A fine seduta il Ftse Mib chiude con un calo dello 0,8% a 49.291 punti. Il principale indice milanese ha accentuato le perdite verso fine seduta, affossato da Campari (-14,5% dopo i conti), Tenaris (-6,7%), Saipem (-5,6%) e Azimut (-4,3%). Si sono mosse in controtendenza Tim (+3,7%), Poste (+2,4%) e Diasorin (+2,2%). Spread Btp/Bund in calo a 73 punti base, col rendimento del Btp decennale al 3,75%.
Il greggio è in forte calo, nelle ore in cui appare sempre più probabile l’inizio dei colloqui tra Usa e Iran. I futures sul Brent sono scesi a quota 98 dollari al barile (-3%), quelli sul Wti a 92 $ (-3,2%).
Alle 15:30 il Ftse Mib cala allo 0,1% a 49.629 punti. A pesare è il tonfo di Campari, che perde il 14% dopo i conti. In rosso anche Tenaris e Saipem (-5%). In rialzo Poste (+2,7%), Tim e Moncler (+2,5%). Spread Btp/Bund a 74 punti.
In attesa dell’avvio di Wall Street (future sull’S&P500 +0,15%), le borse europee restano dimesse (Francoforte -0,08%, Parigi +0,14%, Londra -0,57% e Milano -0,02% a 49.686 punti alle 14:35 con Campari la peggiore -12,7% insieme a Tenaris -4%, entrambe post trimestrale, e a Saipem -3,6%) mentre gli investitori monitorano l’evoluzione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e la raffica di trimestrali societarie.
Oltre che i dati macro Usa. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono risultate pari a 200.000 unità, in aumento di 10.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente.
Il dollaro resta debole nei confronti dell’euro, non dello yen, e il rendimento del Treasury Usa 10 anni scende al 4,32%, ma nei corridoi di Wall Street, come riporta Bloomberg, il dibattito più acceso non riguarda la bolla dei titoli tecnologici o il petrolio a 100 dollari come nuova normalità, piuttosto la possibilità che i rendimenti dei Treasury trentennali superino stabilmente il 5% (in calo al 4,93% il 7 maggio).
Questo tasso, che determina i costi di finanziamento a lungo termine del governo statunitense, questa settimana ha per un attimo superato tale livello, rimanendo vicino ai massimi degli ultimi vent’anni e poco sotto il picco di fine 2023, quando la Federal Reserve stava ancora cercando di contenere l’impennata inflazionistica post-pandemia di Covid-19.
Il cambiamento è stato guidato in larga parte dal timore che i prezzi al consumo possano tornare a salire rapidamente a causa dello shock petrolifero provocato dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Ma ci sono anche altre forze in gioco. L’economia americana si è dimostrata sorprendentemente resiliente. Il deficit di bilancio comporta continue ondate di emissioni obbligazionarie che hanno spinto il debito nazionale oltre il 100% del pil.
E nonostante le pressioni del presidente, Donald Trump, sulla Fed affinché tagli i tassi di interesse, i trader scommettono che, anche con il presidente designato da lui, Kevin Warsh, alla guida della banca centrale americana, la prossima mossa possa essere un rialzo dei tassi. Alcuni iniziano persino a mettere in discussione la tradizionale sicurezza del debito statunitense, avverte Bloomberg.
Rendimenti obbligazionari elevati avrebbero ripercussioni sui mercati globali, sull’economia e anche sulla politica, aumentando i costi di carte di credito, mutui e prestiti alle imprese, frenando l’economia e segnalando una rottura permanente con l’era dei bassi costi di finanziamento inaugurata dalla crisi finanziaria globale.
Un rendimento al 5% rappresenta una soglia psicologica che tende a riaccendere le preoccupazioni sui vigilantes del mercato obbligazionario e su tassi d’interesse più alti in futuro. Negli Stati Uniti gli overnight indexed swap indicavano solo tre settimane fa una probabilità del 43% di un taglio dei tassi della Fed entro marzo del prossimo anno, mentre ora segnalano oltre il 20% di probabilità di un rialzo.
Le aspettative sono rimaste sostanzialmente invariate anche quando i rendimenti obbligazionari sono leggermente scesi il 6 maggio, grazie al ritorno delle speranze di un accordo di pace in Medio Oriente. «Anche se lo Stretto venisse riaperto, qualsiasi iniziale rally di sollievo potrebbe essere di breve durata», afferma un trader. «Ci vorrà molto tempo prima che la produzione petrolifera torni alla normalità».
A Milano l’indice Ftse Mib scende dello 0,11% a 49.639 punti alle 13:35 con Campari sotto una pioggia di vendite (-12%), ma anche Bper, Hera, Terna e Tenaris perdono oltre due punti percentuali.
Con i prezzi del petrolio in calo (future sul Brent -3,39% a 97,84 dollari al barile) per le speranze che un accordo tra Usa e Iran possa portare a una riapertura dello Stretto di Hormuz, il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,7%, il minimo dal 20 aprile come per il 2 anni (al 2,72%), con lo spread con il Bund a 73,6 punti base. Sul mercato primario, la Francia ha collocato 13,5 miliardi di euro e la Spagna 6,188 miliardi.
I trader restano in attesa anche dell'esito delle elezioni britanniche (-0,56% la borsa di Londra con la sterlina in rialzo dello 0,15% sul dollaro), che verrà reso noto in serata, dove il partito di governo dei Laburisti dovrebbe incassare una netta sconfitta mentre il Reform, il partito di estrema destra di Nigel Farage, dovrebbe emergere come quello con il maggior consenso.
A Milano l’indice Ftse Mib viaggia poco sotto la parità a 49.650 punti alle 12:40 (-0,09%), frenato da Campari (-12%), Bper, i titoli oil e le utility, viceversa Tim, Prysmian e Poste sono i titoli migliori. Poco sopra la parità, invece, i futures Usa (+0,09% quello sull’S&P500) in scia alla speranza di una pace in Iran.
Lo spread Btp/Bund resta contratto a quota 73,79 punti base. Il governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau, ha ribadito che la Bce non può impegnarsi a effettuare un aumento dei tassi nella riunione di giugno e che le sue decisioni saranno invece guidate da evidenze sui cambiamenti dell'economia.
Francoforte la scorsa settimana ha lasciato invariati i tassi, ma gli investitori hanno interpretato le dichiarazioni della presidente, Christine Lagarde, come un'indicazione del fatto che un rialzo dei tassi sia probabile nella prossima riunione.
L’euro si apprezza dello 0,19% a 1,1765 dollari. Il Misery Index di Confcommercio ad aprile è salito a 10,3, otto decimi di punto in più su marzo. La stima dell'ultimo mese è sintesi di un deciso aumento del tasso dell'inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto (+4,3% dal +3,1% di marzo) e di una marginale riduzione del tasso di disoccupazione esteso sceso al 5,6%.
I mercati azionari europei restano deboli (-0,02% il Dax, +0,04% il Cac40, -0,65% il Ftse100 e -0,07% a 49.660 punti il Ftse Mib alle 11:40 con Campari la peggiore, -12,4%, male anche i titoli oil come Eni -1,78%, Saipem -3,9% e Tenaris -5,99%, quest’ultima penalizzata da un outlook prudente per il secondo trimestre del 2026; contro corrente Poste e Tim, in crescita di oltre il 2%) mentre sono in corso scambi diplomatici volti alla graduale apertura dello Stretto di Hormuz, secondo la televisione saudita Al Arabiya. L'emittente ha affermato che si attendono notizie riguardanti le navi bloccate nel canale nelle prossime ore.
Una fonte pakistana ha riferito ad Al Arabiya che l'Iran dovrebbe rispondere oggi, 7 maggio, alla proposta statunitense di un accordo sul nucleare, confermando una precedente notizia della Cnn. I prezzi del petrolio vanno sotto 100 dollari al barile: il future sul Brent flette del 2,7% a 98,45 dollari al barile e quello sul Wti del 2,8% a 92,36 dollari al barile.
L’euro resta in rialzo dello 0,26% a 1,1773 dollari anche se le vendite al dettaglio dell'Eurozona sono diminuite dello 0,1% su base mensile a marzo, dopo un calo rivisto dello 0,3% a febbraio. Gli economisti si aspettavano una flessione dello 0,3% mese su mese. Su base annua, sono aumentate dell'1,2%, rispetto a una crescita rivista dell'1,3% precedente e contro la previsione di un calo dell'1%.
L’indice Ftse Mib vira al ribasso (-0,05% a 49.670 punti alle 10:40) con Campari (-11%) e Tenaris (-6,9%) parecchio vendute in scia alla trimestrale, pesanti anche le utility come Hera (-2,5%), Terna (-1,8%) e Italgas (-1,6%). L’euro consolida il rialzo sopra 1,17 dollari. Il saldo delle partite correnti ha mostrato in Francia a marzo un deficit di 8,2 miliardi di euro, rispetto al disavanzo di 1,5 miliardi di euro di febbraio. La bilancia commerciale chiude il mese con un saldo negativo di 6,9 miliardi, in peggioramento rispetto ai -5,5 miliardi del mese precedente e contro i -6,7 miliardi attesi dagli economisti. L’export è salito a 52,5 miliardi (da 52 miliardi), mentre l’import a 59,3 miliardi (da 57,5 miliardi).
Mentre gli ordini industriali della Germania sono aumentati del 5% a livello mensile a marzo, dopo un incremento rivisto dell'1,4% a febbraio. La lettura ha stracciato il consenso degli economisti che si aspettavano un aumento dell'1% mese su mese. Su base annua, sono saliti del 6,3% rispetto al precedente incremento del 3,5%.
Lato banche centrali, Norges Bank ha aumentato a sorpresa il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 4,25%, in contrasto con le aspettative del mercato che prevedevano un mantenimento del costo del denaro. La banca centrale ha sottolineato che l’inflazione rimane troppo elevata e che probabilmente resterà alta a causa del conflitto in corso in Medio Oriente.
Tassi più elevati sono quindi necessari per riportare l'inflazione all'obiettivo entro un lasso di tempo ragionevole. Nonostante l’ incertezza sugli sviluppi economici futuri, la banca ha osservato che le sue prospettive di politica monetaria non sono cambiate in modo rilevante da marzo, con le proiezioni che indicano ancora un tasso di riferimento compreso tra il 4,25% e il 4,5% entro la fine dell'anno.
Borse europee caute in avvio di seduta (+0,03% il Dax, +0,07% il Cac40, -0,14% il Ftse100 e +0,24% a 49.814 punti il Ftse Mib). Dopo che Donald Trump ha parlato di una rapida fine della guerra contro l’Iran, Teheran continua a valutare la proposta di pace statunitense che, secondo fonti, porrebbe formalmente fine al conflitto lasciando, però, irrisolte richieste chiave di Washington, tra cui la sospensione del programma nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Lo spread Btp/Bund riparte da quota 73,5 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in calo al 3,7%, entrambi sui minimi dal 20 aprile. I rendimenti dei titoli di Stato nell’area euro sono scesi già il 6 maggio dopo che le aperture tra Usa e Iran hanno causato un brusco calo delle quotazioni del greggio (future sul Brent -0,40% a 100,86 dollari al barile il 7 maggio), innescando un ridimensionamento delle scommesse su un inasprimento monetario da parte della Bce. Gli investitori sono, infatti, passati a prezzare un tasso sui depositi dal 2,71% al 2,62% a dicembre; la possibilità di un rialzo di 25 punti base al board del mese prossimo si è ridotta dall'80% al 70%.
Sul listino milanese Tim segna un +1,35% a 0,6734 euro anche se Sky ha chiesto un risarcimento danni tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro in solido al colosso tlc e a Dazn sostenendo di aver subito perdite a causa delle violazione delle norme antitrust legata a un accordo del 2021 sulla distribuzione delle partite di Serie A.
Intanto Tim ha registrato nel primo trimestre ricavi in aumento dell'1,4% a 3,3 miliardi di euro e un ebitda after lease a 0,8 miliardi, in linea con le attese. Il debito netto after lease si è attestato a 7,3 miliardi con la leva finanziaria sotto 2 volte. La società ha confermato la guidance per l'intero esercizio 2026. E ha detto che una completa uscita dal deal sulle torri con Inwit potrebbe essere realizzata in circa 10 anni.
Conti anche per Poste Italiane (+1,63% a 23,11 euro). Il primo trimestre si è chiuso con ricavi record a 3,5 miliardi, in crescita dell'8% anno su anno, grazie al solido contributo di tutte le divisioni di business con un utile netto pari a 617 milioni, in aumento del 3% anno, e un risultato operativo adjusted pari a 905 milioni, in crescita del 14%.
Mentre Bper, in calo del 2,5% a 12,81 euro, ha chiuso il primo trimestre con un utile ordinario pari a 549 milioni. I ricavi core sono risultati pari a 1,768 miliardi grazie a un margine di interesse pari a 1,087 miliardi e a commissioni nette per 680,9 milioni.
Brilla Nexi con un +4% dopo aver registrato nel primo trimestre ricavi a 821,4 milioni (+1%). L'ebitda è cresciuto del 2,6% a 396,5 milioni con un ebitda margin pari a 73 punti base. Prevista la distribuzione di dividendi agli azionisti per 350 milioni per il 2026 (0,30 euro per azione, +20%). Per il 2026 la paytech ha confermato la guidance: ricavi in linea con il 2025, un ebitda in valore assoluto sostanzialmente stabile dopo gli investimenti strategici e un excess cash generation a 750 milioni.
E se FinecoBank (+0,55% a 22,02 euro) ha registrato nei primi tre mesi dell’anno un utile netto di 162,2 milioni di euro (-1,2%) e ricavi per 342,9 milioni (+4,1%), Campari (-9,8% a 5,9 euro) ha chiuso lo stesso periodo con una crescita organica delle vendite del 2,9%. Il gruppo ha confermato la guidance per il 2026 con il ritmo di crescita organica osservato nel 2025 pari al 3% atteso continuare quest'anno.
Male anche Tenaris (-4,4% a 25,37 euro) che ha archiviato il primo trimestre del 2026 con vendite pari a 3,1 miliardi di dollari, in crescita del 6% su base annua e del 4% su base sequenziale nonostante le interruzioni in Medio Oriente causate dal conflitto in Iran. L'utile netto è migliorato del 9% a 564 milioni e l'ebitda del 6% a 735 milioni. Ma ha previsto un secondo trimestre prudente a causa del calo delle spedizioni in Medio Oriente.
Da monitorare inoltre Enel (-0,39% a 9,80 euro): La controllata spagnola Endesa ha confermato la guidance sugli utili per l'intero esercizio dopo aver registrato un aumento del 24% dell'utile netto del primo trimestre, superiore alle attese del mercato. Enel riunisce il cda sui conti del primo trimestre. Al test dei conti anche Azimut, Banca Mediolanum, Mediobanca, Mps, Pirelli, Terna e Brembo.
Nel settore media focus, infine, su Mfe (+0,62% a 2,93 euro) perché il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha annunciato che avvierà un'azione risarcitoria in sede civile nei confronti di Bianca Berlinguer e dell’ex Mediaset per aver diffuso in relazione al caso Minetti «notizie e dichiarazioni considerate lesive dell'immagine dell'uomo e della istituzione che egli rappresenta».
Borse europee attese in frazionale rialzo (+0,10% il future sull’Eurostoxx50) dopo la corsa del 6 maggio e in linea con i futures Usa (+0,16% quello sul Dow Jones e +0,05% quello sull’S&P500) grazie al miglioramento della propensione al rischio alimentato dalle speranze di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.
L’Iran dovrebbe fornire ai mediatori del Pakistan la sua risposta alla proposta degli Stati Uniti per porre fine alla guerra entro oggi, 7 maggio, ha riferito la Cnn. La notizia arriva dopo che Axios ha riportato che Stati Uniti e Iran sono vicini a un memorandum di una sola pagina per terminare la guerra e definire un quadro per ulteriori colloqui sul nucleare.
Il tutto mentre gli Stati Uniti hanno sospeso l’operazione per ripristinare il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz dopo le proteste dell’Arabia Saudita. Anche il presidente statunitense, Donald Trump, ha parlato di «colloqui molto positivi» con l’Iran nei giorni scorsi.
Lo Stretto di Hormuz è diventato il punto centrale del conflitto, con l’Iran che ha di fatto chiuso il passaggio dalla fine di febbraio. Attraverso Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale e la sua chiusura rappresenta un forte ostacolo economico soprattutto per l’Asia.
Con i venti di pace i prezzi del petrolio, crollati il 6 maggio, rimbalzano ma solo di poco (+0,69% il future sul Brent a 101,97 dollari al barile e +0,68% quello sul Wti a 95,63 dollari al barile). Anche il prezzo dell’oro sale leggermente (+0,27% a 4.6954,86 dollari l’oncia) dopo essere aumentato del 2,9%, il maggior rialzo giornaliero dalla fine di marzo, nella sessione precedente, poiché le speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato alcune preoccupazioni inflazionistiche, ma anche il dollaro più debole (l’euro vale 1,1749, +0,06%) sostiene la domanda di lingotti.
Gli investitori attendono il rapporto statunitense sui posti di lavoro non agricoli (non-farm payrolls) previsto per venerdì 8 maggio, alla ricerca di ulteriori indicazioni sul percorso dei tassi d’interesse della Federal Reserve, dopo che recenti commenti dei funzionari della banca centrale americana hanno evidenziato il timore che il conflitto in Medio Oriente possa ancora alimentare l’inflazione e interrompere le catene di approvvigionamento.
Prima alle 8 del 7 maggio escono gli ordini di fabbrica a marzo in Germania, alle 11 le vendite al dettaglio a marzo in Eurozona, alle 14:30 le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione negli Stati Uniti. Nell’arco della giornata sono previsti anche gli interventi di alcuni banchieri centrali lato Bce (Kocher, Villeroy, de Guindos, Lane e Schnabel) e Fed (Hammack e Williams).
Sul listino milanese occhio a Tim. Sky ha chiesto un risarcimento danni tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro in solido al colosso tlc e a Dazn sostenendo di aver subito perdite a causa delle violazione delle norme antitrust legata a un accordo del 2021 sulla distribuzione delle partite di Serie A.
Intanto Tim ha registrato nel primo trimestre ricavi in aumento dell'1,4% a 3,3 miliardi di euro e un ebitda after lease a 0,8 miliardi, in linea con le attese. Il debito netto after lease si è attestato a 7,3 miliardi con la leva finanziaria sotto 2 volte. La società ha confermato la guidance per l'intero esercizio 2026. E ha detto che una completa uscita dal deal sulle torri con Inwit potrebbe essere realizzata in circa 10 anni.
Conti anche per Poste Italiane. Il primo trimestre si è chiuso con ricavi record a 3,5 miliardi, in crescita dell'8% anno su anno, grazie al solido contributo di tutte le divisioni di business con un utile netto pari a 617 milioni, in aumento del 3% anno, e un risultato operativo adjusted pari a 905 milioni, in crescita del 14%.
E se FinecoBank ha registrato nei primi tre mesi dell’anno un utile netto di 162,2 milioni di euro (-1,2%) e ricavi per 342,9 milioni (+4,1%), Campari ha chiuso lo stesso periodo con una crescita organica delle vendite del 2,9%. Il gruppo ha confermato la guidance per il 2026 con il ritmo di crescita organica osservato nel 2025 pari al 3% atteso continuare quest'anno.
Quanto a Tenaris ha archiviato il primo trimestre del 2026 con vendite pari a 3,1 miliardi di dollari, in crescita del 6% su base annua e del 4% su base sequenziale nonostante le interruzioni in Medio Oriente causate dal conflitto in Iran. L'utile netto è migliorato del 9% a 564 milioni e l'ebitda del 6% a 735 milioni.
Da monitorare anche Enel: La controllata spagnola Endesa ha confermato la guidance sugli utili per l'intero esercizio dopo aver registrato un aumento del 24% dell'utile netto del primo trimestre, superiore alle attese del mercato. Enel riunisce il cda sui conti del primo trimestre. Al test dei conti anche Azimut, Banca Mediolanum, Mediobanca, Mps, Nexi, Bper, Pirelli, Terna, Iveco e Brembo.
Nel settore media focus, infine, su Mfe perché il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha annunciato che avvierà un'azione risarcitoria in sede civile nei confronti di Bianca Berlinguer e dell’ex Mediaset per aver diffuso in relazione al caso Minetti «notizie e dichiarazioni considerate lesive dell'immagine dell'uomo e della istituzione che egli rappresenta».
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