Nel secondo trimestre la major petrolifera britannica Bp ha più che raddoppiato l’utile netto, traendo slancio dall’aumento dei prezzi di petrolio e gas per il conflitto in corso in Medio Oriente.
Bp ha messo a segno un utile basato sul costo di sostituzione sottostante (il principale parametro di profitto utilizzato da Bp) di 5,73 miliardi di dollari, che si confronta con un risultato di 3,19 miliardi nei tre mesi precedenti e con 2,35 miliardi nel secondo trimestre del 2025. Il flusso di cassa operativo risulta pari a 10,9 miliardi di dollari, rispetto a 2,86 miliardi nel primo trimestre.. Contestualmente, l’indebitamento netto è stato ridotto a 22,25 miliardi, da 25,30 miliardi tre mesi prima.
Dal punto di vista finanziario «abbiamo registrato un trimestre eccellente», ha commentato la ceo Meg O'Neill, ufficialmente alla guida del gruppo dallo scorso aprile. La manager sottolinea che Bp ha «fatto buoni progressi nel rafforzamento del bilancio», pur sottolineando che il gruppo non sta ancora «sfruttando appieno il proprio potenziale».
Dal punto di vista operativo, infatti, gli impianti di Bp «non hanno funzionato bene come nel trimestre precedente: l’affidabilità degli impianti a monte è stata del 92,4%, rispetto al precedente 95,7%, e la produzione è diminuita, mentre le nostre raffinerie hanno lavorato meno greggio. Ciò è dovuto, in parte, alla manutenzione programmata e al conflitto in Medio Oriente, ma ci ricorda che dobbiamo fare di più per garantire prestazioni operative costanti», ha avvertito la numero uno di Bp.
Nell’ottica di rafforzare bilancio e operazioni, Bp ha venduto nelle scorse settimane la raffineria di Gelsenkirchen, ha concordato la vendita delle stazioni di servizio in Austria e ha annunciato l'intenzione di cedere le attività estrattive nel Mare del Nord. A queste mosse, ha fatto sapere oggi la ceo, si aggiunge ora anche il piano per vendere Archaea Energy, la società texana comprata nel 2022, specializzata nella produzione di gas naturale rinnovabile. (riproduzione riservata)