Caccia ai bond antipanico: le scelte dei gestori se torna l’inflazione e si rialzano i tassi
Caccia ai bond antipanico: le scelte dei gestori se torna l’inflazione e si rialzano i tassi
Contro il caos della guerra e il rischio di una nuova fiammata dei prezzi al consumo i money manager cercano alternative. E le trovano soprattutto fuori da Europa e Usa

di di Marco Capponi 20/03/2026 20:00

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Euro/Dollaro
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Dopo tre anni di fermento successivi alla grande caduta del 2022 (anno in cui i bond governativi in euro hanno perso quasi il 19%) il mercato obbligazionario globale sembrava essere tornato al suo vecchio ruolo: rendimenti bassi e stabilità contro la volatilità dell’azionario in una strategia di portafoglio multi-asset. Ma la nuova guerra in Medio Oriente ha sparigliato di nuovo le carte in tavola. Tanto che dall’inizio del conflitto lo spread Btp-Bund si è allargato, al picco, di quasi 20 punti base.

Inflazione o stagflazione?

Il mercato teme che l’aumento dei prezzi del petrolio possa portare a una nuova fiammata inflazionistica e, in ultima istanza, a nuove politiche restrittive da parte delle banche centrali. «Anche i titoli di Stato hanno sofferto nel loro ruolo di beni rifugio, poiché la guerra spinge lo shock in direzione di inflazione e deficit di bilancio più ampi piuttosto che verso una crescita più lenta», argomenta Nachu Chockalingam, senior portfolio manager fixed income di Federated Hermes, che a livello operativo individua, in caso di uno scenario di stagflazione (alta inflazione e crescita nulla o negativa), opportunità soprattutto «nei settori dell'energia, delle utility e della sanità, mentre quelli finanziario, tecnologico e delle tlc e dei beni di consumo tendono a soffrire di più».

L’analisi dei fondi obbligazionari globali

Per chi volesse esporsi all’universo obbligazionario globale, magari in cerca di una copertura contro l’inflazione con i bond indicizzati, oppure di fonti di reddito con il debito emergente, la tabella Fida in basso riunisce dieci tra fondi ed Etf, ordinati per rendimento da inizio 2026. La performance media dei comparti è del 2,8%, che passa al 3,2% a un anno e sfiora il 15% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi dello 0,87% annuo.

«I globali specializzati in mercati emergenti in valute locali segnano un +2% da inizio anno con una volatilità contenuta sotto il 3%, uno dei migliori profili rischio-rendimento dell'intera classe di categorie», evidenzia Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, che riserva un’analisi specifica anche ai comparti inflation-linked. «Il quadro è ambiguo», segnala l’esperta. «Il +2% nel 2026 sembra positivo in superficie, ma i rendimenti a tre e cinque anni restano deludenti e il drawdown massimo (differenza tra un punto di massimo e uno di minimo, ndr) a cinque anni sfiora il -16%». Chi li detiene in ottica di protezione strutturale, conclude Zerbinati, «deve chiedersi se il ciclo inflattivo giustifichi ancora un'esposizione piena».

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La prima scelta: bond legati all’inflazione

Punta proprio sui bond legati all’inflazione Dpam, con il comparto Bonds Global Inflation Linked (+3,1% da gennaio, costi dello 0,2%). «In un contesto di incertezza, volatilità energetica e deglobalizzazione, riteniamo che i rischi inflazionistici siano ancora sottovalutati», segnala André Figueira de Sousa, fixed income fund manager.

«In questo scenario le obbligazioni inflation-linked, soprattutto sulle scadenze intermedie, rappresentano una soluzione efficace». In particolare, il money manager privilegia oggi preferiamo «il tratto tra sette e dieci anni, che offre un buon equilibrio tra rischio e rendimento, con preferenza per i Paesi core».

L’alternativa: accorciare la duration

Invece AcomeA, con il fondo Performance, da inizio anno guadagna il 2,9%. I costi sono dello 0,9% annuo. «Oggi il quadro di mercato sta cambiando e si sono create alcune opportunità», riassume il portfolio manager, Daniele Bivona. «Stiamo effettuando diverse rotazioni riducendo i governativi ultra-lunghi per aumentare posizioni sul credito globale investment grade (società ad alto merito creditizio, ndr), sia emergente sia corporate, in area 15-20 anni».

In questo modo, spiega, «accorciamo la duration di portafoglio ottenendo circa 150-200 punti base di rendimento aggiuntivo». Ad esempio, tra le ultime mosse di Bivona c’è stata quella di «acquistare corporate molto solidi come Amazon in euro, il più grande deal obbligazionario mai realizzato in valuta europea, oltre a utility investment grade e emergenti sovrani, sempre investment grade, come Romania e Indonesia».

Giro del mondo con le obbligazioni

Amundi è presente in graduatoria Fida con un Etf, Global Government Ilb 1-10Y (+2,6% da gennaio e costi dello 0,12%), e due fondi: Em Corporate High Yield Bond (+2,6%, commissioni dell’1,3%), e Emerging Markets Bond (+2,5%, costi dell’1,2%). «È in corso una diversificazione dagli attivi statunitensi e il debito emergente rappresenta un’alternativa interessante grazie al premio di rendimento», sottolinea Sergei Strigo, head of emerging markets fixed income, che aggiunge: «Gli emittenti high yield (bond ad alta resa e minore qualità creditizia, ndr) rispetto agli investment grade».

A livello di area geografica, il money manager sta optando per «l’America Latina, l’Europa emergente e l’Africa e Paesi come Argentina, Romania, Nigeria e Costa d'Avorio». Inoltre, il «significativo riprezzamento delle obbligazioni in valuta locale in Europa orientale e in Sudafrica ha creato opportunità». Per finire, Strigo è «selettivamente sovrappesato sul debito in valuta locale dei mercati emergenti, in particolare in tutti quei Paesi che offrono elevati rendimenti nominali e reali e dove l'inflazione è ben ancorata».

Le differenze con il 2022

Tornando a un approccio di copertura dall’inflazione, anche Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) lo mette in atto con il fondo Ef Global Bond Inflation Linked: da inizio anno il comparto guadagna il 2,5%, con commissioni annue dell’1,1%. Maria Luisa Mattarelli, head of developed & emerging govies and Fx, individua una differenza importante tra la crisi del petrolio di oggi e quella del gas del 2022: «Oggi le catene di approvvigionamento sono più normalizzate, l’Europa ha diversificato le fonti energetiche e i rendimenti partono da livelli molto più elevati, con tassi reali positivi».

Tuttavia, prosegue, «se l’instabilità dovesse protrarsi più a lungo le pressioni inflazionistiche potrebbero estendersi anche alle scadenze intermedie, rendendo interessante mantenere una diversificazione in strumenti indicizzati all’inflazione». (riproduzione riservata)