I mercati azionari brasiliani subiscono forti perdite dopo la sorprendente rimonta del presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che ha sconfitto alle urne Flàvio Bolsonaro, il candidato di destra preferito dalla maggior parte degli investitori. I mercati avevano generalmente considerato una potenziale amministrazione di destra più propensa a contenere la spesa pubblica, elemento che i mercati ritengono essenziale per abbassare i tassi di interesse.
La borsa brasiliana, Bovespa, alle 17:20, crolla del 14,4%, cedendo oltre 29 mila punti rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Sui mercati pesa anche l’incertezza di una vittoria non riconosciuta dal candidato di destra. Una decisione che apre scenari di instabilità per il Paese. Tra le società che perdono di più, da segnalare B3, che cede il 36,3%. Male anche il Banco Do Brasil (-28%), il Banco Bradesco (-21,2%) e Axia Energia (-14,6%).
Anche le società brasiliane quotate negli Stati Uniti sono sotto pressione. Il gigante energetico Petrobras crolla del 16,5%, il gruppo bancario Itaú Unibanco scende del 22,4%, il birrificio Ambev segna un -16,2% e la società mineraria Vale cala del 4,4%.
Il real brasiliano si è indebolito bruscamente rispetto al dollaro statunitense, scendendo fino a 5,45 per dollaro, mentre la sorprendente rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha acuito le preoccupazioni sulle prospettive fiscali del Paese.
Prima dell’apertura, gli operatori di San Paolo prevedevano che le vendite sarebbero state intense da poter innescare i circuit breaker. L'esito elettorale a sorpresa aveva già alimentato la domanda di titoli di Stato brasiliani come bene rifugio durante la sessione di trading asiatica odierna. «Sarà una giornata difficile. Il mercato ricalcolerà tutto», aveva affermato Bruno Funchal, ceo di Bradesco Asset Management, che gestisce asset per un valore di 1.100 miliardi di reais (221 miliardi di dollari). «Tutti sono stati colti di sorpresa. Tutti stanno cercando di capire cosa sia successo».
Lula, che secondo i mercati difficilmente promuoverà l'austerità fiscale necessaria al Brasile per abbassare i tassi di interesse, ha ottenuto il 51,79% dei voti al ballottaggio. Bolsonaro ha invece ottenuto il 48,21%, secondo la Corte elettorale brasiliana. «La combinazione di aspettative di mercato deluse e la prospettiva di una prolungata disputa politica probabilmente peseranno sulle azioni, le obbligazioni e il real brasiliani», ha dichiarato Rajeev De Mello, responsabile investimenti di Gama Asset Management, aggiungendo che «per gli investitori, il risultato è chiaramente negativo nel breve termine».
«Le elezioni di domenica in Brasile hanno riservato una sgradita sorpresa per le nostre posizioni lunghe sui mercati locali», afferma Graham Stock, Senior Sovereign Strategist presso Rbc BlueBay. «In prospettiva, il segnale chiave per i mercati sarà l'impegno della prossima amministrazione Lula a favore della disciplina fiscale, a partire dalla nomina di un nuovo ministro delle Finanze nelle prossime settimane». Secondo l’analista, un segnale incoraggiante è il ruolo di primo piano del moderato vicepresidente Geraldo Alckmin, che ha alimentato la speranza che la politica economica possa muoversi, nel lungo periodo, in una direzione più ortodossa. «Nel breve termine, tuttavia, ci aspettiamo una reazione negativa dei mercati alla prospettiva di altri quattro anni di presidenza Lula», aggiunge Stock.
Secondo Gabriele Debach, market analyst di eToro, il mercato brasiliano aveva già espresso il proprio voto. Il problema, per gli investitori, è che le urne hanno scelto diversamente: «Sarà la seduta ordinaria a stabilire quanto di questa reazione si tradurrà effettivamente nei prezzi, ma il movimento mostra quanto rapidamente possano essere smontate aspettative finanziarie costruite su uno scenario politico».
«Dopo il primo turno di inizio ottobre, i mercati erano in larga misura posizionati in vista di una vittoria di Bolsonaro, il che lascia presagire una forte correzione degli asset brasiliani e una maggiore volatilità dei mercati nel breve termine, mentre permangono le incertezze sulla politica fiscale. L'attuazione delle misure legislative dipenderà dalla capacità di formare coalizioni in un Congresso frammentato e ampiamente orientato al centrodestra», afferma Eirini Tsekeridou, Fixed Income Analyst di Julius Baer.
Per Thierry Larose, gestore portafogli di Vontobel, «il governo Lula non avrà altra scelta se non quella di attuare un certo grado di consolidamento fiscale, ma la maggior parte degli investitori dubita che ciò sarà sufficiente a riportare la sostenibilità del debito sui giusti binari. Ci aspettiamo quindi un forte selloff all'apertura dei mercati: un consistente repricing dei rendimenti dei titoli di Stato, accompagnato da un deciso rialzo della curva dei tassi DI e da un sensibile indebolimento del real brasiliano. Le perdite dovrebbero, quanto meno, annullare tutti i guadagni registrati all'indomani del primo turno». Detto questo, ha spiegato, «il selloff dovrebbe alla fine essere limitato. Sia la banca centrale sul mercato valutario che il Tesoro sul mercato dei titoli di Stato dispongono di notevoli risorse per impedire che l'aggiustamento assuma caratteri del tutto caotici».
La società di intermediazione XP ha condotto una rapida indagine su 64 operatori di mercato domenica sera (25/10), dopo la pubblicazione dei risultati. Agli intervistati è stato chiesto come si aspettassero si muovessero i prezzi degli asset all’apertura dei mercati di oggi: «Tutti i sondaggi sulle intenzioni di voto pubblicati tra il primo turno e il ballottaggio indicavano, al massimo, un pareggio nei voti validi tra i candidati; nessun sondaggio mostrava il presidente Lula in vantaggio. Il risultato è stato quindi una vera e propria sorpresa, il che suggerisce una significativa rivalutazione degli asset brasiliani che difficilmente si esaurirà oggi», commenta Gino Olivares, Chief Economist di Azimut Brasil Wealth Management. Il focus dei mercati è soprattutto sulle promesse di Lula in campagna elettorale che avranno ripercussioni sui conti pubblici.
«Questo aumento del premio di rischio determinato da fattori fiscali dovrebbe riflettersi su tutte le asset class, sebbene i tassi di interesse saranno probabilmente i più colpiti, sia sul segmento a breve termine della curva, dato il trasferimento del deprezzamento del tasso di cambio sull’inflazione, sia su quello a lungo termine, data la traiettoria insostenibile del debito pubblico, attualmente pari all’82% del Pil», dice Olivares. «Riteniamo che l’impatto sui prezzi degli asset potrebbe essere mitigato dall’annuncio di misure di austerità fiscale e dalla nomina della squadra economica, in particolare del ministro delle Finanze; tuttavia, riteniamo che la probabilità che tali sviluppi si verifichino sia bassa».
Dal suo ritorno in carica a gennaio 2023, Lula, un ottantenne di sinistra, ha cercato di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori brasiliani stimolando i consumi e consolidando l'espansione del credito che ha preso piede durante la pandemia. Ma ha fatto ben poco per affrontare i crescenti deficit del Paese, che secondo gli investitori sono la ragione per cui la Nazione ha alcuni dei tassi di interesse reali più alti al mondo.
I problemi fiscali del Brasile sono profondi e la tensione si sta manifestando in tutta l'economia. I ritardi nei pagamenti sono a livelli record: milioni di aziende sono in ritardo con i pagamenti e gli agricoltori stanno diventando insolventi a un ritmo senza precedenti. Il governo stesso ha margini di manovra limitati, con un debito pubblico superiore all'80% del Pil e un bilancio in gran parte vincolato a spese obbligatorie.
I dubbi sull'impegno di Lula nel contenere il deficit fiscale si sono intensificati verso la fine del 2024. Un'ondata di vendite ha spinto il real ai minimi storici, coinvolgendo ogni tipo di asset, dalle azioni al debito in valuta locale, fino alle obbligazioni denominate in dollari. Ciononostante, durante il suo terzo mandato, i mercati brasiliani hanno seguito un percorso accidentato ma, in ultima analisi, positivo. I tassi elevati, pur essendo restrittivi per l'economia, rendono la valuta attraente per le operazioni di «carry trade», in un contesto caratterizzato da un dollaro più debole e da un progressivo allontanamento dai mercati statunitensi, un fenomeno che ha favorito, più in generale, i mercati emergenti. (riproduzione riservata)