«A metà marzo nell’annunciare la guidance per il 2026 siamo stati un po’ troppo prudenti, anche perché il conflitto in Iran era all’inizio e abbiamo immaginato un anno in linea con il 2025. Ora invece, rianalizzando il quadro abbiamo visto che nonostante il perdurare della guerra, a parità di cambi, Brembo è capace di crescere del 3%. Ci concentreremo sul portare a declinazione tutti gli investimenti che abbiamo fatto negli Stati Uniti, Cina e Polonia e sulla nuova tecnologia dei prodotti che ha incontrato il favore dei clienti. In più ci concentreremo sul continuare a crescere in aree core come Usa, Cina e India che per la motocicletta, nostra linea di business importante, è il mercato di riferimento».
Spiega così a MF-Milano Finanza il presidente esecutivo di Brembo Matteo Tiraboschi le ragioni della revisione della guidance sui ricavi 2026 (precedente: in linea rispetto al 2025; 3,705 miliardi la stima del consenso) da parte del colosso dei sistemi frenanti, revisione che Piazza Affari ha subito accolto con favore. Ieri il titolo è stato premiato con un rialzo di quasi l’11% a 9,86 euro, i massimi da febbraio.
Brembo ha battuto le attese degli analisti chiudendo il primo trimestre con 937,4 milioni di euro di ricavi, in calo del 2,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma in crescita dell’1,9% a parità di cambi. «Paghiamo pegno rispetto al dollaro, al renminbi e alla rupia, divise che hanno perso parecchio rispetto all’euro. Siamo cresciuti dell’1,9% ma abbiamo lasciato giù il 4% sui cambi», ha spiegato Tiraboschi.
La fotografia dei ricavi vede deboli i settori auto (-3,3%), veicoli commerciali (-1,1%) e competizioni (-4%), meglio i motocicli (+6,7%). A livello geografico sono cresciute Francia (+12,8%), Sud America (+8,5%) e India (+7,1%, +25,5% a cambi costanti), non Nord America (-3,2%, ma +6,6% a cambi costanti) e Cina (-14,7%).
«Qui il settore auto è in forte contrazione perché a dicembre 2025 sono finiti i contributi statali per l’acquisto di nuovi veicoli, in particolare elettrici. Il mercato ha anticipato i volumi di vendita nell’ultimo trimestre dello scorso anno andando a cannibalizzare quota parte dei volumi del 2026», ha aggiunto il numero uno di Brembo, secondo cui il mercato del Dragone «sarà negativo per tutto l’anno. Gli analisti prevedono un -10% per la produzione auto del Paese».
Nota positiva sono i margini, con l’ebitda migliorato oltre le attese del consenso (152,7 milioni) a 154,7 milioni (+0,9%), con un margine in crescita al 16,5% (16,4% il consenso) dal 16% del primo trimestre 2025. «I margini sono in crescita per due motivi: un volume mix molto favorevole e il rialzo dei prezzi finali che hanno contribuito al miglioramento della profittabilità», ha spiegato ancora Tiraboschi.
L’utile netto è salito a 56,9 milioni (consensus a 52,4 milioni) dai 51,1 milioni del primo trimestre 2025, mentre l’indebitamento finanziario netto è sceso più del previsto a 692,9 milioni, 26,3 milioni in meno rispetto a fine 2025. Equita si aspettava un indebitamento a 723 milioni e Banca Akros a 700 milioni.
Il futuro si chiama Sensify, il sistema frenante gestito da chip e software che attraverso l’AI riduce i tempi di frenata e che il gruppo ha appena iniziato a produrre su larga scala. «Nei prossimi anni vedremo un volume importante di crescita dei ricavi. Non tanto nel 2026, perché ci sarà una fase di ramp-up, ma dal 2027 in poi grazie alla nuova linea di business registreremo una crescita continua».
Non mancherà la leva del m&a. Con le sospensioni e i freni smart, Tiraboschi sta portando Brembo verso la costruzione di piattaforme complete di gestione del sistema ruota, prodotti più profittevoli. «Guardiamo sempre con grande attenzione alla crescita non organica perché è una linea di crescita futura importante per il gruppo. Non c’è nulla di concreto sul tavolo, ma valutiamo acquisizioni per integrare tecnologia e know-how strategici per Brembo». (riproduzione riservata)