Dove reinvestire le cedole del Btp Valore? Se gli stacchi trimestrali non servono per esigenze concrete, l’investitore potrebbe scegliere di utilizzare il flusso cedolare per acquistare nuovi Btp, magari beneficiando di condizioni di mercato migliori (se nel frattempo, ad esempio, la Bce dovesse alzare di nuovo i tassi di interesse).
E se invece questo flusso periodico e costante andasse ad alimentare il portafoglio azionario e a supportare l’economia reale?
Una provocazione che nel Paese del mattone e dei conti correnti può però trovare terreno fertile. Un vero e proprio circuito virtuoso dell’azionario, che si alimenta senza rinunciare alla liquidità, ma mettendo in circolo i frutti di un altro investimento.
Ma cosa sarebbe successo applicando una strategia del genere in passato? I risultati sono chiaramente indicativi e non predittivi di quelli futuri, ma possono offrire degli spunti interessanti. Si consideri un Btp Valore con le condizioni di quello appena collocato. A fronte di un investimento di 100 mila euro, in media ogni stacco cedolare produrrà un flusso di cassa di 900 euro.
Con lo strumento Curvo e dati JustEtf si può simulare un piano di accumulo trimestrale di cinque anni, dal 2020 al 2025, realizzato in un Etf sul Ftse Mib. In totale l’investitore avrebbe impiegato un capitale di circa 18 mila euro, e si troverebbe al momento del rimborso del Btp con un portafoglio azionario da 31.700 euro (25.900 al netto dell’inflazione). Un tasso di crescita composto annuo del 12,2%.
Chi invece avesse come primario obiettivo di portafoglio la diversificazione potrebbe puntare sulle azioni globali. Lo stesso esperimento condotto sull’Etf Vanguard Ftse All-World (azioni sviluppate ed emergenti globali) avrebbe prodotto un portafoglio da 23.600 euro di valore nominale (19.300 quello reale): un tasso di crescita annuo del 5,66%. (riproduzione riservata)