sui flussi finanziari la vigilanza è considerata legittima, oltre che necessaria. È lo stesso principio che vale per qualsiasi altra industria con rilevanza economica e sociale».
L’Unione Europea sembra destinata a muoversi nella stessa direzione, con un approccio sempre più integrato tra regolazione finanziaria e settori ad alto impatto economico. Nel breve periodo, l’antiriciclaggio rappresenterà un costo: strutture dedicate, procedure interne, sistemi di monitoraggio, formazione e consulenze specialistiche. Ma nel medio-lungo termine potrebbe trasformarsi in un fattore competitivo.
«La compliance non è solo un obbligo», conclude Conso. «Può diventare un asset di investimento. Un club più trasparente, con una governance solida e flussi tracciabili, è più leggibile e più appetibile per fondi, banche e investitori istituzionali».
La nuova Aml, quindi, combacia con la fine di un’era e l’inizio di un’altra, dove il calcio, cresciuto come industria globale, si troverà costretto a rafforzare il fragile piano di alcune sue regole. Per alcuni club sarà un salto quantico (in cui dovranno cercare di non cadere), per altri un’occasione di maturazione industriale. (riproduzione riservata)