Le borse europee restano in rosso (Dax -0,24%, Cac40 -1,09%, Ftse100 -0,36% e Ftse Mib -0,6% a 45.162 punti alle 11:25 con tutti i finanziari e i titoli del lusso in difficoltà, questi ultimi a causa del flop di Lvmh a Parigi post conti deludenti; pesanti anche Recordati e Stellantis) nonostante i futures statunitensi positivi (+0,07% quello sul Dow Jones e +0,34% quello sull’S&p500). L’euro storna dello 0,46% dopo aver toccato la soglia psicologica di 1,20 nei confronti del dollaro. A gennaio l'indice di fiducia dei consumatori in Italia è salito leggermente da 96,6 a 96,8 e quello delle imprese da 96,6 a 97,6.
Tra i consumatori, l'Istat ha evidenziato un lieve miglioramento delle opinioni sul quadro economico nazionale e sulla situazione futura, mentre le valutazioni sulla sfera corrente e personale sono improntate ad una maggior cautela: l’indice sul clima economico è aumentato da 97 a 97,4 e quello futuro da 91,6 a 92,3; quello sul clima personale è passato da 96,4 a 96,6 e quello corrente è rimasto stabile. Con riferimento alle imprese, l'indice di fiducia è cresciuto nei servizi di mercato (da 100,2 a 103,4) e nella manifattura (da 88,5 a 89,2) mentre è diminuito nelle costruzioni (da 101,0 a 99,8) e, soprattutto, nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 102,5).
Con il mini dollaro l’oro è balzato fino a un nuovo massimo storico a 5.311,43 dollari l’oncia. D’altra parte il presidente statunitrense, Donal Trump, non è preoccupato per l’indebolimento del dollaro statunitense negli ultimi giorni. «Questa affermazione ha ulteriormente alimentato il rally dei mercati dei metalli preziosi, spingendo i prezzi di oro e argento, rispettivamente, sopra i 5.300 e i 116 dollari l’oncia (116,10 dollari l’oncia, ndr)», osserva per Carsten Menke, Head Next Generation Research di Julius Baer.
La sensibilità dei metalli ai movimenti del dollaro Usa è aumentata in modo significativo negli ultimi tempi, riflettendo il suo potenziale declino molto più del suo effettivo declino. «Il «debasement trade« è di nuovo pienamente in atto. I flussi prevalgono sui fondamentali, rendendo l’analisi tecnica uno strumento più adatto rispetto all’analisi fondamentale», precisa Carsten Menke.
Sebbene il dollaro statunitense sia in calo di poco più del 3% dall’inizio dell’anno, oro e argento registrano rialzi del 20% e il 60%. Chiaramente, «la performance va ben oltre il declino effettivo del dollaro. Essa riflette le crescenti preoccupazioni legate ai giochi di potere politico che Trump sta portando avanti, sia a livello interno sia internazionale, e ruota quindi attorno al potenziale indebolimento del dollaro», spiega l’esperta.
Detto ciò, «a nostro avviso l’entità dei movimenti di prezzo non sembra avere origine nei mercati fisici. I trader sui futures a breve termine e di tipo speculativo sono al comando, utilizzando sia le borse tradizionali sia, sempre più, piattaforme basate su blockchain, come Hyperliquid. L’argento è diventato il terzo mercato più attivo su Hyperliquid, dopo Bitcoin ed Ethereum», nota Carsten Menke. «Al momento i flussi stanno dominando i fondamentali, che restano comunque generalmente favorevoli per oro e argento. Per ora manteniamo le nostre view consolidate – costruttivi sull’oro e neutrali sull’argento – ma rivedremo i nostri target di prezzo».
Borse europee negative, eccetto Londra (+0,08%), in avvio di seduta (Francoforte -0,10%, Parigi -0,83% e Milano -0,18% a 45.358 punti) in attesa alle 20 del verdetto della Fed che dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse nel range 3,50%-3,75%. Gli operatori si concentrano soprattutto sugli sviluppi legati all'indipendenza dell'istituto centrale americano e al successore del presidente, Jerome Powell, che potrebbe essere annunciato già nei prossimi giorni. Tra i favoriti alla successione Rick Rieder di BlackRock e l'ex esponente della Fed, Kevin Warsh.
Il 27 gennaio il presidente statunitense, Donald Trump, ha ribadito di volere un taglio dei tassi. E ha definito «ottimo» l'attuale livello del dollaro, commenti che hanno ulteriormente indebolito il biglietto verde già sui minimi da febbraio 2022. L’euro, infatti, vale 1,20 dollari e il franco svizzero viaggia ai massimi da dieci anni.
La debolezza del cambio sconta le attese di nuovi tagli dei tassi, l'incertezza sui dazi dell’amministrazione Trump, le tensioni di politica economica e l'aumento del debito pubblico Usa, fattori che erodono la fiducia degli investitori. Il tycoon ha negato di voler spingere la valuta più in basso, affermando di voler, invece, che il cambio trovi «il proprio livello». Con l'anno nuovo si è passati alla crisi diplomatica sulla Groenlandia e ai segnali che gli Usa sono disposti ad agire con la vendita di dollari per aiutare il Giappone a rilanciare lo yen.
Lato macro, l’indice che misura la fiducia dei consumatori, pubblicato dall'istituto di ricerche di mercato GfK, è salito a -24,1 punti a febbraio da -26,9 punti del mese precedente, superando le aspettative degli economisti che prevedevano un lieve aumento a -26 punti.
Lo spread Btp/Bund scende a 58 punti base con il rendimento del Btp 10 anni al 3,45% mentre prosegue abbondante l'offerta attraverso aste regolari sia per la Germania, che mette a disposizione 6 miliardi di Bund febbraio 2036, sia per la Grecia con titoli di Stato a 13 settimane.
Attivo anche il Tesoro italiano che offre 7,5 miliardi di euro di Bot a un anno. Il 27 gennaio sul mercato grigio di Mts il rendimento del titolo in asta valeva il 2,051% da confrontare con il 2,036% del collocamento di fine novembre. Invece il 29 gennaio Via XX Settembre colloca massimi 8,5 miliardi nelle riaperture di due Btp e di un Ccteu.
Sul listino milanese Mps che riunisce il cda da per deliberare sulla procedura di formazione della lista di candidati del board sale dello 0,19% a 8,786 euro.
Invece, Unicredit (-0,19% a 73,74 euro) sta pianificando due importanti operazioni di trasferimento del rischio legate a prestiti per 5 miliardi di euro. La più consistente riguarda un portafoglio di crediti corporate per 3,5 miliardi, mentre la seconda coinvolge posizioni di consumer credit per 1,5 miliardi. Le operazioni, riferisce Bloomberg, ripreso da MF-Milano Finanza, potrebbero essere concluse già nel primo trimestre.
Qualche acquisto su Generali (+0,27% a 33,32 euro) che ha comunicato che avvierà un programma di riacquisto di azioni proprie: prevede l'acquisto massimo di 7,2 milioni di azioni proprie per 18 mesi (fino a ottobre 2026) e per un controvalore complessivo massimo non superiore a 280 milioni di euro. Il buyback inizia oggi 28 gennaio e si concluderà entro marzo. Attualmente, Generali e le sue controllate detengono 46.606.923 azioni proprie pari al 3,01% del capitale sociale.
Nel caso, inoltre, di Poste Italiane (-0,14% a 22,08 euro) si segnala che Barclays ha alzato il target price da 20 a 21,5 euro (rating equalweight). Quanto a Pirelli (-0,22% a 6,31 euro), la proposta cinese di confinare le attività del gruppo degli pneumatici finite nel mirino delle autorità statunitensi in un veicolo totalmente controllato dagli italiani viene vista con attenzione e favore dal governo Meloni. È questa l’indicazione di base che emerge da alcuni fonti consultate da MF-Milano Finanza, a proposito della riunione del Comitato Golden Power che già questa settimana ha cominciato a esaminare la questione della governance del gruppo dopo la rottura tra il medesimo e Sinochem.
Nel settore del lusso Salvatore Ferragamo perde il 6,87% a 6,235 euro dopo aver chiuso il quarto trimestre del 2025 con ricavi in linea con le stime a 282 milioni di euro, in calo del 2% a cambi costanti penalizzati soprattutto dalla debolezza delle vendite nell'area Europa e Medio Oriente-Africa (Emea) e del canale wholesale. Male anche Moncler (-3,28% a 48 euro) e Brunello Cucinelli (-1,67% a 78,78 euro) con il colosso del lusso Lvmh che perde il 7,4% a Parigi dopo i conti sotto le attese. Ha chiuso il 2025 con un fatturato di 80,8 miliardi di euro, in calo del 5% o dell'1% a livello organico.
Nel comparto tech, Stm balza del 3,97% a 25,4 euro in scia ad Asml (+5,21%) che ha registrato ordini oltre le attese grazie alla crescita degli investimenti nella capacità produttiva di chip per l'intelligenza artificiale. Il fornitore di apparecchiature per chip per computer ha anche annunciato un taglio di 1.700 posti di lavoro, pari al 3,8% del totale.
Al contempo, la Cina ha approvato il primo lotto di importazioni di chip Nvidia H200 per l'intelligenza artificiale, secondo quanto hanno detto a Reuters alcune fonti, segnando un cambiamento di posizione.
ByteDance, Alibaba e Tencent hanno ricevuto l'approvazione per l'acquisto di oltre 400.000 chip H200 in totale, mentre altre imprese si stanno aggiungendo per le successive approvazioni. Il via libera è arrivato durante la visita di Jensen Huang, ceo di Nvidia, in Cina questa settimana, hanno aggiunto le fonti.
Infine, Eurotech ha approvato il piano 2026-2030, insieme a un aumento di capitale in opzione per un controvalore massimo di 17,49 milioni, finalizzato a sostenere l'attuazione della strategia e a riequilibrare la struttura finanziaria del gruppo.
La società ha previsto una fase iniziale di stabilizzazione e moderata crescita dei ricavi nel 2026 e nel 2027, con il ritorno a un ebitda positivo già nel 2026, sostenuto da un incremento degli ordini del 25% a fine 2025 rispetto all'anno precedente e dal completamento delle azioni di razionalizzazione avviate. Nel 2027 è atteso il ritorno a un ebit positivo, mentre dal 2028 è previsto un percorso di crescita più significativo, con ricavi stimati intorno a 80 milioni nello stesso anno e a 100 milioni nel 2030.
L'aumento di capitale prevede l'emissione di quasi 21 milioni (20.996.436) di nuove azioni ordinarie, offerte nel rapporto di sei nuove azioni ogni 11 possedute, al prezzo di 0,833 ciascuna, comprensivo di sovrapprezzo, con uno sconto dell’11,5% rispetto al prezzo teorico ex diritto (Terp) sulla base del prezzo di riferimento del 27 gennaio (-8% a 0,92 euro l’azione il 28 gennaio) e del 13,3% rispetto al Terp calcolato sulla base della media di prezzi di riferimento delle azioni degli ultimi 30 giorni
L'azionista di riferimento Emera Srl si è impegnato a sottoscrivere la quota di propria competenza e le eventuali azioni rimaste inoptate fino a un importo massimo di 11,4 milioni. L'offerta si svolgerà dal 2 al 19 febbraio.
Borse europee attese positive (+0,50% il futures sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta con i forti rialzi a Wall Street e in Asia dei titoli tecnologici e di quelli legati all’intelligenza artificiale, in vista delle importanti trimestrali delle big tech statunitensi, che compensano la cautela prima della decisione della Federal Reserve alle 20 (alle 20:30 la conferenza stampa del presidente Jerome Powell) sui tassi di interesse prevista più tardi nella giornata.
A Wall Street l’indice S&P500 il 27 gennaio ha toccato nuovi massimi grazie all’ottimismo sugli utili societari e alla continua domanda legata all’AI. Anche i futures sugli indici azionari statunitensi scambiano in rialzo (+0,41% quello sull’S&P500). Il calendario delle trimestrali statunitensi prevede la pubblicazione dei risultati di Microsoft, Meta e Tesla in giornata, mentre Apple è attesa per giovedì 29 gennaio.
Mentre la Fed terrà la sua prima riunione del 2026. L'aspettativa generale è che i tassi di riferimento rimarranno invariati al 3,75%. In uno scenario che, curiosamente, ricorda la sequenza di tagli e pause del 2024 (quando la Fed ha tagliato i tassi tre volte per poi fare una pausa di nove mesi), sottolinea Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, si prevede che la Fed interrompa l'attuale ciclo di tagli dei tassi di interesse dopo averli abbassati di 75 punti base dal settembre 2025. Il mercato attribuisce una probabilità del 20% a un ulteriore taglio prima che Powell lasci il suo incarico di presidente a maggio e prezza quasi due tagli completi entro la fine dell’anno, «uno scenario che riteniamo ingiustificato in assenza di un marcato deterioramento del mercato del lavoro», avverte Thozet.
La domanda è: perché questa volta si prevede una pausa nell'attuale ciclo di tagli? «Ci sono quattro ragioni importanti dietro questa decisione: l’economia statunitense continua a dimostrarsi resiliente e le preoccupazioni per un forte rallentamento del ciclo, emerse nella prima metà del 2025, si stanno attenuando. Il recente rallentamento sembra sempre più essere stato solo una fase temporanea di debolezza, probabilmente legata all’elevata incertezza di politica economica, parte della quale sembra ora ridursi, in particolare sul fronte delle relazioni commerciali sino-americane», spiega Thozet.
Guardando avanti, «ci aspettiamo una riaccelerazione dell’economia statunitense, sostenuta da un prolungato boom degli investimenti in conto capitale trainato dall’intelligenza artificiale e da un significativo stimolo fiscale derivante dai rimborsi fiscali che entreranno in vigore questa primavera, senza contare», precisa Thozet, «il rischio che Trump introduca ulteriori misure di allentamento fiscale per sostenere i consumi delle famiglie in vista delle elezioni di medio termine».
Comunque, un numero crescente di indicatori segnala elementi positivi nell’economia americana: nel mercato del lavoro (tasso di disoccupazione in stabilizzazione, minori annunci di licenziamenti), nei consumi (miglioramento del Consumer Sentiment Index dell’Università del Michigan e vendite al dettaglio robuste), così come nei settori immobiliare e manifatturiero. Con i tassi di policy ridotti di 75 punti base negli ultimi quattro mesi, la politica monetaria si sta avvicinando al tasso di interesse neutrale, stimato intorno al 3%.
Di conseguenza, la Fed ha meno urgenza di procedere con ulteriori tagli. In questo contesto, «manteniamo una visione negativa sui rendimenti dei titoli di Stato statunitensi (il 10 anni rende il 4,22%, ndr), con una propensione verso un aumento della curva. I rendimenti obbligazionari a più lungo termine restano esposti al rischio derivante dalla volontà della Fed di sostenere il mercato del lavoro, nonostante l’inflazione sia sopra il target da 57 mesi consecutivi, nonché da uno scenario di crescita più robusta e inflazione più elevata», conclude Thozet.
L’euro vale 1,20 dollari (-0,26%) in attesa alle 8 dell’indice sulla fiducia dei consumatori a febbraio della Germania, alle 10 dell’indice sulla fiducia dei consumatori e delle imprese a gennaio dell’Italia, alle 13 dell’indice settimanale richieste mutui degli Stati Uniti e alle 16:30 del dato sulle scorte settimanali di petrolio che al momento fotografa il futures sul Wti in calo dello 0,63% a 62,69 dollari al barile e quello sul Brent dello 0,51% a 66,93 dollari al barile.
Sul listino milanese attenzione a Mps che riunisce il cda da per deliberare sulla procedura di formazione della lista di candidati del board.
Invece, Unicredit sta pianificando due importanti operazioni di trasferimento del rischio legate a prestiti per 5 miliardi di euro. La più consistente riguarda un portafoglio di crediti corporate per 3,5 miliardi, mentre la seconda coinvolge posizioni di consumer credit per 1,5 miliardi. Le operazioni, riferisce Bloomberg, ripreso da MF-Milano Finanza, potrebbero essere concluse già nel primo trimestre.
Mentre Generali ha comunicato che avvierà un programma di riacquisto di azioni proprie: prevede l'acquisto massimo di 7,2 milioni di azioni proprie per 18 mesi (fino a ottobre 2026) e per un controvalore complessivo massimo non superiore a 280 milioni di euro. Il buyback inizia oggi 28 gennaio e si concluderà entro marzo. Attualmente, Generali e le sue controllate detengono 46.606.923 azioni proprie pari al 3,01% del capitale sociale.
Quanto a Pirelli, la proposta cinese di confinare le attività del gruppo degli pneumatici finite nel mirino delle autorità statunitensi in un veicolo totalmente controllato dagli italiani viene vista con attenzione e favore dal governo Meloni. È questa l’indicazione di base che emerge da alcuni fonti consultate da MF-Milano Finanza, a proposito della riunione del Comitato Golden Power che già questa settimana ha cominciato a esaminare la questione della governance del gruppo dopo la rottura tra il medesimo e Sinochem.
Nel settore del lusso Salvatore Ferragamo ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con ricavi in linea con le stime a 282 milioni di euro, in calo del 2% a cambi costanti penalizzati soprattutto dalla debolezza delle vendite nell'area Europa e Medio Oriente-Africa (Emea) e del canale wholesale.
Infine, Eurotech ha approvato il piano 2026-2030, insieme a un aumento di capitale in opzione per un controvalore massimo di 17,49 milioni, finalizzato a sostenere l'attuazione della strategia e a riequilibrare la struttura finanziaria del gruppo.
La società ha previsto una fase iniziale di stabilizzazione e moderata crescita dei ricavi nel 2026 e nel 2027, con il ritorno a un ebitda positivo già nel 2026, sostenuto da un incremento degli ordini del 25% a fine 2025 rispetto all'anno precedente e dal completamento delle azioni di razionalizzazione avviate. Nel 2027 è atteso il ritorno a un ebit positivo, mentre dal 2028 è previsto un percorso di crescita più significativo, con ricavi stimati intorno a 80 milioni nello stesso anno e a 100 milioni nel 2030.
L'aumento di capitale prevede l'emissione di quasi 21 milioni (20.996.436) di nuove azioni ordinarie, offerte nel rapporto di sei nuove azioni ogni 11 possedute, al prezzo di 0,833 ciascuna, comprensivo di sovrapprezzo, con uno sconto dell’11,5% rispetto al prezzo teorico ex diritto (Terp) sulla base del prezzo di riferimento del 27 gennaio e del 13,3% rispetto al Terp calcolato sulla base della media di prezzi di riferimento delle azioni degli ultimi 30 giorni
L'azionista di riferimento Emera Srl si è impegnato a sottoscrivere la quota di propria competenza e le eventuali azioni rimaste inoptate fino a un importo massimo di 11,4 milioni. L'offerta si svolgerà dal 2 al 19 febbraio. (riproduzione riservata)