Borse europee attese in calo (-0,32% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta mentre gli investitori attendono le rispettive decisioni di politica monetaria della Banca del Canada (14:45) e della Fed (19:00), previste nel corso della giornata.
Le aspettative sono che la prima aumenti i tassi di interesse e che la seconda li mantenga invariati, anche se gli analisti di JP Morgan hanno previsto almeno due voti dissenzienti di orientamento restrittivo per la banca centrale statunitense. Gli operatori di mercato si concentreranno sulle dichiarazioni del presidente, Kevin Warsh (19:30 la conferenza stampa). Intanto la Reserve Bank of New Zealand ha sorpreso i mercati, mantenendo i tassi al 2,75% con un voto risicato, facendo scendere il kiwi di oltre l’1% fino al minimo di seduta di 0,5583 dollari.
Sul fronte politico prosegue lo scrutinio per l'elezione della 26esima Knesset in Israele. Finora, secondo la Commissione elettorale centrale, è stato scrutinato il 41,09% dei voti. Con 57 seggi previsti, il blocco di Netanyahu è passato in vantaggio: il Likud è in testa con 28 seggi, 47 invece i seggi conquistati dal blocco di opposizione di Esenkot. In base ai dati preliminari nessuno dei due blocchi ha ancora ottenuto quindi la maggioranza necessaria di 61 seggi.
Yashar, il partito guidato dal principale rivale politico di Netanyahu, l'ex capo militare Gadi Eisenkot, avrebbe 21 seggi. La Lista Unita, a maggioranza araba, è la terza fazione più grande con 12 seggi, seguita da Beyachad con 11. I Democratici, l'alleanza Sionismo Religioso-Zehut, il partito di estrema destra Otzma Yehudit e il partito ultraortodosso Shas avrebbero ottenuto ciascuno sette seggi. I risultati parziali lasciano ancora sia Netanyahu sia Eisenkot di fronte a ostacoli significativi nella formazione di una coalizione di governo, con i partiti arabi che potrebbero esercitare una notevole influenza. I dati rimangono preliminari, con quasi il 59% delle schede ancora da scrutinare.
Il prezzo del petrolio è salito dopo la diffusione della notizia secondo cui gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi militari contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato della prossima settimana. Il future sul Brent si apprezza dell’1,7% a 111,26 dollari al barile, dopo due giorni di ribassi, mentre quello sul Wti dell’1,7% a 101,61 dollari al barile. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime, gli Stati Uniti hanno chiesto a diversi Paesi del Golfo Persico di prepararsi a una campagna militare breve e intensa. Il presidente, Donald Trump, non ha ancora deciso se procedere, ma sarebbe orientato verso un attacco su larga scala dopo le elezioni.
«Il mercato sta scontando una probabilità maggiore di una nuova escalation», sottolinea Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime di Ing. «I prezzi del petrolio restano sensibili agli sviluppi nel Golfo Persico, in particolare alle eventuali decisioni degli Stati Uniti dopo le elezioni di metà mandato». Il Brent è quasi raddoppiato dall’inizio dell’anno, mentre il conflitto, iniziato a febbraio, ha sconvolto i flussi energetici. Dopo le elezioni israeliane, il 3 novembre gli elettori americani si recheranno alle urne per le elezioni di metà mandato. I sondaggi indicano un netto calo del sostegno degli elettori al Partito repubblicano.
Tuttavia, esiste «una possibilità molto concreta che il presidente Trump perda Benjamin Netanyahu, il suo partner disposto a partecipare alla guerra contro l’Iran», affermka Robert Yawger, direttore della divisione dei futures energetici presso Mizuho Securities. «Il voto in Israele potrebbe essere considerato un’anticipazione di ciò che ci si può aspettare dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti».
In questo contesto il dollaro resta forte, con l’euro che passa di mano a 1,1120 dollari (-0,03%), in attesa alle 8 della fiducia dei consumatori a novembre della Germania, alle 10 delle vendite industriali ad agosto dell’Italia, alle 12 dell’indice settimanale richieste mutui degli Stati Uniti, alle 13:30 della bilancia commerciale a settembre, alle 15:30 dei dati sulle scorte e produzione di greggio.
Sul listino milanese attenzione a Unicredit che dovrà mantenere dal 1 gennaio 2027 un requisito patrimoniale minimo in termini di Cet1 ratio del 10,21%, con Pillar 2 Capital Requirement invariato a 200 punti base. Al 30 giugno 2026 il Cet1 ratio consolidato era al 14,26%.
Restando nel comparto bancario, Intesa Sanpaolo ha ricevuto dalla Bce l'autorizzazione ad assumere il controllo di Mps. L’ad di Ca’ de Sass ha detto che la banca è favorevole a che Generali resti indipendente ed è pronta a lavorare al fianco degli altri investitori chiave nel maggior assicuratore del Paese per raggiungere questo obiettivo.
Anche Intesa Sanpaolo ha ricevuto dalla Bce la decisione finale Srep sul requisito patrimoniale consolidato dal 1 gennaio 2027, con Cet1 ratio richiesto al 10,01%. Al 30 giugno 2026 il Cet1 ratio era al 13,1%.
Quanto a Poste non considera strategica l’attività brasiliana di Tim, di cui ha acquisito il controllo, come ha detto l’amministratore delegato, Matteo Del Fante.
Invece il governo è in trattative con Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e la tedesca Rheinmetall per iniziative a sostegno dell'ex Ilva. A proposito di Leonardo, si prepara una finalissima tra big in India per la fornitura di 200 elicotteri militari leggeri. Il Defence Acquisition Council ha approvato il 26 ottobre l’acquisizione dei velivoli destinati all’Esercito e all’Aeronautica.
Ora si apre la fase della competizione per la maxi-commessa stimata in 1,9 miliardi di euro. Tra i gruppi interessati c’è Leonardo, attraverso l’alleanza con il colosso indiano Adani Defence & Aerospace. Se parteciperanno alla gara, Leonardo e Adani D&A dovrebbero vedersela con Tata Advanced Systems, alleata di Airbus, e l’americana Bell. Quarto possibile contendente è un altro gruppo indiano, Hindustan Aeronautics.
Stellantis è attesa al test dei conti. Ha superato le attese sui ricavi, ma ha consumato più cassa di quanto previsto dal consenso. Chiude il terzo trimestre con l’Europa in perdita operativa e una perdita netta a livello globale. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha registrato un fatturato di 37,6 miliardi di euro, in crescita dell’1% rispetto a un anno prima e superiore ai 36,37 miliardi attesi dal consenso Bloomberg. Il free cash flow industriale è invece negativo per 4 miliardi, contro un assorbimento previsto di 3,4 miliardi.
Nel settore oil si segnala che Hsbc ha alzato il target price su Eni da 25,5 a 27 euro, ribadendo il rating hold. Nel comparto delle utility Edison ha fatto sapere che QatarEnergy ha esteso fino a fine dicembre la forza maggiore sulle consegne di gas naturale liquefatto in Italia, coinvolgendo complessivamente 38 carichi per circa 5 miliardi di metri cubi di gas da inizio aprile. Al 27 ottobre sono stati sostituiti 27 carichi, pari a circa 2,7 miliardi di metri cubi.
E se Webuild è stata selezionata come preferred bidder per il lotto 1B del corridoio ferroviario Lobito in Zambia, da realizzare in joint venture, per una linea greenfield di circa 517 km, Stm può beneficiare indirettamente del fatto che SK Hynix ha intenzione di restituire agli azionisti altri 45 miliardi di dollari circa, dopo che gli utili sono aumentati di sette volte, superando le aspettative. Il risultato riflette la solidità del programma di sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale che sta alimentando la domanda di chip.
Il secondo produttore mondiale di chip di memoria ha ribadito di aspettarsi che le carenze di questi componenti, fondamentali per gli acceleratori di Nvidia, persistano almeno fino al 2030. L’azienda investirà ingenti risorse per ampliare la capacità produttiva, dopo aver già esaurito gli ordini disponibili di memorie convenzionali e di memorie ad alta larghezza di banda destinate all’AI fino al 2029.
L’annuncio è arrivato dopo che SK Hynix ha registrato, nel trimestre conclusosi a settembre, un utile operativo di 83.300 miliardi di won (62,5 miliardi di dollari), superando le previsioni di oltre il 7%. Il gruppo conta di restituire agli azionisti 60.000 miliardi di won nel resto dell’esercizio finanziario, attraverso riacquisti di azioni proprie e dividendi. Questa cifra si aggiunge ai 40.000 miliardi di won già annunciati in precedenza. Una parte consistente di queste risorse deriva dalle plusvalenze realizzate grazie alla vendita di azioni Kioxia avvenuta all’inizio di quest’anno.
Infine, Maire, premiata il 27 ottobre dopo i conti e una guidance 2026 più ambiziosa, non vede particolari vincoli alla realizzazione dei progetti in Medio Oriente nel 2027 e ritiene possibile anche una lieve accelerazione se la situazione resterà invariata. (riproduzione riservata)