A Piazza Affari l’indice Ftse Mib arretra dello 0,73% a 49.637 punti alle 10:20 con i titoli tech, della difesa e Stellantis -3,9% sotto pressione. L’euro sale dello 0,19% a 1,1196 dollari e lo spread Btp/Bund resta elevato a 116,7 dopo che nel terzo trimestre del 2026 il pil italiano è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente e ha mostrato una crescita dello 0,8% in termini tendenziali, in lieve rallentamento rispetto al +1% del trimestre precedente, secondo la stima preliminare diffusa dall'Istat. Il terzo trimestre ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una in più rispetto al terzo trimestre del 2025.
Anche la crescita del pil della Spagna ha rallentato allo 0,6% nel terzo trimestre rispetto allo 0,7% dei tre mesi precedenti. La lettura è risultata in linea al consenso degli economisti. Su base annua, il pil spagnolo è cresciuto del 2,7%, in linea con le aspettative e in accelerazione rispetto all'incremento del 2,6% registrato nel periodo precedente. Mentre l’inflazione annua in Spagna è rimasta stabile al 4,9% a ottobre per il secondo mese consecutivo, in linea al consenso. Su base mensile, i prezzi al consumo in Spagna sono aumentati dello 0,6%, come previsto, rispetto al rialzo dello 0,3% registrato nel mese precedente.
I mercati azionari europei sono contrastati in avvio di seduta, condizionati dalla nuova debolezza del comparto tecnologico statunitense e asiatico e dal contemporaneo ritorno degli acquisti sui titoli di Stato (rendimento Btp 10 anni in aumento al 4,53% e Oat stessa scadenza al 4,95%, invece il tasso del Treasury Usa decennale cala al 4,9%). Il Dax cede lo 0,26%, il Cac40 lo 0,04%, il Ftse100 sale dello 0,26% e il Ftse Mib perde lo 0,84% a 49.581 punti.
Il principale elemento di pressione arriva dagli Stati Uniti, dove i risultati delle grandi società tecnologiche, Alphabet, Amazon e Intel in primis, hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale. I futures statunitensi indicano una partenza in rosso soprattutto per la tecnologia: l’S&P 500 perde lo 0,93% e il Nasdaq 100 il 2,11%. Sul fronte energetico riprendono gli acquisti, con il future sul Brent a 112,83 dollari al barile (+1,83%) e quello sul Wti a 103,84 dollari al barile (+0,89%).
Lo spread Btp/Bund sale a 118,44 punti base dopo che la Bce il 29 ottobre ha mantenuto il tasso sui depositi al 2,5%. Anche la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi all’1,25%, con una votazione di otto membri a favore e uno contrario.
Sul listino milanese i titoli tech Stm (-4%), Technoprobe (-4,9%), Prysmian (-3,79%), sono in profondo rosso. Tra le banche, Mps passa di mano a 10,77 euro (-1,14%) dopo che l’assemblea degli azionisti il 29 ottobre ha bocciato la fusione con Mediobanca e le due ops: una su Banco Bpm (-1% a 13,61 euro) e l’altra su Banca Generali (-0,25% a 60,45 euro). L’ad Luigi Lovaglio punta a ottenere da Intesa Sanpaolo (-1,36% a 5,88 euro) un altro rilancio per gli azionisti della banca senese.
L’assemblea di Mediobanca (-1,49% a 25,38 euro) ha invece dato il proprio via libera alla fusione in Mps, grazie anche al voto favorevole di Rocca Salimbeni. L’operazione, tuttavia, non potrà essere realizzata perché il voto contrario espresso dagli azionisti di Siena ha fatto venire meno una condizione essenziale del progetto.
Nel settore delle utility regge alle vendite Italgas (+0,16% a 8,89 euro) che ha registrato nei primi nove mesi del 2026 un utile netto rettificato di 585,5 milioni di euro, +18% su base annua. Mentre i ricavi rettificati sono saliti del 10% su base annua a 1,98 miliardi. La società ha firmato un accordo vincolante per acquisire il 22,5% di Floene, principale distributore di gas in Portogallo, per 120 milioni.
Inoltre Leonardo perde l’1,45% a 51 euro anche se la controllata statunitense Leonardo Drs nel terzo trimestre ha registrato ricavi per 1,10 miliardi di dollari, +11% su base annua, un utile netto di 115 milioni, +60%, e un ebitda adjusted di 149 milioni, +27%. Gli ordini hanno raggiunto quota 1,60 miliardi, con un rapporto ordini/ricavi di 1,50 volte, mentre il portafoglio ordini finanziato è salito al livello record di 5,60 miliardi, +21%. La società ha aumentato inoltre la guidance 2026 su ricavi, ebitda adjusted e utile per azione adjusted.
Ancora peggio Amplifon (-12% a 11,49 euro) anche se ha confermato le previsioni per il 2026 dopo avere chiuso il terzo trimestre con una crescita organica del 3,6% e un miglioramento della redditività. Il gruppo leader nelle soluzioni per l'udito ha registrato ricavi trimestrali pari a 575 milioni di euro, mentre l'utile netto adjusted è salito del 38,7% a 26,6 milioni. La società ha inoltre evidenziato una forte generazione di cassa, con free cash flow adjusted più che raddoppiato a 79,1 milioni.
Conti anche per Edison (+1% a 1,87 euro l’azione di risparmio, l’unica quotata). Ha chiuso i primi nove mesi con ricavi a 14,4 miliardi, in crescita rispetto ai 13,325 miliardi dei primi nove mesi del 2025, un ebitda in contrazione a 878 milioni e un utile a 143 milioni da 251 milioni. Nei primi nove mesi del 2026 le attività rinnovabili e clienti e servizi costituiscono il 45% dell’ebitda del gruppo, con l’obiettivo di raggiungere progressivamente il 70% al 2030. Confermata la stima di un ebitda per il 2026 tra 1,1 e 1,2 miliardi.
Infine, Officina Stellare (+0,36% a 56,4 euro all’Egm) ha perfezionato il 29 ottobre l’acquisizione del 100% di Mavel, specializzata in motori elettrici senza terre rare. E completato l’aumento di capitale da 2 milioni di euro riservato al venditore, che acquisisce lo 0,25% del capitale post-money. L’operazione rafforza le competenze nell’elettrificazione per aerospazio e difesa, integrando le piattaforme proprietarie di intelligenza artificiale di Mavel nella progettazione ingegneristica.
Borse europee attese in calo (-0,45% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta di riflesso al future sul Nasdaq 100 (-1,89%) dopo che le trimestrali di Intel e Amazon, pubblicate il 29 ottobre dopo la chiusura dei mercati statunitensi, non hanno fornito rassicurazioni. Anzi, il titolo Intel è crollato del 23% all’after hours in seguito alla pubblicazione di risultati deboli e di previsioni finanziarie deludenti. Mentre Amazon ha perso il 7,44% nelle contrattazioni di fine giornata dopo aver bruciato liquidità nel terzo trimestre.
Il rendimento del Treasury Usa 10 anni scende al 4,91% dopo che i dati hanno mostrano che l’economia statunitense è cresciuta più rapidamente del previsto nel terzo trimestre, poiché la spesa dei consumatori e gli investimenti delle imprese trainati dall’intelligenza artificiale hanno controbilanciato l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio derivante dal conflitto in Medio Oriente.
Mentre il rendimento del Btp 10 anni è stabile al 4,49%. Il Consiglio direttivo della Bce il 29 ottobre ha lasciato i tassi invariati all’unanimità, dopo aver discusso apertamente un possibile rialzo. Rispetto a settembre sono cambiati due elementi: i prezzi dell’energia sono saliti in modo significativo ed è aumentato il costo del finanziamento a lungo termine, spiega Martina Daga, macro economist di AcomeA Sgr. Per ora la Bce non vede rischi materiali di effetti di secondo round. Il comunicato ha introdotto però un elemento nuovo, cioè il peso che condizioni finanziarie più restrittive potranno avere su inflazione e crescita.
«Il messaggio è che la Bce prende tempo. Prima di muoversi vuole vedere le nuove proiezioni dello staff, due dati di inflazione, il pil, la produzione industriale, la Bank Lending Survey, i dati sul mercato del lavoro e i Pmi. Il bias però è chiaro: la presidente Lagarde ha detto che la situazione attuale «could have warranted a hike» e che, se i dati la confermeranno, «the sense of direction is quite clear». Il rialzo è stato rinviato, non escluso», afferma Martina Daga.
Sul fronte dei rendimenti sovrani, con l’attenzione del mercato concentrata sulla Francia (tasso degli Oat in aumento al 4,937%), Lagarde ha letto il rialzo dei tassi a lungo termine come un fenomeno globale. Ha ricordato che i Paesi ad alto debito devono mettere in conto tassi elevati ancora a lungo, e quindi misure di bilancio adeguate.
E su un eventuale intervento della Bce, conclude l’economista di di AcomeA Sgr, si è limitata a ribadire che gli strumenti esistono (TPI, Transmission Protection Instrument) e che possono essere usati in caso di movimenti «unwarranted and disorderly» che ostacolino la trasmissione della politica monetaria. Non ha citato uno strumento specifico né chiarito quando un movimento diventi «disordinato», indicazioni che una parte del mercato forse si aspettava.
Il petrolio sale sulla scia dei segnali che indicano una possibile ripresa degli attacchi militari statunitensi contro l’Iran, uno scenario che rischia di provocare nuove turbolenze in Medio Oriente e compromettere i flussi energetici. Il future sul Brent si porta sopra 112 dollari al barile (+1,2%), mentre quello sul Wti viaggia a 103 dollari al barile (+1%). Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, un alto comandante militare ha illustrato al presidente, Donald Trump, le possibili opzioni militari. Il presidente statunitense ha ripetutamente lasciato intendere che potrebbe ordinare la ripresa degli attacchi aerei contro Teheran dopo le elezioni di metà mandato della prossima settimana.
Il Brent ha registrato un rialzo del 12% a ottobre, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sei mesi, nonostante la ripresa dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. I produttori sono infatti riusciti a spedire le proprie forniture anche in presenza di rischi elevati per la navigazione. A sostenere i prezzi hanno contribuito anche le scorte ridotte e la limitata disponibilità di prodotti raffinati, in parte a seguito delle ripetute ondate di attacchi ucraini contro gli impianti di lavorazione del petrolio in Russia. L’esercito ucraino ha sospeso gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe in seguito alle pressioni del presidente Trump. La sospensione potrebbe protrarsi fino a dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre. Tuttavia, le forze russe hanno condotto nella notte un massiccio attacco contro l’Ucraina.
«Anche se i flussi fisici dovessero tornare alla normalità, per gli operatori sarà difficile mantenere a lungo posizioni ribassiste in assenza di un accordo formale di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran», indica Naohiro Niimura di Market Risk Advisory, riferendosi agli investitori che scommettono su un calo dei prezzi del greggio.
I rischi per la regione sono tornati sotto i riflettori dopo due distinti attacchi contro petroliere nelle acque intorno allo Stretto. Secondo la Uk Maritime Trade Operations, il 29 ottobre una nave è stata colpita da un proiettile di provenienza sconosciuta mentre transitava in uscita dallo Stretto, mentre una seconda è stata avvicinata da una piccola imbarcazione che ha fissato cariche esplosive allo scafo. Nel frattempo, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen ha intercettato e distrutto un drone lanciato dai ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, in direzione della regione della Mecca.
In vista del voto negli Stati Uniti, i sondaggi nazionali indicano che la guerra in Iran è impopolare e che molti elettori sono insoddisfatti anche dell'aumento del costo della vita, compreso quello dei carburanti. I prezzi medi del diesel sono infatti aumentati di quasi l'80% dall'inizio dell'anno, raggiungendo un livello record a settembre. «Le elezioni statunitensi rappresentano il prossimo importante fattore geopolitico in grado di influenzare i mercati petroliferi», sottolineano Daniel Hynes e Soni Kumari, strategist di Anz Group. «La possibilità che le ostilità riprendano dopo il voto ha accresciuto l'incertezza su un mercato fisico già estremamente fragile».
In Israele, il primo ministro, Benjamin Netanyahu, e i suoi alleati hanno conquistato 53 seggi nelle elezioni generali tenutesi questa settimana, superando i 48 seggi ottenuti dal blocco dell’opposizione, ma senza raggiungere la maggioranza necessaria per governare autonomamente, senza ulteriori sostegni parlamentari.
L’euro si apprezza dello 0,09% a 1,1184. Il pil della Francia nel terzo trimestre è sceso dello 0,1% sia a livello congiunturale sia tendenziale, secondo le stime preliminari. Si tratta di un risultato peggiore delle aspettative di mercato, che puntavano su un incremento, seppur minimo.
Alle 08:45 è attesa l’inflazione a ottobre preliminare sempre della Francia e alle il pil del terzo trimestre e l’inflazione a ottobre preliminare della Spagna. Alle 10 tocca al pil del terzo trimestre dell’Italia e della Germania, alle 11 a quello dell’Eurozona e all’inflazione a ottobre preliminare dell’Italia. Per poi passare alle 14 a quella della Germania. unico dato macro Usa alle 14:45 il Pmi Chicago di ottobre.
Sul listino milanese attenzione a Mps dopo che l’assemblea degli azionisti il 29 ottobre ha bocciato la fusione con Mediobanca e le due ops: una su Banco Bpm e l’altra su Banca Generali. L’ad Luigi Lovaglio punta a ottenere da Intesa Sanpaolo un altro rilancio per gli azionisti della banca senese.
L’assemblea di Mediobanca ha invece dato il proprio via libera alla fusione in Mps, grazie anche al voto favorevole di Rocca Salimbeni. L’operazione, tuttavia, non potrà essere realizzata perché il voto contrario espresso dagli azionisti di Siena ha fatto venire meno una condizione essenziale del progetto.
Nel settore delle utility Italgas ha registrato nei primi nove mesi del 2026 un utile netto rettificato di 585,5 milioni di euro, +18% su base annua. Mentre i ricavi rettificati sono saliti del 10% su base annua a 1,98 miliardi. La società ha firmato un accordo vincolante per acquisire il 22,5% di Floene, principale distributore di gas in Portogallo, per 120 milioni.
In evidenza anche Leonardo attraverso la controllata statunitense Leonardo Drs. Nel terzo trimestre ha registrato ricavi per 1,10 miliardi di dollari, +11% su base annua, un utile netto di 115 milioni, +60%, e un ebitda adjusted di 149 milioni, +27%. Gli ordini hanno raggiunto quota 1,60 miliardi, con un rapporto ordini/ricavi di 1,50 volte, mentre il portafoglio ordini finanziato è salito al livello record di 5,60 miliardi, +21%. La società ha aumentato inoltre la guidance 2026 su ricavi, ebitda adjusted e utile per azione adjusted.
Invece, Amplifon ha confermato le previsioni per il 2026 dopo avere chiuso il terzo trimestre con una crescita organica del 3,6% e un miglioramento della redditività. Il gruppo leader nelle soluzioni per l'udito ha registrato ricavi trimestrali pari a 575 milioni di euro, mentre l'utile netto adjusted è salito del 38,7% a 26,6 milioni. La società ha inoltre evidenziato una forte generazione di cassa, con free cash flow adjusted più che raddoppiato a 79,1 milioni.
Conti anche per Edison. Ha chiuso i primi nove mesi con ricavi a 14,4 miliardi, in crescita rispetto ai 13,325 miliardi dei primi nove mesi del 2025, un ebitda in contrazione a 878 milioni e un utile a 143 milioni da 251 milioni. Nei primi nove mesi del 2026 le attività rinnovabili e clienti e servizi costituiscono il 45% dell’ebitda del gruppo, con l’obiettivo di raggiungere progressivamente il 70% al 2030. Confermata la stima di un ebitda per il 2026 tra 1,1 e 1,2 miliardi.
Infine, Officina Stellare ha perfezionato il 29 ottobre l’acquisizione del 100% di Mavel, specializzata in motori elettrici senza terre rare. E completato l’aumento di capitale da 2 milioni di euro riservato al venditore, che acquisisce lo 0,25% del capitale post-money. L’operazione rafforza le competenze nell’elettrificazione per aerospazio e difesa, integrando le piattaforme proprietarie di intelligenza artificiale di Mavel nella progettazione ingegneristica.
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