Il Ftse Mib chiude a 48.175 punti, in rialzo dell’1,4%. Tra le blue chip la migliore è Stellantis (+3,5%), seguita da Moncler (+3,2%) e Unicredit (+3,2%). In calo petroliferi e difesa: Eni cede il 2,2%, Tenaris l’1,9%, Finacntieri l’1,1% e Leonardo lo 0,5%. Spread stabile a 76 punti.
Dopo l’avvio dei mercati americani il Ftse Mib viaggia in netto rialzo e intorno alle 16 guadagna l'1,2%, sopra 48.000 punti. Corre Amplifon, che cresce del 5%, mentre cadono i petroliferi Eni (-1,9%) e Tenaris (-1,4%). Spread a 77 punti.
I listini azionari statunitensi hanno aperto positivi, mentre prosegue la stagione delle trimestrali per i principali istituti bancari. Nel dettaglio il Dow Jones guadagna lo 0,3%, l'S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq Composite lo 0,9%. «Nonostante l’avvio del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz. i mercati mostrano una discreta resilienza e sembrano scontare una possibile risoluzione del conflitto nelle prossime settimane», commentano gli strategist di Mps.
Inoltre, secondo fonti riportate dai media, sarebbe in discussione la possibilità di un secondo round di negoziati prima della scadenza del periodo di tregua», proseguono gli esperti. Tuttavia, «le divergenze sulle ambizioni nucleari dell’Iran sono state il principale ostacolo nei negoziati del fine settimana», aggiunge César Pérez Ruiz, head of investments & cio di Pictet Wealth Management.
Il Wall Street Journal riporta inoltre che l’Arabia Saudita starebbe esercitando pressioni per la rimozione del blocco, temendo che tale iniziativa possa innescare un'escalation del conflitto.
Lato macro l’indice dei prezzi alla produzione degli Stati Uniti è aumentato dello 0,5% a livello mensile a marzo, come a febbraio, contro l'incremento dell’1,1% atteso dagli economisti. I prezzi dell’energia sono aumentati dell'8,5% dopo un incremento del 2,1% nel mese precedente, a causa di un balzo del 15,7% dei prezzi della benzina, mentre i prezzi alimentari sono diminuiti dello 0,3% dopo un aumento del 2,4% a febbraio.
Escludendo i prezzi di alimentari ed energia, l’indice core è aumentato dello 0,1%, al di sotto dell'incremento dello 0,4% atteso e più lentamente rispetto allo 0,3% del mese precedente. Su base annua, i prezzi alla produzione hanno registrato un'accelerazione al 4% a marzo dal 3,4% di febbraio, mentre quelli core sono cresciuti del 3,8%. Il tasso annuo dei prezzi alla produzione, escludendo alimentari, energia e servizi commerciali, è salito al 3,6% dal 3,5% del mese precedente. Infine, le vendite comparabili negli Stati Uniti, misurate dal Redbook, sono cresciute del 7% su base annua nella settimana terminata l'11 aprile, rispetto all'incremento del 7,6% dell'ottava precedente.
L’indice Ftse Mib sale dell’1% a quota 48.023 punti alle 14:40 grazie alla spinta di Amplifon, Diasorin, Moncler, Stm, Stellantis e Unicredit. Invece, Leonardo perde lo 0,40% e Fincantieri lo 0,04% dopo che il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele, come ha reso noto la premier, Giorgia Meloni. Il memorandum, che stabilisce una cooperazione nel settore della difesa riguardo allo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica, in precedenza prevedeva un rinnovo ogni cinque anni ed era entrato in vigore il 13 aprile del 2016.
Lo spread Btp/Bund è fermo a 76,76 punti base e l’euro si porta a 1,18 dollari (+0,38%) dopo i dati macro americani. I prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono saliti solo dello 0,5% a marzo su base mensile, dopo il +0,5% rivisto del mese precedente e contro il +1,1% stimato dagli economisti. Su base annua, invece, hanno registrato un incremento del 4% inferiore al consenso (+4,6%) ma superiore al mese precedente (+3,4%).
Futures Usa in leggero rialzo (+0,03% quello sul Dow Jones e +0,18% quello sull’S&P500 alle 13:30) in attesa di un nuovo round di colloqui tra Usa e Iran. Dopo Blackrock anche JP Morgan ha battuto le attese. Il colosso bancario Usa ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile netto di 16,49 miliardi di dollari (5,94 dollari per azione, oltre le previsioni degli analisti di 5,45 dollari), in aumento del 13%.
I ricavi sono stati pari a 50,5 miliardi, poco sopra le attese di 49,2 miliardi e in crescita del 10%. In particolare, il margine di interesse netto si è attestato a 25,5 miliardi (+9%), gli accantonamenti per perdite su crediti a 2,5 miliardi e le svalutazioni sono scese di 16 milioni a 2,3 miliardi.
A Milano l’indice Ftse Mib va sopra 47.900 punti e guadagna lo 0,79% con Amplifon (+4,77%), Stellantis (+2,54%), Ferrari (+1,97%), Moncler (+1,77%) e Diasorin (+1,7%). Dimesse Eni e Fincantieri, in calo entrambe dello 0,69%.
Con i futures Usa in leggero rialzo (+0,12% quello sul Dow Jones e +0,18% quello sull’S&P500 alle 12:10) dopo i conti oltre le attese di Blackrock, i mercati azionari europei consolidano il rialzo (Dax +0,97%, Cac40 +0,62%, Ftse100 +0,09% e Ftse Mib +0,60% a 47.813 punti con Stellantis nel giorno dell’assemblea degli azionisti, Ferrari Moncler e Amplifon che guadagno oltre due punti percentuali; subito dietro Unicredit, Stm e Mediobanca, anche questa nel giorno dell’assemblea degli azionisti).
La premier, Giorgia Meloni, ha detto che è importante portare avanti i negoziati di pace per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, guardando anche alla riapertura dello Stretto di Hormuz. I negoziatori di Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a Islamabad alla fine di questa settimana (non è ancora stata decisa una data).
BlackRock ha riportato un utile rettificato nel primo trimestre pari a 12,53 dollari per azione, in aumento rispetto agli 11,30 dollari dell’anno precedente. Gli analisti interpellati da FactSet si aspettavano 11,65 dollari. I ricavi del trimestre concluso il 31 marzo sono stati pari a 6,7 miliardi, in crescita rispetto ai 5,28 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Gli analisti si attendevano 6,55 miliardi di dollari. Il titolo della società di investimento statunitense sale del 2,5% nelle contrattazioni pre-mercato a Wall Street.
Il dollaro scende nei confronti dell’euro, che vale 1,1795 (+0,33%), avviandosi verso la settima seduta consecutiva di ribasso, sulle speranze degli investitori per una svolta diplomatica in Medio Oriente, nonostante il blocco dei porti iraniani da parte della marina statunitense.
L’indice del dollaro cala dello 0,29% a 97,88. Una serie negativa di sette giorni consecutivi rappresenterebbe per l'indice la più lunga da dicembre 2025, quando gli investitori si stavano preparando a un anno di tagli dei tassi di interesse da parte della Fed e a un generale indebolimento della valuta, un tempo considerata un bene rifugio.
Le borse europee accelerano al rialzo (Francoforte +1%, Londra +0,6%, Parigi +0,3% e Milano +0,82% a 47.918 punti alle 10:25 con Amplifon tra i migliori, +3,94%, seguito da Moncler, +2,4%, e Stellantis +2,99%, tra le banche Intesa Sanpaolo, Mps e Unicredit guadagnano oltre un punto percentuale) mentre l’Arabia Saudita sta facendo pressione sugli Stati Uniti perché revochino il blocco nello Stretto di Hormuz e tornino al tavolo dei negoziati con l'Iran, secondo quanto riporta il Wall Street Journal.
Riad teme che Teheran possa rispondere al blocco chiudendo lo Stretto di Bab el-Mandeb, rotta strategica nel Mar Rosso per le rimanenti esportazioni di petrolio dell'Arabia Saudita.
Con la speranza di un secondo round di colloqui tra Usa e Iran i prezzi del petrolio stornano (future sul Wti -2,33% a 96,76 dollari al barile e sul Brent -0,65% a 98,6 dollari al barile). Scende anche il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam dopo il balzo che ha fatto seguito al fallimento dei colloqui a Islamabad. Il prezzo del gas quota a 45,21 euro a megawattora (-2,5%).
La guerra in Medio Oriente mette in luce quanto sia fondamentale la transizione energetica green per la resilienza e la competitività dell'Europa, secondo Olli Rehn, membro del board Bce. «Rallentare ora la transizione verde sarebbe un grave errore», ha detto il governatore della Banca di Finlandia, precisando che non è ancora chiaro quale effetto avrà la guerra sull'inflazione nel medio termine, sebbene un aumento dell'inflazione complessiva quest'anno sia inevitabile.
Borse europee, eccetto Londra (-0,03%) in rialzo in avvio di seduta (Dax +0,71%, Cac40 +0,21% e Ftse Mib +0,49% a 47.760 punti) visto che c’è ancora speranza per gli accordi di pace tra Usa e Iran, nonostante Washington abbia imposto un blocco navale sui porti iraniani.
Il blocco sullo streeto di Hormuz, entrato in vigore il 13 aprile, peggiora ulteriormente le prospettive per la sicurezza energetica globale e secondo il presidente statunitense, Donald Trump, riguarderebbe le navi iraniane e tutte quelle che pagano un pedaggio. Quelle in avvicinamento al blocco, ha detto il tycoon, saranno eliminate.
Da parte sua Teheran ha minacciato di colpire le navi militari in transito nello Stretto e ritorsioni contro i porti dei Paesi vicini nel Golfo. In questo contesto oggi, 14 aprile, è transitata una petroliera cinese, la prima nave a farlo dall'inizio del blocco.
Lo spread Btp/Bund scende a quota 75,8 punti base con il rendimento del Btp 10 anni al 3,82%. Il segretario del Tesoro Usa Bessent ha detto che la Fed deve adottare un approccio «wait and see» prima di decidere se tagliare i tassi. L’istituto centrale americano fa bene a «stare fermo e osservare» l'evolversi del conflitto.
Sul listino milanese Mps sale dell’1,32% a 8,16 euro dopo che BlackRock, terzo azionista della banca con il 4,9%, voterà a favore della lista presentata da Plt Holding che indica la riconferma di Luigi Lovaglio come ad dell’istituto senese. Vanguard, che detiene circa il 3% di Mps, si avvia invece a sostenere la lista del cda.
Acquisti anche su Mediobanca (+1,45% a 18,24 euro) che riunisce l'assemblea degli azionisti, come Stellantis (+2,63% a 6,87 euro) ed Hera (+0,05% a 4,19 euro). Invece, Tim, che passa di mano a quota 0,659 euro (+0,55%), ha nominato Goldman Sachs ed Evercore come advisor finanziari per assistere il gruppo telefonico nella valutazione dell'opas lanciata da Poste Italiane (+0,32% a 22,2 euro).
Inoltre, nell'ambito della cessione di Sparkle, il cui perfezionamento è atteso per il secondo trimestre del 2026, ha firmato con Boost BidCo, veicolo controllato dal Mef e partecipato da Retelit, un accordo che proroga al 15 ottobre la scadenza definitiva per la chiusura dell'operazione.
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Quanto a Pirelli (+0,99% a 6,125 euro) la cinese Sinochem si riserva di intraprendere azioni legali per tutelare i propri interessi dopo aver ricevuto, la scorsa settimana, il decreto sull'esercizio del golden power da parte del governo italiano sulla corporate governance del gruppo degli pneumatici.
Inoltre, il fondo di investimento europeo Kkcg è salito al 23,2% al termine dell'opa parziale volontaria su Ferretti (-0,54% a 4,08 euro) terminata il 13 aprile. L’imprenditore kuwaitiano Bader Nasser al-Karafi deteneva il 5% della società all'1 aprile rispetto al 3% dichiarato a gennaio, secondo gli aggiornamenti Consob.
E se Danieli (+3,36% a 66,15 euro) ha ottenuto dal gruppo siderurgico Marcegaglia un contratto del valore di 450 milioni di euro, incluse opzioni e ricambi, per la realizzazione di un impianto di produzione di acciaio e laminazione di prodotti piani a Fos-sur-Mer in Francia, Jefferies ha alzato il target price su Saipem (-0,41% a 4,138 euro).
«L’andamento operativo del gruppo non ha registrato impatti rilevanti nonostante un’esposizione del backlog piuttosto significativa, circa il 38%, al Medio Oriente», afferma Jefferies. «Tuttavia, ci collochiamo leggermente al di sotto del consenso in vista dei risultati del primo trimestre del 2026 che verranno pubblicato il 21 aprile a causa dei fattori stagionali e di un diverso livello di utilizzo nelle attività ABS e nel drilling offshore. Rimane difficile quantificare tutte le variabili, ma riteniamo che gli investimenti offshore/subsea internazionali siano rafforzati parecchio dal conflitto in Medio Oriente. Quindi, riduciamo il rischio sul prezzo obiettivo di Saipem che sale a 5,10 euro per azione, il rating resta buy».
Infine, Barclays ha alzato il target price su Prysmian (+0,42% a 120,2 euro) da 112 a 119 euro (rating overweight), viceversa Citi ha tagliato la raccomandazione su Nexi (-0,49% a 3,439 euro) da buy a neutral e il target price da 5 a 3,40 euro.
Borse europee attese in rialzo (+0,41% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta in scia alla chiusura positiva di Wall Street grazie al rally dei titoli tecnologici alimentato dall’ottimismo sulla domanda legata all’intelligenza artificiale e dall’allentamento delle preoccupazioni sui rendimenti obbligazionari. I futures sugli indici azionari statunitensi sono pressoché invariati.
Stati Uniti e Iran stanno discutendo la possibilità di tenere un secondo round du colloqui per arrivare a un accordo che metta fine al conflitto in corso da sei settimane prima che scada del cessate il fuoco, il prossimo 21 aprile, secondo l'Associated Press. Due funzionari pachistani hanno fatto sapere che Islamabad ha proposto di ospitare la nuova tornata negoziale nei prossimi giorni. I funzionari americani hanno indicato anche Ginevra come possibile sede dei colloqui. I colloqui potrebbero tenersi già giovedì 16 aprile.
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Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha detto lunedì 13 aprile che la Federal Reserve dovrebbe «aspettare e vedere» prima di decidere se abbassare i tassi di interesse nel contesto della guerra in Iran. Bessent ha precisato che l'economia statunitense è stata «molto forte» a gennaio e febbraio e che la Fed sta «facendo la cosa giusta stando a guardare» l'evoluzione del conflitto. Inoltre si è detto fiducioso che i recenti aumenti dei prezzi non «si incorporeranno nelle aspettative di inflazione». Alle 18:15 sono attesi i discorsi di alcuni esponenti della Fed: Goolsbee (non votante), Barr (votante), Paulson (votante), Collins (non votante) e Barkin (non votante). Prima, alle 16, al summit Bretton Woods, parleranno per conto della Bce Makhlouf e Lagarde.
La guerra in Iran ha fatto impennare i prezzi globali del greggio di oltre il 30%. Prezzi che il 14 aprile scendono perché i segnali di un possibile dialogo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto hanno ridotto le preoccupazioni sui rischi per l’offerta legati al blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. Il future sul Brent cala dell’1,3% a 98,05 dollari al barile, mentre il greggio statunitense Wti flette del 2%, a 97 dollari al barile.
Entrambi i benchmark sono saliti nella sessione precedente, con il Brent in rialzo di oltre il 4% e il Wti di quasi il 3%, dopo che le forze armate statunitensi hanno bloccato i porti iraniani. L’esercito statunitense ha dichiarato che il blocco dello Stretto di Hormuz sarà esteso verso est fino al Golfo di Oman e al Mar Arabico, mentre i dati di tracciamento navale hanno mostrato che due navi hanno invertito la rotta nello Stretto con l’entrata in vigore del blocco.
In risposta, l’Iran ha minacciato di colpire i porti dei Paesi che si affacciano sul Golfo, dopo il fallimento dei colloqui del fine settimana a Islamabad volti a risolvere la crisi. «Nonostante il fallimento dei negoziati di pace in Pakistan nel fine settimana, Trump è riuscito a ridurre nuovamente la pressione sui prezzi del petrolio prospettando la possibilità di un accordo», spiega Tim Waterer, chief market analyst di Kcm Trade.
Fonti vicine ai negoziati hanno riferito che il dialogo tra Iran e Stati Uniti è ancora in corso, mentre il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha confermato gli sforzi per una de-escalation. Gli analisti di Anz hanno stimato che 10 milioni di barili al giorno di offerta di greggio siano stati di fatto rimossi dal mercato, aggiungendo che un blocco prolungato da parte degli Stati Uniti potrebbe ridurre ulteriormente le spedizioni di greggio di altri 3-4 milioni di barili al giorno.
Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno invitato i Paesi a evitare l’accumulo di scorte energetiche o restrizioni alle esportazioni, in quella che hanno definito la più significativa crisi mai registrata nel mercato energetico globale. Nel frattempo, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ha ridotto di 500.000 barili al giorno le previsioni sulla domanda globale per il secondo trimestre nel suo ultimo rapporto mensile.
Ora gli analisti di Anz prevedono che il Brent chiuderà l’anno a 88 dollari al barile e resterà sopra i 90 dollari per tutto il 2026, rispetto alla precedente stima che ipotizzava prezzi intorno a 80 dollari. Sebbene parte dell’offerta possa tornare sul mercato se le condizioni di sicurezza migliorassero, Anz ha avvertito che il recupero sarà probabilmente lento e disomogeneo. Secondo la banca, tra 1 e 2 milioni di barili al giorno di produzione potrebbero subire interruzioni permanenti o semi-permanenti a causa dei danni ai giacimenti, della manutenzione rinviata e delle difficoltà finanziarie.
L’euro è stabile a 1,1760 dollari (+0,03%) in attesi di soli due dati macro: alle 14:30 i prezzi alla produzione a marzo negli Stati Uniti e alle 14:55 l’indice settimanale Redbook.
Sul listino milanese attenzione a Mps dopo che BlackRock, terzo azionista della banca con il 4,9%, voterà a favore della lista presentata da Plt Holding che indica la riconferma di Luigi Lovaglio come ad dell’istituto senese. Vanguard, che detiene circa il 3% di Mps, si avvia invece a sostenere la lista del cda.
Mentre Mediobanca riunisce l'assemblea degli azionisti, come Stellantis ed Hera. Invece, Tim ha nominato Goldman Sachs ed Evercore come advisor finanziari per assistere il gruppo telefonico nella valutazione dell'opas lanciata da Poste Italiane.
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Quanto a Pirelli la cinese Sinochem si riserva di intraprendere azioni legali per tutelare i propri interessi dopo aver ricevuto, la scorsa settimana, il decreto sull'esercizio del golden power da parte del governo italiano sulla corporate governance del gruppo degli pneumatici.
Inoltre, il fondo di investimento europeo Kkcg è salito al 23,2% al termine dell'opa parziale volontaria su Ferretti terminata il 13 aprile. L’imprenditore kuwaitiano Bader Nasser al-Karafi deteneva il 5% della società all'1 aprile rispetto al 3% dichiarato a gennaio, secondo gli aggiornamenti Consob.
E se Danieli ha ottenuto dal gruppo siderurgico Marcegaglia un contratto del valore di 450 milioni di euro, incluse opzioni e ricambi, per la realizzazione di un impianto di produzione di acciaio e laminazione di prodotti piani a Fos-sur-Mer in Francia, Jefferies ha alzato il target price su Saipem. «L’andamento operativo del gruppo non ha registrato impatti rilevanti nonostante un’esposizione del backlog piuttosto significativa, circa il 38%, al Medio Oriente», afferma Jefferies. «Tuttavia, ci collochiamo leggermente al di sotto del consenso in vista dei risultati del primo trimestre del 2026 che verranno pubblicato il 21 aprile a causa dei fattori stagionali e di un diverso livello di utilizzo nelle attività ABS e nel drilling offshore. Rimane difficile quantificare tutte le variabili, ma riteniamo che gli investimenti offshore/subsea internazionali siano rafforzati parecchio dal conflitto in Medio Oriente. Quindi, riduciamo il rischio sul prezzo obiettivo di Saipem che sale a 5,10 euro per azione, il rating resta buy». Infine, Barclays ha alzato il target price su Prysmian da 112 a 119 euro (rating overweight), viceversa Citi ha tagliato la raccomandazione su Nexi da buy a neutral e il target price da 5 a 3,40 euro.
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