Brasile al bivio, Bolsonaro supera di due punti Lula al primo turno e il Senato vira a destra. L’Etf Msci Brazil vola del 13%
Brasile al bivio, Bolsonaro supera di due punti Lula al primo turno e il Senato vira a destra. L’Etf Msci Brazil vola del 13%
Il 25 ottobre si vota per il secondo turno. Ma il rischio di una crisi istituzionale incombe sul gigante latino americano

di Diego Mezzogiorno 05/10/2026 09:00

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Il verdetto delle urne elettroniche brasiliane, arrivato con la consueta e implacabile rapidità in poco più di tre ore e mezza dalla chiusura dei seggi, ha consegnato al Paese e ai mercati internazionali un esito al cardiopalma: Flavio Bolsonaro ha chiuso il primo turno con il 47,03% dei voti contro il 45,16% del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Un distacco millimetrico che certifica una spaccatura insanabile nel gigante sudamericano e apre la strada a tre settimane di ballottaggio destinate a trasformarsi in una guerra di trincea senza esclusione di colpi. Mentre alle ore 9:30 l’Etf Amundi Msci Brazil Ucits volava del 13,7%.

La traiettoria dei due contendenti racconta due epoche e due visioni inconciliabili. Da un lato il patriarca della sinistra latinoamericana, Lula, giunto al termine del suo mandato con l’ambizione di chiudere la carriera politica con una nuova consacrazione, ma apparso in netto affanno nella volata finale della campagna. Tra difficoltà di tenuta del consenso tra le classi medie urbane e un messaggio economico percepito come poco dinamico rispetto alle nuove sfide produttive, il presidente uscente ha visto svanire l’illusione di una vittoria al primo turno.

Il nodo della magistratura

Dall’altro lato c’è Flavio Bolsonaro, primogenito dell’ex capo di Stato Jair, che ha capitalizzato l’eredità politica del padre riuscendo a federare il blocco conservatore ed evangelico. Una scalata avvenuta tuttavia all’ombra di pesanti guai giudiziari: su tutti il fascicolo che lo vede coinvolto nelle indagini della Polizia Federale sui rapporti finanziari con il banchiere Daniel Vorcaro. I flussi legati ai finanziamenti privati per progetti d’immagine e produzioni riconducibili alla galassia familiare — uniti agli strascichi mai del tutto archiviati della vecchia inchiesta sulle rachadinhas — rappresentano la sua più evidente vulnerabilità. Eppure, l’elettorato di destra ha fatto scudo attorno al senatore, trasformando l'inchiesta nell'ennesima prova di presunta persecuzione giudiziaria.

Il voto di domenica non riguardava tuttavia soltanto il Planalto: si rinnovavano i governatorati statali, l’intera Camera dei Deputati e un terzo del Senato Federale. Ed è proprio dal Parlamento che emerge il dato più rilevante per gli investitori. L’onda conservatrice ha conquistato una solida egemonia, registrando un’avanzata imponente soprattutto al Senato, dove il Partito Liberale e i suoi alleati hanno blindato una maggioranza che vincolerà qualunque futuro esecutivo.

In caso di vittoria di Lula al secondo turno, la governabilità sarà a rischio paralisi. Non solo per il potere di veto sulle riforme fiscali e sulla spesa pubblica, ma per l’incombente crisi istituzionale che minaccia di travolgere il Supremo Tribunal Federal (Stf). Sin dall’ascesa di Jair Bolsonaro a figura di caratura nazionale, l’attacco sistematico ai magistrati della Corte Suprema è stato il baricentro ideologico della destra bolsonarista. Ora, con un Senato a trazione conservatrice (organo costituzionalmente deputato ad autorizzare l’impeachment dei giudici supremi), lo scontro tra poteri rischia di sfociare in una frattura costituzionale senza precedenti.

La partita si deciderà il 25 ottobre, data in cui i brasiliani torneranno alle urne. Per Lula, l’imperativo categorico sarà mobilitare il bacino dell'astensione. Storicamente, l’elettorato progressista registra tassi di diserzione dalle urne nettamente superiori a quelli della destra, che vanta invece una disciplina quasi militare tra le fila evangeliche e ruraliste. Recuperare i milioni di cittadini a basso reddito rimasti a casa questa domenica rappresenta l’unico sentiero percorribile per il Partito dei Lavoratori.

L’ombra di Trump

Sullo sfondo, la posta in gioco trascende i confini nazionali ed entra prepotentemente nella scacchiera geopolitica globale. Il ritorno e le interferenze continue di Donald Trump hanno ringalluzzito il fronte bolsonarista, che guarda a Washington come sponda naturale per un asse sovranista transamericano.

Ma il Brasile non è un attore secondario: con lo status di ottava economia mondiale e una dotazione strategica che comprende circa il 30% delle riserve mondiali di terre rare (minerali critici per la transizione tecnologica e la difesa), Brasilia è l'ago della bilancia industriale del secolo. Inoltre, all’interno del blocco Brics, il Brasile resta l'unica autentica democrazia occidentale: una cerniera geoeconomica ricca di risorse agroalimentari ed energetiche, la cui collocazione internazionale deciderà i futuri equilibri di potere nel titanico confronto egemonico tra Stati Uniti e Cina. (riproduzione riservata)