L’indice Ftse Mib di Piazza Affari accelera al ribasso, alle 10:50 perde lo 0,87% a 51.775 punti con Avio e Stm che perdono più di altri titoli, rispettivamente il 2,3% e il 2,8%. Inoltre arretrano di oltre un punto percentuale Unicredit, Banca Mediolanum, Azimut, Unipol, Buzzi e Terna. Di segni opposto Tim +2,17% dopo che Poste 8-0,46%) ha aumento il corrispettivo dell'opas.
Lo spread Btp/Bund sale a quota 85,3 punti base. Nella prossima riunione del 10 settembre è probabile che la Bce aumenti il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,5%, secondo Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments.
La rinnovata escalation del conflitto con l’Iran ha accresciuto i rischi al rialzo per l’inflazione, in particolare attraverso possibili effetti di secondo impatto sui salari, mentre i dati più recenti sull’attività economica indicano una crescita che non solo rimane solida, ma si sta anche ampliando a un numero maggiore di settori.
La retorica restrittiva adottata dai membri del consiglio direttivo della Bce e il resoconto dell’ultima riunione rafforzano l’ipotesi di un intervento a settembre. «Ci aspettiamo che la presidente Lagarde mantenga un approccio prudente ma orientato a ulteriori strette monetarie, lasciando aperta la porta a nuovi rialzi dei tassi», aggiunge Wolburg. «Tuttavia, riteniamo che un eventuale ingresso in territorio restrittivo debba essere interpretato principalmente come un aggiustamento di gestione del rischio, piuttosto che come l’avvio di un nuovo ciclo di rialzi dei tassi».
Borse europee negative in avvio di seduta (Dax -0,24%, Cac40 -0,35%, Ftse100 -0,08% e Ftse Mib -0,14% a 52.154 punti) con i prezzi del petrolio in crescita (future sul Brent +1,72% a 98,67 dollari al barile) dopo che l’Iran ha messo in guardia gli Stati Uniti sulla prospettiva di una guerra economica e ha affermato di aver lanciato un missile avanzato contro unità navali statunitensi, sottolineando il rischio di una nuova escalation del conflitto mentre il traffico nello Stretto di Hormuz continua a rallentare.
I futures statunitensi in rosso: il Dow Jones perde lo 0,80% e l’S&P 500 lo 0,27%. Gli investitori restano concentrati soprattutto sui prossimi dati sull’inflazione statunitense, considerati determinanti per le future decisioni della Fed sui tassi d’interesse. Il recente aumento dei prezzi energetici potrebbe alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche.
Sul mercato obbligazionario il rendimento del Treasury decennale statunitense si attesta al 4,79%, sostanzialmente invariato rispetto alla seduta precedente. Sul fronte valutario, lo yen continua a sovraperformare, apprezzandosi dello 0,6% fino a 153,789 contro il biglietto verde. L’euro si mantiene stabile in area 1,1622 dollari.
In questo contesto, lo spread Btp/Bund scende a 83,39 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in calo al 4,20%, appena sotto il massimo da quasi tre anni toccato la scorsa settimana, in attesa del meeting della Bce di giovedì 10 settembre e all'indomani dell'affermazione dell'AfD nel voto in Sassonia. Il mercato si aspetta che Francoforte alzi i tassi di 25 punti base dall'attuale 2,25% al 2,50% ma si concentrerà soprattutto su modi e tempi di una probabile nuova stretta.
I trader scontano un tasso sui depositi al 2,78% entro dicembre, il che implica una probabilità superiore all'80% di una seconda mossa, e continuano ad aumentare le scommesse su un tasso terminale del 3% entro settembre 2027. Secondo Deutsche Bank, dopo il rialzo di questa settimana potrebbe arrivarne un altro a dicembre. Un rapido allentamento delle tensioni geopolitiche e una crescita economica più debole potrebbero, tuttavia, limitare l'inasprimento al 2,5%, afferma la banca tedesca.
Intanto, il 7 settembre a mercati chiusi il Tesoro ha annunciato che nell'asta a medio/lungo in agenda giovedì 10 settembre proporrà massimi 7,75 miliardi di euro spalmati sulle riaperture di tre Btp a 3, 7 e 50 anni. L'offerta di un titolo sulla parte extra-lunga lunga della curva era nelle attese degli analisti.
Lato macro, a luglio le esportazioni tedesche sono diminuite dello 0,8% e le importazioni del 5,7%, corrette per gli effetti da calendario e al netto delle variazioni stagionali, rispetto a giugno di quest’anno. Rispetto a luglio 2025 le esportazioni sono aumentate del 6,1% e le importazioni del 3%. A luglio la Germania ha esportato merci per un valore di 138,2 miliardi di euro e importato merci per un valore di 116,9 miliardi. La bilancia commerciale ha quindi registrato un surplus di 21,3 miliardi.
Sul listino milanese Poste si limita a un +0,23% a 26,31 euro dopo aver aumentato la sua offerta pubblica di acquisto per Tim (+2,66% a 7,67 euro), offrendo una componente in contanti aggiuntiva di 0,30 euro, portando l'offerta in contanti e azioni a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni azione conferita del colosso tlc. Poste ha inoltre rinunciato alla condizione di soglia per la validità dell'offerta, inizialmente fissata al 66,67%.
C’è inoltre attesa per il cda di Mps (+0,21% a 11,63 euro) chiamato a deliberare la cooptazione di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro nel board. I due sono risultati i primi tra i non eletti nella lista di minoranza presentata in occasione del rinnovo del consiglio e subentrano a Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo.
Intanto Intesa Sanpaolo (-0,13% a 6,72 euro) conta di raggiungere entro il 2028 il 60% dei 2,9 miliardi di euro di benefici finanziari lordi previsti dall'operazione di acquisizione di Mps.
Mentre Unicredit, in calo dello 0,30% a 83,9 euro, ha annunciato di avere ricevuto dalla Bce l’autorizzazione all’applicazione della metodologia del Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo. A partire dalla rendicontazione relativa al terzo trimestre del 2026, le partecipazioni assicurative potranno essere trattate mediante ponderazione per il rischio anziché essere dedotte dal capitale regolamentare.
L’autorizzazione rafforza la posizione patrimoniale di Unicredit, generando un beneficio di 52 punti base sul coefficiente Cet1, sulla base della situazione al secondo trimestre, e contribuisce a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio della banca nell’allocazione del capitale.
E se Banco Bpm (-0,28% a 16,10 euro) ha collocato tramite un pool di banche un bond a 6 anni, richiamabile dopo cinque, da 750 milioni di euro con richieste superiori a 1,7 miliardi di euro, Berenberg ha tagliato il target price di Buzzi (-0,88% a 40,44 euro) da 50 a 44 euro (rating hold). Inoltre, da oggi, 8 settembre, non sono consentiti ordini senza limite di prezzo sul titolo Ediliziacrobatica (-23,9% il 7 settembre; +16,38% a 2,5 euro l’8), secondo quanto comunicato da Borsa Italiana.
Infine si fa presente il cda di Monnalisa (+0,64% a 0,63 euro) ha deliberato di avviare il procedimento per la revoca delle azioni ordinarie della società dalle negoziazioni sull’Egm il prossimo 6 ottobre e di sottoporre la proposta all'assemblea degli azionisti convocata per il 24 settembre in prima convocazione e, occorrendo, per il 25 in seconda convocazione. La proposta dovrà essere approvata con il voto favorevole di almeno il 90% dei voti.
Il board ha proposto il delisting perché il titolo è illiquido, presenta bassi volumi di scambio, tali da non consentire una corretta valorizzazione di mercato della società; per la razionalizzazione dei costi: i costi e gli oneri amministrativi, organizzativi e di compliance connessi alla quotazione non sono più proporzionati ai benefici conseguibili; per una maggior flessibilità gestionale: il delisting consentirà all’azienda di operare con maggior flessibilità strategica e di concentrare le risorse sull'attuazione del piano industriale.
Per questi motivi Jafin Due, titolare del 70,99% del capitale sociale di Monnalisa, e Modamet (detiene il 7,12% del capitale sociale) si sono impegnate ad acquistare tutte le azioni dei soci che ne facessero richiesta a un prezzo di 0,6735 euro per azione che incorpora il prezzo medio ponderato del titolo negli ultimi tre mesi di negoziazione (fino al 4 settembre) maggiorato di un premio del 5%. Il controvalore massimo che verrà riconosciuto è pari a 900 mila euro.
Borse europee attese poco mosse (+0,05% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta. Il 7 settembre Wall Street era chiusa per festività, i futures Usa sono deboli (-0,61% quello sul Dow Jones e -0,02% quello sull’S&P500) dopo che il Canada ha imposto dazi dal 15% al 50% su centinaia di prodotti provenienti dagli Stati Uniti, rischiando di ampliare la guerra commerciale.
Il primo ministro canadese, Mark Carney, è convinto che tenere testa al presidente statunitense, Donald Trump, finirà per rafforzare la posizione negoziale di Ottawa nei confronti del suo principale partner commerciale. Il suo governo ha portato dal 25% al 50% i dazi all’importazione su numerosi prodotti siderurgici statunitensi e ha applicato tariffe a una vasta gamma di beni di consumo, tra cui motociclette, cosmetici, formaggi e altri prodotti.
La misura colpirà particolarmente gli esportatori statunitensi di Stati come il Michigan e l’Ohio, che hanno intensi rapporti commerciali con il Canada «che non sta imponendo questi dazi perché vuole una guerra commerciale. Li sta imponendo perché vuole che la guerra commerciale finisca», ha spiegato Brian Clow, ex alto consigliere canadese per il commercio e i rapporti con gli Stati Uniti durante il governo Trudeau.
Il 7 settembre Trump ha minacciato, in un post sui social media, di vietare la vendita negli Stati Uniti dei jet della Bombardier, accusando la società canadese di «vivere degli acquirenti americani». Bombardier conta più di 2.800 fornitori con sede negli Stati Uniti. Per esempio, le ali del suo jet Global 7500 vengono prodotte in Texas, l’avionica in Iowa e i motori in Indiana.
I negoziatori statunitensi e canadesi hanno cercato per settimane di raggiungere un accordo per allentare le tensioni commerciali e sembravano aver concordato i termini generali di un’intesa. Trump aveva persino annunciato il 18 agosto di aver raggiunto un accordo preliminare, concedendo tre giorni per definirne i dettagli. Poi tutto è saltato.
Il fallimento dei negoziati ha dato il via a due settimane di accuse e critiche reciproche. Le polemiche sono proseguite nel fine settimana: il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha paragonato il Canada a un «piccolo cagnolino yippy» che abbaia contro un animale molto più grande.
I dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di beni canadesi sono entrati in vigore il 22 agosto. Tre giorni dopo, i funzionari canadesi hanno annunciato i dettagli dei propri dazi di ritorsione. L’amministrazione Trump ha minacciato di rispondere con ulteriori misure contro il Canada, alimentando il rischio che la controversia commerciale continui e si protragga oltre le elezioni di metà mandato.
Ma è nell’interesse del Canada cercare di negoziare una tregua. L’andamento dell’economia canadese è infatti stato altalenante. Dopo un periodo di stagnazione, la crescita ha ripreso slancio nel secondo trimestre del 2026. Quest’anno il numero degli occupati è aumentato in media di appena 3.400 unità al mese e il tasso di licenziamenti è più elevato proprio nei settori che dipendono dalla domanda statunitense per le proprie esportazioni.
Secondo un rapporto di Tony Stillo e Michael Davenport di Oxford Economics, citato da Bloomberg, i dazi di ritorsione canadesi potrebbero contribuire a proteggere alcuni produttori nazionali, ma aumenteranno i costi e finiranno per danneggiare molte delle industrie del Paese. I due economisti stimano che l’effetto combinato dei dazi statunitensi, delle ritorsioni canadesi e dei relativi programmi federali di sostegno ridurrà la produzione dello 0,3% rispetto alle previsioni di base.
I prezzi del petrolio continuano a salire. Il future sul Brent scambia a 97,81 dollari al barile (+0,84%) mentre gli operatori monitoravano i dettagli dell’accordo tra Iran e Oman per gestire il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, in un mercato reso più teso dagli ingenti acquisti cinesi.
L’Iran ha dichiarato che l’accordo è imminente e prevede una rotta sicura temporanea, sollevando interrogativi su come reagiranno gli Stati Uniti dopo aver colpito petroliere iraniane nel fine settimana. Teheran ha avvertito che le navi corrono il rischio di essere attaccate nelle acque al largo dell’Oman.
La ripresa dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran nell’ultima settimana ha spinto ancora più in alto i prezzi del greggio, alimentando i timori di interruzioni più gravi nei flussi energetici attraverso Hormuz. Le raffinerie cinesi hanno recentemente intensificato gli acquisti di petrolio, facendo aumentare i prezzi dei greggi provenienti dall’Africa, dal Canada e dall’America Latina, anche se questo incremento degli acquisti non indica necessariamente una ripresa della domanda nel lungo periodo.
Il Brent è aumentato di oltre il 30% dall’inizio del conflitto, più di sei mesi fa, anche se il benchmark rimane al di sotto del massimo di 126 dollari al barile raggiunto alla fine di aprile. I prodotti raffinati, come il diesel, hanno registrato rialzi ancora più marcati, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha contribuito a restringere ulteriormente l’offerta. «I mercati stanno incorporando sempre più nei prezzi l’ipotesi di un conflitto prolungato in Medio Oriente», affermano gli analisti di Goldman Sachs, avvertendo del rischio di un petrolio a 120 dollari se aumentano gli attacchi alle navi in Medio Orienteri. I flussi giornalieri attraverso Hormuz rimangono intorno ai 10 milioni di barili.
Il dollaro è poco mosso nei confronti dell’euro che viaggia intorno a 1,1625. Pochi i dati nell’agenda macro. Già pubblicato il dato sul pil del secondo trimestre del Giappone rivisto al rialzo: la crescita annualizzata passa dall’1,1% inizialmente stimato all’1,4%, mentre quella trimestrale migliora allo 0,40% dallo 0,30% preliminare. La revisione riflette una contrazione degli investimenti aziendali meno marcata rispetto a quanto rilevato in precedenza.
Ulteriori indicazioni positive sono arrivate dal mercato del lavoro. A luglio i salari nominali sono aumentati del 4,70% su base annua, il ritmo più elevato dal 1997, mentre i salari reali del 2,40%, registrando l’incremento più forte dal 2021. Questi dati rafforzano la percezione che le pressioni salariali possano sostenere un’ulteriore normalizzazione della politica monetaria giapponese. Alle 8 è attesa la bilancia commerciale a luglio della Germania, alle 14:55 l’indice settimanale Redbook degli Stati Uniti.
Mentre alle 17 è previsto l’intervento di Frank Elderson, membro del comitato esecutivo della Bce. Francoforte nella riunione del 10 settembre va verso un rialzo dei tassi di 25 punti base, «non solo perché alcuni membri si sono effettivamente espressi a favore di un rialzo dei tassi durante la riunione di luglio, ma anche perché, da allora, l'economia dell'Eurozona ha mostrato una resilienza quasi inaspettata alla guerra in Medio Oriente, in parte grazie alla fortuna e al fatto che i concorrenti asiatici sono stati colpiti più duramente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e hanno perso ordini a favore dei concorrenti europei, ma anche grazie agli stimoli fiscali annunciati da tempo», spiega Carsten Brzeski, Global Head of Macro di Ing.
Allo stesso tempo, l'inflazione complessiva ha continuato a crescere. Con i prezzi del petrolio che rimangono elevati e il rischio di un nuovo shock dei prezzi del gas in aumento, «è probabile che la maggior parte dei membri del comitato di politica monetaria della Bce ritenga opportuno un ulteriore aumento dei tassi. Le recenti dichiarazioni di Isabel Schnabel a Bloomberg sembrano confermare questa ipotesi», aggiunge Carsten Brzeski. «Anche se alla Bce non piace il termine, un secondo aumento dei tassi quest'anno rientrerebbe comunque nella categoria di «aumento dei tassi precauzionale» o forse, più gradito all’Eurotower, di un aumento dei tassi volto a rafforzare la credibilità della Bce e a prevenire eventuali effetti indiretti o addirittura di secondo ordine derivanti dall'attuale shock dei prezzi dell'energia».
Sul listino milanese attenzione a Poste che ha aumentato la sua offerta pubblica di acquisto per Tim, offrendo una componente in contanti aggiuntiva di 0,30 euro, portando l'offerta in contanti e azioni a 1,97 euro più 0,218 azioni Poste per ogni azione conferita del colosso tlc. Poste ha inoltre rinunciato alla condizione di soglia per la validità dell'offerta, inizialmente fissata al 66,67%.
C’è inoltre attesa per il cda di Mps chiamato a deliberare la cooptazione di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro nel board. I due sono risultati i primi tra i non eletti nella lista di minoranza presentata in occasione del rinnovo del consiglio e subentrano a Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo.
Intanto Intesa Sanpaolo conta di raggiungere entro il 2028 il 60% dei 2,9 miliardi di euro di benefici finanziari lordi previsti dall'operazione di acquisizione di Mps.
Mentre Unicredit ha annunciato di avere ricevuto dalla Bce l’autorizzazione all’applicazione della metodologia del Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo. A partire dalla rendicontazione relativa al terzo trimestre del 2026, le partecipazioni assicurative potranno essere trattate mediante ponderazione per il rischio anziché essere dedotte dal capitale regolamentare.
L’autorizzazione rafforza la posizione patrimoniale di Unicredit, generando un beneficio di 52 punti base sul coefficiente Cet1, sulla base della situazione al secondo trimestre, e contribuisce a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio della banca nell’allocazione del capitale.
E se Banco Bpm ha collocato tramite un pool di banche un bond a 6 anni, richiamabile dopo cinque, da 750 milioni di euro con richieste superiori a 1,7 miliardi di euro, Berenberg ha tagliato il target price di Buzzi da 50 a 44 euro (rating hold). Inoltre, da oggi, 8 settembre, non sono consentiti ordini senza limite di prezzo sul titolo Ediliziacrobatica (-23,9% il 7 settembre), secondo quanto comunicato da Borsa Italiana.
Infine si fa presente il cda di Monnalisa ha deliberato di avviare il procedimento per la revoca delle azioni ordinarie della società dalle negoziazioni sull’Egm il prossimo 6 ottobre e di sottoporre la proposta all'assemblea degli azionisti convocata per il 24 settembre in prima convocazione e, occorrendo, per il 25 in seconda convocazione. La proposta dovrà essere approvata con il voto favorevole di almeno il 90% dei voti.
Il board ha proposto il delisting perché il titolo è illiquido, presenta bassi volumi di scambio, tali da non consentire una corretta valorizzazione di mercato della società; per la razionalizzazione dei costi: i costi e gli oneri amministrativi, organizzativi e di compliance connessi alla quotazione non sono più proporzionati ai benefici conseguibili; per una maggior flessibilità gestionale: il delisting consentirà all’azienda di operare con maggior flessibilità strategica e di concentrare le risorse sull'attuazione del piano industriale.
Per questi motivi Jafin Due, titolare del 70,99% del capitale sociale di Monnalisa, e Modamet (detiene il 7,12% del capitale sociale) si sono impegnate ad acquistare tutte le azioni dei soci che ne facessero richiesta a un prezzo di 0,6735 euro per azione che incorpora il prezzo medio ponderato del titolo negli ultimi tre mesi di negoziazione (fino al 4 settembre) maggiorato di un premio del 5%. Il controvalore massimo che verrà riconosciuto è pari a 900 mila euro. (riproduzione riservata)