Nessuna trattativa in corso tra Byd e Stellantis per Maserati. Chiude definitivamente la porta Stella Li, vicepresidente del gruppo cinese, che in un’intervista al quotidiano francese Les Echos ha escluso qualsiasi negoziato sul marchio del Tridente, alle prese da tempo con una situazione particolarmente difficile sul piano commerciale e finanziario. «Maserati è davvero un marchio splendido. Ma ci allontanerebbe troppo dal nostro percorso. Abbiamo ottimi rapporti con i vertici di Stellantis, ma non stiamo discutendo di questo argomento», ha dichiarato la manager del gruppo cinese.
Le parole arrivano dopo che il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, il 17 giugno scorso aveva ribadito davanti alle Commissioni Attività produttive di Camera e Senato che Maserati «non è in vendita», annunciando al tempo stesso che il piano di rilancio del marchio sarà presentato entro la fine del 2026.
Sempre il quotidiano francese Les Echos rivela però anche che il gruppo di Shenzhen avrebbe tentato in due occasioni di entrare nel capitale di Renault, senza mai riuscire a convincere il management della casa francese. Il primo approccio risalirebbe al 2024, quando alla guida della casa francese c'era ancora Luca de Meo.
In quel periodo Renault aveva già avviato una stretta collaborazione con il gruppo cinese Geely, attraverso progetti industriali comuni in Corea del Sud e Brasile, ma aveva fissato una linea precisa: nessuna alleanza di questo tipo nel mercato europeo. Dopo alcuni incontri, Byd avrebbe quindi proposto di diventare azionista del gruppo francese. Renault avrebbe valutato l'ipotesi ma deciso infine di interrompere le discussioni.
Un secondo tentativo sarebbe arrivato nell’autunno del 2025. Dopo aver incontrato il presidente francese Emmanuel Macron durante il summit Choose France, Stella Li avrebbe chiesto di poter vedere i vertici Renault. Secondo Les Echos, il messaggio sarebbe stato trasmesso dall’Eliseo e la manager sarebbe stata ricevuta da Jean-Dominique Senard, presidente del consiglio di amministrazione della casa automobilistica. Anche in quell’occasione Byd avrebbe proposto di entrare nel capitale di Renault.
Secondo fonti citate dal quotidiano francese, il gruppo cinese non puntava a una semplice partnership industriale. «C'era la volontà di prendere il controllo», riferisce una fonte vicina al dossier citata da Les Echos. Uno scenario ritenuto impraticabile sia dal management sia dallo Stato francese, che con il 15% del capitale e circa il 30% dei diritti di voto mantiene un ruolo determinante nella governance di Renault.
L’operazione avrebbe consentito a Renault di accedere alle tecnologie di Byd nei veicoli elettrici, negli ibridi plug-in e nella produzione di batterie, mentre il costruttore cinese avrebbe ottenuto un accesso privilegiato agli stabilimenti europei del gruppo francese. Contattate, né Renault né Byd hanno voluto commentare la ricostruzione.
Nel corso dell’intervista Stella Li ha anche delineato la strategia di lungo periodo di Byd nel Vecchio Continente, dove il costruttore sta accelerando gli investimenti industriali per ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Cina e aggirare l'impatto dei dazi europei. «Il nostro obiettivo è posizionarci come un costruttore locale. Forse tra dieci anni le persone avranno l’impressione che Byd sia un marchio europeo. È questa la percezione a cui miriamo», ha detto.
La top manager ha, però, ammesso che il percorso procede più lentamente del previsto. Lo stabilimento ungherese, entrato in funzione a gennaio, sta infatti incontrando difficoltà nella fase di ramp-up produttivo. «In Cina o in Brasile servono due o tre mesi per raggiungere il ritmo produttivo previsto. In Europa ci vuole molto più tempo. Non mi piace e voglio risolvere questo problema», ha affermato, sottolineando come le incertezze normative e commerciali abbiano rallentato l’espansione del gruppo.
Tra i progetti allo studio c’è anche la realizzazione di una fabbrica di batterie in Europa. Li ha confermato che Byd dispone già di un piano industriale, ma che la decisione definitiva dipenderà dal contesto politico ed economico. «Si tratta di un investimento enorme e dobbiamo essere certi che il clima sia favorevole agli affari. Se un Paese sarà aperto agli investimenti cinesi, senza conflitti e senza che la Cina venga presa di mira, allora investiremo senza esitazione».
Lo stabilimento ungherese produrrà non solo modelli elettrici, ma anche vetture ibride plug-in, segmento sul quale Byd continua a puntare con forza in Europa.
Li ha, infine, confermato che Byd sta valutando un possibile ingresso in Formula 1, senza però aver ancora preso una decisione definitiva: «La Formula 1 è uno degli strumenti migliori per costruire un marchio e creare un legame emotivo con il pubblico. Stiamo studiando la questione, ma non è stata ancora presa alcuna decisione». (riproduzione riservata)