Quella che all’inizio era nata come una semplice suggestione sta prendendo sempre più piede nei desk operativi degli addetti ai lavori, e verosimilmente è già finita sui tavoli di lavoro del Mef che domani, venerdì 5 marzo, comunicherà al mercato i tassi cedolari definitivi del nuovo Btp Valore in fase di collocamento, che ha già superato quota 15 miliardi di euro di ordini.
La possibilità che il Tesoro possa alzare le cedole del titolo di Stato retail (tutte o solo alcune) in risposta al nuovo ambiente di mercato che si è venuto a creare negli ultimi giorni è, numeri alla mano, molto più di una remota possibilità.
«Il Tesoro si è riservato la possibilità di adeguare i livelli di rendimento. Alle condizioni di mercato attuali è possibile che ciò avvenga», conferma a milanofinanza.it Ciro Pietroluongo, direttore generale di Mts, la piattaforma di Borsa Italiana per la trattazione dei titoli di Stato.
Alla vigilia del collocamento via XX Settembre ha fissato cedole crescenti al 2,5% per i primi due anni, 2,8% per il biennio successivo e 3,5% per il quinto e sesto anno. Cedole che, comunque vada, non potranno essere riviste al ribasso.
Possibile invece che vengano ritoccate al rialzo. Allo stato attuale, sul mercato secondario un Btp a tasso fisso in scadenza nel marzo 2032 ha rendimento effettivo lordo del 2,88%, secondo quando calcolato da Skipper Informatica, salito di 12 punti base da quando il Btp Valore è entrato in collocamento e quindi riducendo l’appeal del nuovo prodotto.
Ancora più emblematico è il confronto con il Btp Valore precedente, in scadenza nell’ottobre del 2032: seppur privo di premio fedeltà, offre attualmente un rendimento lordo annuo del 3,15% (salito rispetto al 3,09% che dava alla vigilia del nuovo collocamento).
Il nuovo Btp Valore, va ricordato, offre un rendimento effettivo lordo del 3,07%. Tra i due titoli ci sono quindi 8 punti base di scarto a vantaggio di quello vecchio: ad oggi converrebbe comprare quest’ultimo e non quello ora in vendita per avere più rendimento.
Il Mef potrebbe quindi essere spinto a ritoccare al rialzo le cedole: non solo come gesto di ringraziamento per gli oltre 450 mila italiani che hanno dato fiducia al nuovo Btp (che peraltro, rispetto alle emissioni del passato, aveva fin dall’inizio una valida concorrenza sul secondario), ma anche per non azzoppare fin da subito il prezzo del nuovo bond, che dalla prossima settimana verrà trattato insieme a tutti gli altri titoli di Stato sul mercato secondario.
Per allinearsi ai rendimenti del precedente, l’attuale Btp Valore dovrebbe immediatamente deprezzarsi (per i bond al diminuire del prezzo il rendimento sale, a differenza delle azioni), e questo potrebbe non piacere a chi si ritrovasse subito con un titolo di Stato che tratta sotto la pari. E magari fosse costretto, per qualsiasi ragione, a venderlo con una minusvalenza.
Non si tratterebbe peraltro neppure di una prima volta per il Mef: lo scorso febbraio, ad esempio, in occasione del collocamento del Btp Più, il Tesoro aveva alzato i tassi dal 2,8% al 2,85% per i primi quattro anni e dal 3,6% al 3,7% per il quadriennio successivo. (riproduzione riservata)