Rallenta il processo di vendita di Bff Bank. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza è in corso una riflessione nella cordata formata da Banco Bpm e Amco, alleatisi per mettere in sicurezza l’istituto milanese specializzato nel factoring. Il progetto aveva preso forma a giugno, due mesi dopo l’arrivo dei commissari (Francesco Fioretto e Raffaele Lener) inviati da Bankitalia per affiancare il cda guidato dal ceo Giuseppe Sica. Al punto che i due pretendenti avevano iniziato a lavorare a una manifestazione d’interesse da presentare agli advisor Mediobanca e Morgan Stanley.
Poi il dossier si è raffreddato soprattutto per le perplessità dei vertici di Piazza Meda, che avrebbe chiesto chiarimenti su perimetro e valore dell’operazione. Informazioni necessarie per rispondere ai dubbi emersi sia a Milano che a Parigi, sede del primo azionista Crédit Agricole, salito di recente al 29,3%. Il periodo peraltro è denso di impegni per la banca guidata dal ceo Giuseppe Castagna, concentrata sul dossier Mps. Nelle prossime settimane Bpm potrebbe presentare un piano formale di fusione, progetto alternativo all’opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Siena.
Su Bff invece l’idea era dividersi gli asset: Piazza Meda si sarebbe aggiudicata la banca depositaria e i servizi di pagamento - di fatto una sorta di good bank - mentre Amco sarebbe intervenuta sul portafoglio factoring, soprattutto sui deteriorati, replicando uno schema simile a quello di molti altri salvataggi dell’ultimo decennio. Non è detto che l’ipotesi sia tramontata, ma nelle banche d’investimento si ragiona già sulle opzioni alternative, a partire dal coinvolgimento degli altri istituti già sondati nei mesi scorsi.
Tra questi c’è Bper, che sinora si era mostrata fredda sul dossier, anche per l’intervento indiretto nella cordata Intesa Sanpaolo-Unipol per il Montepaschi. C’è chi dice però che l’istituto modenese non abbia del tutto accantonato l’idea di mettere le mani sulla banca depositaria di Bff per integrarla nelle attività della controllata Arca Fondi.
La determinazione a trovare un cavaliere bianco deriva anche dal fatto che alla riuscita del deal è strettamente connessa la maxi cartolarizzazione su cui lavorano Jp Morgan e Pwc. L’operazione dovrebbe riguardare un portafoglio da 1,2-1,3 miliardi, su cui è in corso la due diligence di diversi fondi come Cerberus, Crc e Fortress. L’ideale sarebbe far procedere il derisking in parallelo con la cessione dell’istituto, anche perché i perimetri delle due operazioni devono combaciare sia dal lato dell’attivo che del passivo.
Se però il cavaliere bianco non si paleserà a breve, Bff tirerà dritto sulla cartolarizzazione che punta a chiudere entro settembre, visto l’alto interesse sul mercato. L’obiettivo è ripulire l’attivo dopo che un’ispezione di Bankitalia, conclusasi qualche settimana fa con giudizio «sfavorevole», ha portato alla riclassificazione di circa 1,36 miliardi di crediti del portafoglio factoring. Intanto la Banca d'Italia ha rivisto al ribasso i requisiti patrimoniali di Bff. Il Total Risk Exposure Amount è ora al 19,67% dal precedente 20%, mentre il Combined Buffer Requirement è al 3,36% e il Leverage Ratio Exposure è al 5,33% dal passato 5,4%. (riproduzione riservata)