Il G7 dei ministri delle Finanze si è riunito e ha detto di essere pronto a un intervento sul mercato, ovvero a rilasciare le scorte strategiche di greggio. Domani sarà la volta del G7 dei ministri dell’Energia. Questo fatto ha tranquillizzato i mercati e Piazza Affari chiude lunedì in leggero rosso con il Ftse Mib che cede lo 0,3% a 44.024 punti. Bene Leonardo (+6,5%), Saipem (+4,8%), Nexi (+3%) ed Eni (+2,3%). In calo Brunello Cucinelli (-3,8%), Stellantis (-3%), Hera (-2,9%) e Ferrari (-2,2%).Il petrolio Wti americano scambia a 95 dollari e il Brent a 99,7 dollari, questa mattina erano volati oltre 110. Il gas europeo scambiato ad Amsterdam quota 58 euro circa dai 62 delle ore precedenti.
Verso le ore 15 i mercati iniziano a limitare le perdite, è in corso la riunione del G7 sul rilascio delle scorte strategiche per calmare la fiammata del petrolio. Brent e Wti sono tornati in area 99-100 dollari il barile dopo un’incursione oltre 110 dollari nella fase asiatica. Il Ftse Mib cede l’1,4% a 43.650 punti con Prysmian (-4,7%), Brunello Cucinelli, Azimut (-3,5%), Stellantis (-3,15%). Salgono Leonardo, Nexi (+3,6%), Saipem (+2,8%) e Diasorin (+1,22%).
La Nato ha intercettato un missile balistico proveniente dall’Iran che era entrato nello spazio aereo turco, ha riferito Ankara, aumentando il rischio che l’alleanza militare venga coinvolta più direttamente nella guerra in Medio Oriente.
L’intercettazione, avvenuta nel Sudest del Paese, rappresenta il secondo episodio di questo tipo in meno di una settimana. Dopo la prima incursione, avvenuta il 4 marzo, la Turchia aveva avvertito di riservarsi il diritto di rispondere, anche se l’Iran ha negato di aver preso di mira il Paese. «Un ordigno balistico lanciato dall’Iran che era entrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale», ha dichiarato il ministero della Difesa turco in una nota.
I detriti del missile sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel Sud della Turchia, a circa 150 chilometri dalla base aerea di Incirlik, dove sono di stanza centinaia di militari statunitensi e dove si ritiene siano custodite armi nucleari degli Stati Uniti.
Alle ore 11:30 circa il Ftse Mib cede l’1,9% con Prsymian (-5%), Banco Bpm, Unicredit (-3,7%) e Intesa Sanpaolo (-3,6%). Salgono Nexi (+3,8%), Leonardo (+1,9%), Eni e Saipem (+0,4%).
Il rendimento del Bund a 10 anni, punto di riferimento per i costi di finanziamento in Europa, è salito sopra il 2,9% lunedì, avvicinandosi ai livelli più alti dal 2011.
L’aumento è arrivato mentre i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile, alimentando i timori che l’escalation del conflitto in Medio Oriente possa provocare interruzioni prolungate delle forniture energetiche globali e intensificare le pressioni inflazionistiche. I principali estrattori di petrolio del Golfo hanno ridotto la produzione mentre lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso, senza che si intraveda una soluzione al conflitto.
Gli investitori stanno rivedendo al rialzo le aspettative di inflazione da quando le ostilità sono iniziate la scorsa settimana, rafforzando le scommesse su una possibile posizione restrittiva della Banca Centrale Europea. Una guerra prolungata potrebbe spingere al rialzo l’inflazione nell’area euro, pesando allo stesso tempo sulla crescita economica. I mercati si aspettano ora un aumento dei tassi Bce a luglio, seguito da un ulteriore incremento a dicembre.
Gli ordinativi in Germania sono crollati dell’11,1% su base mensile a gennaio 2026, molto peggio delle attese del mercato che prevedevano un calo del 4,3%, dopo un aumento del 6,5% nel mese precedente. Si tratta del primo calo da agosto ed è stato in gran parte causato da un crollo del 39,4% negli ordini di prodotti in metallo lavorato, dopo che i grandi contratti del mese precedente avevano creato una base di confronto particolarmente elevata.
Piazza Affari apre in netto calo, lunedì 9 marzo, il Ftse Mib cede il 2,9% a 42.886 punti, salgono Leonardo (+1,4%), Lottomatica (+0,65%), in calo Prysmian, StM (-5,6%), Unicredit e Buzzi (-4%).
Futures sullo Eurostoxx 600 in profondo rosso, lunedì 9 marzo (-1,9%) con la guerra Usa-Iran entrata nella seconda settimana e i prezzi del petrolio che sono impennati ben oltre il 20% nelle ultime ore per assestarsi in area 110 dollari il barile. In Asia è crollato il Nikkei (-5,1%) con il Giappone fortemente legato al greggio del Golfo. Intanto si sono aperte le contrattazioni del gas europeo al TTF di Asmterdam che vola del 20% a oltre 64 euro il mewgawatt ora.
I ministri delle Finanze del G7 discuteranno un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche, coordinato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), in una riunione d’emergenza prevista per lunedì con l’obiettivo di affrontare l’impennata dei prezzi del petrolio causa del conflitto nel Golfo.
I ministri e il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol, terranno una call alle 8:30 ora di New York (14:30 in Italia) per discutere l’impatto della guerra con l’Iran, scrive l’FT. Tre Paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, hanno finora espresso sostegno all’idea.
I 32 membri dell’IEA detengono riserve strategiche, parte di un sistema collettivo di emergenza pensato per affrontare proprio le crisi dei prezzi del petrolio. Alcuni funzionari statunitensi ritengono appropriato un rilascio congiunto compreso tra 300 e 400 milioni di barili — circa il 25-30% degli 1,2 miliardi di barili presenti nelle riserve.
Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affronta pressioni per fermare il forte aumento del greggio dall’inizio della guerra. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito a 3,45 dollari al gallone domenica dai 2,98 dollari di una settimana prima ed è destinato a salire ulteriormente se Trump non riuscirà a invertire la tendenza.
L’aumento dei prezzi del petrolio nell’ultima settimana ha provocato ripercussioni a livello globale, minacciando un’ondata inflazionistica che potrebbe danneggiare la crescita economica mondiale. Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Germania, Italia e Spagna sono tra i maggiori importatori di greggio, fatto che li rende particolarmente esposti agli shock dei prezzi.
Il Brent è balzato fino al 24% lunedì in Asia a 116,71 dollari al barile, per poi ridurre i guadagni e attestarsi a circa +18% a 110 dollari circa dopo la notizia della riunione del G7. Il West Texas Intermediate (Wti) è salito del 28% fino a 116,45 dollari prima di scendere a circa 105,3 dollari, comunque in rialzo del 15%.
Le scorte petrolifere di emergenza furono create nel 1974 con la nascita dell’IEA, in seguito all’embargo petrolifero arabo, che fece impennare i prezzi del greggio e provocò gravi carenze di carburante. Le riserve sono pensate per consentire ai grandi Paesi consumatori di petrolio di reagire agli shock energetici. Dalla creazione dell’organizzazione, gli Stati membri dell’IEA hanno effettuato cinque rilasci collettivi di riserve. Gli ultimi due risalgono al 2022, per contrastare l’aumento dei prezzi del petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Plenitude, la società di Eni attiva nelle rinnovabili e nella vendita di luce e gas, potrebbe avviarsi verso una maggiore autonomia, con l’ipotesi di un’uscita dal perimetro di consolidamento del gruppo. Secondo fonti di stampa, Eni avrebbe incaricato Mediobanca di studiare l’operazione, che potrebbe passare da un cambiamento nella governance tale da comportare la perdita del controllo, oppure da una riduzione della quota sotto il 50%.
Erg presenterà il nuovo piano strategico il 12 marzo.
CF+ lancerà un'opa obbligatoria sul 29,3% di Banca Sistema che non possiede offrendo fino a 1,89 euro per azione, di cui 1,432 euro in contanti e fino a 0,458 euro in azioni Kruso Kapital. CF+ ha dichiarato di non puntare al delisting di Banca Sistema.
Ops Italia, da oggi fino a successivo provvedimento non sarà consentita l'immissione di ordini senza limite di prezzo, ha comunicato venerdì Borsa Italiana. (riproduzione riservata)