Btp, domanda forte: il 5 anni è il preferito di Unicredit prima dell’asta del 29 gennaio e del verdetto di S&P sull’Italia
Btp, domanda forte: il 5 anni è il preferito di Unicredit prima dell’asta del 29 gennaio e del verdetto di S&P sull’Italia
Spread schiacciato sul minimo del 2008 in attesa del giudizio di S&P sull’Italia il 30 gennaio (rating BBB+ e outlook stabile). L’appetito per i titoli di Stato italiani non viene meno (piazzati 3 miliardi di Btp a 2 anni). Cosa aspettarsi dalle prossime aste

di Francesca Gerosa 27/01/2026 13:50

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Euro/Dollaro
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Spread
58,77 17.29.57

-0,21

Mentre lo spread Btp/Bund resta schiacciato a 60 punti base, il livello più basso da settembre 2008, in attesa del verdetto di S&P sull’Italia venerdì 30 gennaio (non è prevista alcuna mossa né sul rating BBB+ né sull’outlook stabile), l’appetito per i titoli di Stato italiani non viene meno.

A segno l’asta del Tesoro

Questa mattina il Tesoro ha collocato senza problemi tutti i 3 miliardi di euro di Btp a 2 anni offerti (scadenza 28 febbraio 2028) a un rendimento pari al 2,26%, in aumento di 8 punti base rispetto all’asta precedente. La domanda è stata pari a 4,9 miliardi.

Inoltre, ha piazzato la nona tranche del Btp a 5 anni indicizzato all'inflazione dell'area euro scadenza 15 agosto 2031 per 1 miliardo a fronte di una domanda pari a 1,671 miliardi. 0,94% (-13 centesimi) il rendimento.

Infine, ha emesso la seconda tranche del Btp a 30 anni indicizzato all'inflazione dell'area euro scadenza 15 maggio 2056 per 1 miliardo. La domanda è stata pari a 1,622 miliardi e il rendimento al 2,38%.

Il 28 gennaio sarà la volta di 7,5 miliardi di Bot semestrali, per concludere giovedì con massimi 8,5 miliardi spalmati sulle riaperture di due Btp a 5 e 10 anni oltre a un Ccteu.

Le prossime aste e le previsioni di Unicredit

Più in dettaglio, giovedì Via XX Settembre venderà 2,5-2,75 miliardi del Btp 2,85% febbraio 2031, 3,5-3,75 miliardi del Btp 3,45% febbraio 2036 e 1,5-2 miliardi del Ccteu aprile 2035. «Questa sarà la prima asta di titoli a medio/lungo termine del 2026 e ci aspettiamo una buona domanda, in linea con il forte interesse osservato nell’emissione sindacata di gennaio», prevede Luca Cazzulani, head of fixed income strategy di Unicredit.

L’asta avrà una scadenza media più lunga, pari a 8,21 anni. Ci saranno 17,5 miliardi di rimborsi dall’Italia e 5,6 miliardi di pagamenti cedolari a supporto dell’asta. Dopo quest’asta, calcola Cazzulani, l’Italia avrà emesso quasi 40 miliardi di debito a medio/lungo termine, circa il 10% del piano annuale.

L'andamento dei Btp nel 2026 e i rischi geopolitici

In generale, i Btp hanno iniziato bene il 2026. I rendimenti dei titoli a 10 anni sono scesi di 10 punti base al 3,45%, con lo spread con il Bund sul livello più basso dal 2008. La curva dei Btp è rimasta sostanzialmente stabile dall’inizio dell’anno, senza segnali di disallineamento nonostante l’aumento dei rischi geopolitici. Al contempo, la volatilità dei tassi è rimasta bassa.

«L’indice Move (misura la volatilità sulle opzioni negoziate sui Treasury Usa, ndr) continua a negoziare su livelli contenuti, suggerendo che gli investitori stanno in gran parte ignorando i rischi geopolitici e non stanno prezzando alcun impatto economico o politico duraturo», continua Cazzulani.

Il ruolo delle politiche monetarie 

Le aspettative di tassi Bce stabili, così come un possibile ulteriore allentamento monetario da parte della Fed, contribuiscono a sostenere il sentiment del mercato. «Questo potrebbe essere interpretato come un atteggiamento di eccessiva compiacenza, ma per ora ha sostenuto la domanda per i carry trade, che restano interessanti in un contesto di volatilità bassa», spiega lo strategist di Unicredit.

Strategie di investimento

Mentre il rendimento dei Btp a 10 anni si trova ora nella parte bassa del suo range del 2025 al 3,48%, grazie a un restringimento significativo dello spread, «con quasi un mese già trascorso nel nuovo anno l’indice Btp 7-10 anni sta effettivamente sovraperformando tutti gli altri mercati sovrani dell’area euro. Le ragioni di questa performance positiva restano invariate rispetto all’anno scorso: fondamentali macroeconomici positivi, liquidità ancora abbondante, aspettativa di tassi Bce stabili, volatilità attesa bassa e domanda degli investitori esteri ancora solida».

Lo spread sul decennale è attualmente inferiore a 10 punti base rispetto al Bund. A questo proposito, lo spread di 75 punti base sul Bund a 30 anni appare interessante. «Il trade 2/30 anni Italia/Germania ha già raggiunto il livello più basso dal 2015, ma resta comunque ben al di sopra della media pre-crisi finanziaria del 2008. Pertanto, per gli investitori che puntano a un ritorno a condizioni di mercato simili a quel periodo, un’estensione della duration fino alla scadenza extra-lunga offre valore», spiega Cazzulani.

In alternativa, «un flattener 2/30 anni (una strategia che beneficia dell’appiattimento della curva tra i tassi a 2 anni e a 30 anni, ndr) sarebbe una buona copertura contro uno scenario di deterioramento degli spread creditizi, ma non è il nostro scenario base. Infine, considerando il forte appiattimento dello spread 5/10 anni e la nostra visione prudente sul rischio duration per i prossimi mesi, riteniamo che il miglior rapporto rischio-rendimento si trovi nell’area 5 anni piuttosto che nei 10 anni», conclude Cazzulani. (riproduzione riservata)