Lula vince a sorpresa e conquista un quarto mandato in Brasile. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio presidenziale di domenica 25 ottobre, superando il senatore, Flávio Bolsonaro, con il 51,79% dei voti contro il 48,21%, per un margine di 4,4 milioni di voti. Bolsonaro ha lasciato intendere che potrebbe chiedere l’annullamento del risultato elettorale.
Gli investitori ritenevano che Bolsonaro fosse più propenso a perseguire un aggiustamento fiscale, ritenuto un passo fondamentale affinché il Brasile potesse ridurre i tassi d’interesse. Mentre Lula ha evitato di assumere impegni in materia di tagli alla spesa pubblica; inoltre, il potenziamento dei programmi di assistenza sociale nelle ultime settimane della campagna elettorale ha rafforzato i dubbi degli investitori sulla sua volontà di contenere i disavanzi pubblici.
Al di là del caotico epilogo della giornata elettorale, «la vittoria di Lula rappresenta di per sé una sorpresa: sebbene gli ultimi sondaggi indicassero un testa a testa estremamente serrato, le piattaforme di previsioni davano il senatore Bolsonaro vincitore quasi certo», commenta Thierry Larose, gestore di portafogli di Vontobel. Allo stesso modo, gli asset brasiliani stavano già scontando uno scenario favorevole ai mercati, scommettendo sull'ipotesi che un'amministrazione Bolsonaro avrebbe agito rapidamente con un profondo aggiustamento fiscale.
Ora il governo Lula non avrà altra scelta se non quella di attuare un certo grado di consolidamento fiscale. Tuttavia «la maggior parte degli investitori dubita che ciò sarà sufficiente a riportare la sostenibilità del debito sui giusti binari», prevede Larose.
La reazione del mercato è stata forte, ma scontata: l’indice Bovespa crolla del 15,7% a 172.776 punti alle 18:00, il rendimento dei titoli di Stato brasiliani decennali sale al 15,4% (+261 punti base), accompagnato da un netto indebolimento del real nei confronti dell’euro che vale 6,088 (+9,15%).
Detto questo, «il sell-off dovrebbe alla fine essere limitato. Sia la banca centrale sul mercato valutario sia il Tesoro sul mercato dei titoli di Stato dispongono di notevoli risorse per impedire che l’aggiustamento assuma caratteri del tutto caotici», avverte Larose.
Un esito, dunque, che riporta l'attenzione sulla credibilità fiscale, sul real brasiliano e sulle relazioni commerciali con Washington. Il Brasile offre un esempio di quanto rapidamente la politica possa ribaltare le aspettative finanziarie, fa presente Gabriel Debach, market analyst di eToro, rammentando che lo scorso 5 ottobre, all'indomani del primo turno che aveva visto Bolsonaro precedere Lula, l'indice Bovespa era balzato del 7,7% in una sola seduta, il maggior rialzo giornaliero dai rimbalzi pandemici del 2020. Tre settimane dopo, la rimonta di Lula ha capovolto la reazione. L'Etf Ewz, principale riferimento per le azioni brasiliane quotate negli Stati Uniti, è arrivato a perdere quasi il 20% nelle contrattazioni fuori orario successive al ballottaggio.
Il problema, per gli investitori, è che le urne hanno scelto diversamente. «Sarà la seduta ordinaria a stabilire quanto di questa reazione si tradurrà effettivamente nei prezzi, ma il movimento mostra quanto rapidamente possano essere smontate aspettative finanziarie costruite su uno scenario politico», conclude Debach.
Insomma «nel breve la reazione dei mercati finanziari può essere negativa sia per la borsa sia per il cambio. Per il settore auto», sostiene Intermonte, «potrebbe, invece, proseguire la fase di maggior pressione competitiva da parte dei produttori cinesi che stanno conquistando sempre più quote di mercato in Brasile».
Banca Akros ritiene che il rialzo del 10% del real brasiliano rispetto all’euro registrato dall’inizio dell’anno possa essere in parte o interamente riassorbito.
E tra le società italiane quotate in borsa, sicuramente Tim (-2,45% a 5,584 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 3 buy, 7 hold e 1 sell e un target price medio a 7,26 euro che implica un +30,8% di potenziale upside) presenta la maggior esposizione al mercato brasiliano, circa il 30% dei ricavi del colosso tlc, secondo Banca Akros. Ancora più significativo il contributo alla redditività: il Paese rappresenta il 46,8% dell'ebitda.
Tra le altre società italiane con un’esposizione significativa (si veda la tabella sotto), stimata superiore alla singola cifra percentuale, ovvero oltre il 5-9% dei ricavi, secondo Banca Akros e Intermonte, figurano:
Tutte queste società, puntualizza Banca Akros, sostengono costi a livello locale. Pertanto, il rischio derivante da un’eventuale svalutazione del real brasiliano rispetto all’euro dovrebbe riguardare principalmente gli effetti di conversione valutaria (translation effect).
Invece tra le società europee più esposte al Brasile e a una svalutazione del real figurano:
(riproduzione riservata)