Dopo il procuratore Marcello Viola, il numero uno di Assicurazioni Generali Philippe Donnet (e tanti altri) la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario convoca al Senato Stéphane Boujnah, amministratore delegato di Euronext. L’audizione è calendarizzata per giovedì 21 maggio, alle ore 13, a Palazzo Madama. E arriva dopo settimane di tensioni culminate nei ricorsi legali presentati da Cdp contro la holding paneuropea dei listini, accusata dall’azionista italiano di aver escluso Roma dalle decisioni strategiche sulle nomine di Borsa Italiana e delle sue controllate.
Ma sul tavolo, come rivelato nell’ultimo numero (in edicola dal 16 maggio) di Milano Finanza, non c’è soltanto lo scontro tra Cassa Depositi e Prestiti ed Euronext sulla governance di Piazza Affari, ma una questione che vede coinvolto in prima linea il governo Meloni. Una battaglia che Palazzo Chigi, il Mef e i vertici della Cassa considerano destinata a incidere sul futuro ruolo dell’Italia nel mercato unico dei capitali europeo.
L’audizione del manager francese potrebbe essere molto più di un passaggio tecnico. I parlamentari vogliono capire se Euronext abbia rispettato gli impegni assunti verso l’Italia e quale sia il reale spazio decisionale riconosciuto all’azionista rappresentato da Cdp. Al centro delle domande finiranno probabilmente anche il ruolo del consiglio di sorveglianza, guidato dall’italiano Piero Novelli, la governance futura del gruppo e le prospettive di Piazza Affari all’interno del progetto europeo.
Secondo la linea sostenuta dall’amministratore delegato di Cdp, Dario Scannapieco, il nodo non sarebbe soltanto politico ma anche giuridico. I legali vicini alla Cassa ritengono infatti che gli accordi parasociali siglati al momento dell’acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext riconoscano al socio italiano il diritto di concorrere alla scelta dei vertici di Piazza Affari. Una lettura respinta invece dal management guidato da Boujnah.
Dietro lo scontro sulle nomine c’è poi una partita ancora più ampia. A Roma cresce il timore che l’Italia possa ritrovarsi marginale nel futuro consolidamento delle borse europee e nel mercato unico dei capitali evocato anche dal piano Draghi. Non a caso il dossier viene seguito direttamente dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e monitorato anche dal Comitato Golden Power di Palazzo Chigi.
Il tema, del resto, è altamente strategico. Borsa Italiana rappresenta circa il 40% dei ricavi dell’intero gruppo Euronext, mentre Mts, il mercato telematico dei titoli di Stato, è diventato uno snodo centrale anche per le negoziazioni dei bond NextGenerationEU. La sensazione, nei palazzi romani, è che lo scontro sia destinato a proseguire ancora a lungo. Perché nella battaglia su Borsa Italiana il tema non è soltanto chi nomina l’amministratore delegato di Piazza Affari. La posta in gioco riguarda il ruolo dell’Italia dentro la futura architettura finanziaria europea. (riproduzione riservata)