Le 11 azioni italiane ed europee che rischiano di più dopo la vittoria di Lula in Brasile e il calo del real
Le 11 azioni italiane ed europee che rischiano di più dopo la vittoria di Lula in Brasile e il calo del real
Sell-off sull’indice Bovespa -15,7% e sul real brasiliano dopo che il presidente Lula ha conquistato a sorpresa un quarto mandato in Brasile. 11 le società più esposte al Paese

di Francesca Gerosa 26/10/2026 13:20

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Lula vince a sorpresa e conquista un quarto mandato in Brasile. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio presidenziale di domenica 25 ottobre, superando il senatore, Flávio Bolsonaro, con il 51,79% dei voti contro il 48,21%, per un margine di 4,4 milioni di voti. Bolsonaro ha lasciato intendere che potrebbe chiedere l’annullamento del risultato elettorale.

Gli investitori ritenevano che Bolsonaro fosse più propenso a perseguire un aggiustamento fiscale, ritenuto un passo fondamentale affinché il Brasile potesse ridurre i tassi d’interesse. Mentre Lula ha evitato di assumere impegni in materia di tagli alla spesa pubblica; inoltre, il potenziamento dei programmi di assistenza sociale nelle ultime settimane della campagna elettorale ha rafforzato i dubbi degli investitori sulla sua volontà di contenere i disavanzi pubblici.

Al di là del caotico epilogo della giornata elettorale, «la vittoria di Lula rappresenta di per sé una sorpresa: sebbene gli ultimi sondaggi indicassero un testa a testa estremamente serrato, le piattaforme di previsioni davano il senatore Bolsonaro vincitore quasi certo», commenta Thierry Larose, gestore di portafogli di Vontobel. Allo stesso modo, gli asset brasiliani stavano già scontando uno scenario favorevole ai mercati, scommettendo sull'ipotesi che un'amministrazione Bolsonaro avrebbe agito rapidamente con un profondo aggiustamento fiscale.

Sell-off sul mercato azionario brasiliano e sul real

Ora il governo Lula non avrà altra scelta se non quella di attuare un certo grado di consolidamento fiscale. Tuttavia «la maggior parte degli investitori dubita che ciò sarà sufficiente a riportare la sostenibilità del debito sui giusti binari», prevede Larose.

La reazione del mercato è stata forte, ma scontata: l’indice Bovespa crolla del 15,7% a 172.776 punti alle 18:00, il rendimento dei titoli di Stato brasiliani decennali sale al 15,4% (+261 punti base), accompagnato da un netto indebolimento del real nei confronti dell’euro che vale 6,088 (+9,15%).

Detto questo, «il sell-off dovrebbe alla fine essere limitato. Sia la banca centrale sul mercato valutario sia il Tesoro sul mercato dei titoli di Stato dispongono di notevoli risorse per impedire che l’aggiustamento assuma caratteri del tutto caotici», avverte Larose.

Un esito, dunque, che riporta l'attenzione sulla credibilità fiscale, sul real brasiliano e sulle relazioni commerciali con Washington. Il Brasile offre un esempio di quanto rapidamente la politica possa ribaltare le aspettative finanziarie, fa presente Gabriel Debach, market analyst di eToro, rammentando che lo scorso 5 ottobre, all'indomani del primo turno che aveva visto Bolsonaro precedere Lula, l'indice Bovespa era balzato del 7,7% in una sola seduta, il maggior rialzo giornaliero dai rimbalzi pandemici del 2020. Tre settimane dopo, la rimonta di Lula ha capovolto la reazione. L'Etf Ewz, principale riferimento per le azioni brasiliane quotate negli Stati Uniti, è arrivato a perdere quasi il 20% nelle contrattazioni fuori orario successive al ballottaggio.

Il problema, per gli investitori, è che le urne hanno scelto diversamente. «Sarà la seduta ordinaria a stabilire quanto di questa reazione si tradurrà effettivamente nei prezzi, ma il movimento mostra quanto rapidamente possano essere smontate aspettative finanziarie costruite su uno scenario politico», conclude Debach.

Insomma «nel breve la reazione dei mercati finanziari può essere negativa sia per la borsa sia per il cambio. Per il settore auto», sostiene Intermonte, «potrebbe, invece, proseguire la fase di maggior pressione competitiva da parte dei produttori cinesi che stanno conquistando sempre più quote di mercato in Brasile».

Le principali società italiane esposte al Brasile e a una svalutazione del real

Banca Akros ritiene che il rialzo del 10% del real brasiliano rispetto all’euro registrato dall’inizio dell’anno possa essere in parte o interamente riassorbito.

E tra le società italiane quotate in borsa, sicuramente Tim (-2,45% a 5,584 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 3 buy, 7 hold e 1 sell e un target price medio a 7,26 euro che implica un +30,8% di potenziale upside) presenta la maggior esposizione al mercato brasiliano, circa il 30% dei ricavi del colosso tlc, secondo Banca Akros. Ancora più significativo il contributo alla redditività: il Paese rappresenta il 46,8% dell'ebitda.

Tra le altre società italiane con un’esposizione significativa (si veda la tabella sotto), stimata superiore alla singola cifra percentuale, ovvero oltre il 5-9% dei ricavi, secondo Banca Akros e Intermonte, figurano:

  • Stellantis (+3,83% a 3,691 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 5 buy, 21 hold e 6 sell e un target price medio a 5,33 euro che implica un +44,8% di potenziale upside) ha una presenza industriale e commerciale rilevante in Brasile (ha stanziato 5,2 miliardi di euro da qui al 2030 per lo sviluppo industriale e la ricerca), soprattutto attraverso Fiat, uno dei marchi di riferimento del mercato locale. Il gruppo comunica i dati geografici anche per macro area, quindi è importante distinguere l'esposizione brasiliana da quella dell'intera America Latina (quota di mercato vicina al 30%).
  • Enel (+0,35% a 9,25 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 14 buy, 11 hold e 2 sell e un target price medio a 10,26 euro che implica un +10,9% di potenziale upside) opera nel mercato brasiliano attraverso attività di distribuzione e generazione elettrica. 
  • Pirelli (+0,76% a 6,62 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 11 buy, 6 hold e 0 sell e un target price medio a 7,16 euro che implica un +8,2% di potenziale upside) ha attività produttive e commerciali in Brasile, l'esposizione è storicamente tra le più rilevanti, rappresentando il 30% dei ricavi e dell'ebitda.
  • Buzzi (-0,58% a 39,2 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 9 buy, 8 hold e 1 sell e un target price medio a 48,96 euro che implica un +24,9% di potenziale upside) ha attività in Brasile che generano circa il 30% dei ricavi e dell'ebitda del gruppo. 
  • Brembo (+4,65% a 10,25 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 7 buy, 4 hold e 0 sell e un target price medio a 11,95 euro che implica un +16,6% di potenziale upside) la sua esposizione in Brasile fa capo alla controllata locale Brembo do Brasil.

Tutte queste società, puntualizza Banca Akros, sostengono costi a livello locale. Pertanto, il rischio derivante da un’eventuale svalutazione del real brasiliano rispetto all’euro dovrebbe riguardare principalmente gli effetti di conversione valutaria (translation effect).

Le azioni europee

Invece tra le società europee più esposte al Brasile e a una svalutazione del real figurano:

  • Telefónica (-6,4% a 3,198 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 7 buy, 17 hold e 7 sell e un target price medio a 3,88 euro che implica un +21,2% di potenziale upside). Il Brasile è uno dei principali mercati del gruppo attraverso Vivo. Nel primo semestre 2025, Telefónica Brasil contribuiva per il 25,6% ai ricavi consolidati del gruppo.
  • Banco Santander (-3,09% a 11,15 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 21 buy, 7 hold e 1 sell e un target price medio a 14,06 euro che implica un +26,1% di potenziale upside). Il Brasile è un mercato strategico per la banca, non solo a livello di ricavi, ma anche di crediti e attività ponderate per il rischio (Rwa): la svalutazione del real può incidere anche sulle grandezze patrimoniali convertite in euro.
  • Engie (+2,19% a 23,31 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 21 buy, 2 hold e 0 sell e un target price medio a 30,34 euro che implica un +30,2% di potenziale upside) è presente in Brasile nella generazione elettrica e nelle infrastrutture energetiche. È un'altra società da monitorare per l'esposizione agli investimenti locali, ai flussi di cassa in real e alle condizioni regolatorie del mercato energetico.
  • Heineken (-0,36% a 77,24 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 16 buy, 9 hold e 0 sell e un target price medio a 88,51 euro che implica un +14,6% di potenziale upside) è il secondo operatore del mercato brasiliano della birra, dietro al leader Ambev, con una quota di mercato pari 25% circa dei volumi.
  • Iberdrola (+0,32% a 21,97 euro il 26 ottobre in chiusura in borsa; il titolo è coperto dal consenso Bloomberg con 11 buy, 20 hold e 0 sell e un target price medio a 21,76 euro che implica un -1% di potenziale upside), attraverso la controllata Neoenergia, genera e distribuisce energia elettrica in Brasile.

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