Bper, le filiali di Mps arriveranno entro metà 2028. Ecco la roadmap dell’integrazione
Bper, le filiali di Mps arriveranno entro metà 2028. Ecco la roadmap dell’integrazione
Ancora incerti perimetro, costi e sinergie del compendio. Il dossier entrerà nel vivo dopo l’opas di Intesa, a cui potrebbe aderire anche Tortora. Intanto Modena brinda ai risultati dei nove mesi

di di Luca Gualtieri 06/11/2026 08:16

Ftse Mib
50.505,87 8.30.22

-1,03%

Dax 30
26.325,01 23.50.53

-0,43%

Dow Jones
51.523,06 7.55.15

-3,44%

Nasdaq
24.327,37 7.25.15

-5,52%

Euro/Dollaro
1,1174 8.40.35

-0,53%

Spread
110,03 9.10.17

+0,64

Le 635 filiali Mps entreranno nel perimetro di Bper tra il primo e il secondo trimestre del 2028. La trattativa con Unipol partirà invece «nei prossimi mesi», dopo la conclusione dell’opas di Intesa Sanpaolo e la definizione degli sportelli destinati alla compagnia. A indicare i tempi è stato ieri l’ad Gianni Franco Papa, che nel confronto con gli analisti ha però escluso di poter già quantificare costi e sinergie dell’operazione. Mancano ancora informazioni essenziali sulla rete da acquisire e una due diligence dettagliata.

«Non sappiamo esattamente dove si trovano, non conosciamo il perimetro preciso, il numero di clienti e così via», ha spiegato Papa. Il numero degli sportelli non basta infatti a misurare il valore di una rete. Servono dati sulla raccolta, sugli impieghi e soprattutto sulle sovrapposizioni con le filiali esistenti. Da queste variabili dipenderanno sia le sinergie sia i costi di integrazione.

Per questo Bper non ha ancora fornito stime. Il manager ha tuttavia rivendicato «un collaudato track record nell’integrazione di banche con una rete forte, con significativa generazione di sinergie». Il riferimento è al percorso di crescita per acquisizioni, culminato nell’operazione sulla Popolare di Sondrio. Un’esperienza utile, ma che non permette di trasferire automaticamente a Mps gli stessi costi o benefici. La sfida sarà valutare il contributo commerciale della nuova rete e i necessari interventi di razionalizzazione.

I risultati di bilancio e la crescita dei ricavi

Il dossier si apre in una fase favorevole per i conti. Nei primi nove mesi del 2026 l’utile netto ordinario ha raggiunto 2,01 miliardi di euro, il 16,4% in più rispetto al 2025. Al netto degli effetti del total return swap e di altre componenti di mercato, l’aumento è del 12,2%, a conferma della crescita della gestione caratteristica. Papa ha parlato dei «migliori nove mesi e del migliore trimestre di sempre», nonostante l’incertezza macroeconomica e geopolitica. Il risultato poggia su due motori.

Il margine di interesse continua a crescere, mentre le commissioni beneficiano soprattutto del gestito e della bancassicurazione. La spinta di queste attività compensa la flessione delle commissioni e rafforza i ricavi meno dipendenti dai tassi. I proventi operativi hanno raggiunto 5,82 miliardi, con un incremento del 3,7% depurato dagli effetti di mercato. Il terzo trimestre ha chiuso con un utile superiore alle attese di Intermonte, mentre Barclays ha evidenziato la solidità del margine di interesse.

A fare la differenza è anche il controllo dei costi. Gli oneri operativi si sono ridotti del 2,2%, mentre il rapporto fra costi e ricavi, escludendo gli effetti di mercato, è sceso dal 45 al 42,4%. Il rafforzamento operativo si riflette nel capitale. Bper ha generato circa 2 miliardi nei nove mesi, portando il Cet1 al 15,1%, e ha rivisto al rialzo la guidance patrimoniale per il 2026, ora superiore al 14,5%. Ha migliorato anche la previsione sul costo del credito, atteso sotto 35 punti base. Ai soci arriverà il 25 novembre un acconto sul dividendo di 33 centesimi per azione, pari a 694 milioni.

L'atteggiamento dei soci Mps sull'opas

A Siena intanto anche la Plt Holding della famiglia Tortora, sponsor della prima ora dell’ad Luigi Lovaglio, apre all’opas di Intesa Sanpaolo: «vogliamo prima studiarla fino in fondo», ma un’adesione di Plt potrebbe essere «immaginabile», ha spiegato l’imprenditore Pierluigi Tortora. (riproduzione riservata)