In Brasile governo Lula ha avviato ufficialmente il processo di reciprocità economica formale contro i dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump, ampliando la risposta di Brasília a quelle che definisce misure unilaterali, arbitrarie e ingiustificate.
Lo strumento attivato è la Legge di Reciprocità Economica, approvata e regolamentata circa un anno fa proprio per contrastare la linea protezionistica di Washington, legata alla Sezione 301 del Trade Act Usa. Il dispositivo normativo consente al Brasile di predisporre contromisure commerciali e tariffarie proporzionate a difesa dell'industria e dell'intera produzione nazionale.
Dall'inizio del suo mandato, l'esecutivo Lula persegue una decisa diversificazione dei partner esteri per affrancarsi dall'influenza unilaterale delle singole superpotenze. In cima all'agenda strategica figura l'accordo di libero scambio con l'Unione Europea, affiancato dall'apertura verso mercati alternativi in Asia, Africa e Medio Oriente (incluso il florido segmento halal), volti ad assorbire con efficacia l'export agroalimentare e manifatturiero.
A differenza delle economie europee, frenate da vincoli strutturali e da una sensibile vulnerabilità alle tensioni globali, il Brasile mostra una solida tenuta macroeconomica: la forza della domanda interna, i surplus commerciali record e le ampie riserve valutarie consentono a Brasília di sostenere efficacemente il confronto economico diretto con gli Stati Uniti senza compromettere la stabilità di bilancio.
La contesa assume un peso cruciale anche sul fronte geopolitico. In Brasile è anno di elezioni generali e l'amministrazione Trump, guidata nelle scelte strategiche di politica estera dal segretario di Stato Marco Rubio, punta a usare la pressione commerciale per condizionare gli equilibri elettorali brasiliani. Con il varo del piano Brasil Soberano e il ricorso all'Organizzazione Mondiale del Commercio, il governo Lula intende difendere fermamente sovranità, occupazione e crescita. (riproduzione riservata)
*Times Brasil Cnbc