I dazi di Donald Trump traumatizzano le borse europee che chiudono in netto calo. Il Ftse Mib termina le contrattazioni sul filo dei 37.000 punti, a quota 37.070, in ribasso del 3,6%. Pochi i titoli che si salvano dalle vendite, in prevalenza utilities: Terna (+3,7%), Italgas (+3,6%) e A2a (+3,5%), Snam (+3,5%). Pesanti ribassi per gli industriali da Tenaris, che perde il 9,9%, a Saipem (-9%), Stm (-8,3%), Stellantis (-8%).
Male anche Parigi (3,3%), Francoforte (-2,9%) e Londra (-1,6%). La tempesta delle tariffe soffia sui prezzi dell’oro, bene rifugio per eccellenza, che aggiorna ancora il record con il prezzo spot a 3.167 dollari e il contratto future in scadenza ad aprile sopra i 3.172 dollari. Sale anche l’euro che si rafforza sul dollaro con il cambio che si porta a 1,11. In netto ribasso, invece, i prezzi del petrolio che risentono anche della decisione di otto membri dell’Opec+, i paesi produttori di greggio, di aumentare la produzione di 411 mila barili al giorno da maggio.
I dazi abbattono le borse. Dall’Europa agli Stati Uniti, i principali listini trattano in profondo rosso. Il Ftse Mib accentua le perdite e scende in picchiata verso i 37.200 punti, in calo di oltre il 3%. Il Dax cede il 2,6%, il Cac 40 il 3,3%. Negli Stati Uniti il bilancio è ancora più pesante con il Nasdaq che lascia sul terreno il 5%.
A Piazza Affari sono pochi i titoli che si salvano dal sell-off. Tra questi Leonardo, che guadagna il 3,2%, e le utilities: Terna (+3,3%), Snam (+3%), A2a (+3%).
Trump ha fissato per l’Europa dazi al 20%. Per Cina e Giappone si sale al 34% e al 24%. Per il resto del mondo, Regno Unito incluso, le tariffe previste sono del 10%.
Anche Wall Street parte in profondo rosso con S&P 500 e Nasdaq che perdono rispettivamente il 3,4% e il 4,4% all’apertura dei mercati. Nel sell-off generalizzato soffrono le big tech, con Apple che cede oltre l’8% a causa dell’esposizione alla Cina, colpita da dazi al 34% che portano al 54% le imposte totali sulle importazioni negli Stati Uniti. «I dazi introdotti da Trump, da far venire le lacrime agli occhi, riportano la dicitura 'tattica di negoziazione', un posizionamento che terrà i mercati sulla corda per il prossimo futuro», commenta afferma Adam Hetts, global head of multi-asset and portfolio manager di Janus Henderson».
Prosegue il sell-off sui mercati azionari europei perché i nuovi dazi Usa rappresentano una minaccia significativa per il commercio internazionale e l'economia globale con effetti negativi su scala mondiale: possono compromettere la stabilità economica e finanziaria. L’indice Ftse Mib perde il 2,53% a 37.479 punti alle 14:40 con solo le utilities, Inwit, Campari e Leonardo che si salvano dalle vendite. In picchiata le banche per i timori di recessione, i titoli del risparmio gestito, Eni, Saipem e Stm.
L’euro corre, +2,24% a 1,108 dollari, dopo il calo maggiore delle attese per le richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti. Nella settimana al 29 marzo 2025 sono risultate pari a 219 mila unità, sotto le 225 mila attese e in calo di 6.000 unità rispetto ai 225 mila della settimana precedente (dato rivisto da 224 mila). Mentre la bilancia commerciale a febbraio è risultata pari a -122,7 miliardi di dollari, in aumento rispetto al dato precedente di -130,7 miliardi (la previsione era -122,5 miliardi).
«Da un punto di vista delle valute, è stata immediata la reazione del dollaro statunitense che ha subito un forte deprezzamento. In realtà, una riduzione del commercio globale dovrebbe portare a una minore circolazione di dollari, causando un loro apprezzamento, considerando che gli Stati Uniti sono un importatore netto», spiega Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia. Tuttavia, questa previsione è stata smentita dai mercati, che hanno mostrato un movimento inaspettato della valuta americana. La spiegazione di questo fenomeno risiede nella perdita di fiducia degli investitori nei mercati statunitensi. Finora, l'equilibrio commerciale era mantenuto dall'afflusso di capitali stranieri negli asset finanziari degli Stati Uniti. Ora, nota Sansone, «con il crescente scetticismo nei confronti della solidità di tali mercati, il flusso di investimenti potrebbe prosciugarsi più rapidamente rispetto alla riduzione degli scambi commerciali, esponendo il dollaro a una vulnerabilità ancora maggiore».
Le borse europee accelerano al ribasso in scia al sell-off sui futures Usa (-2,88% quello sul Dow Jones e -3,45% quello sull’S&P500) con i nuovi dazi decisi da Donald Trump. Francoforte perde il 2,25%, Parigi il 2,72%, Londra l’1,55% e Milano il 2,23% a 37.594 punti alle 12:50 con tutte le banche che perdono oltre quattro punti percentuali, anche le due big, Intesa Sanpaolo e Unicredit, insieme a Prysmian, Saipem e Tenaris. Non si allenta la tensione sul dollaro con l’euro in rialzo dell’1,95% a 1,105 sul biglietto verde, ai massimi da settembre del 2024. Si rafforzano anche la sterlina a 1,3176 sul dollaro (+1,3%) e il franco svizzero a 1,1595 (+2,2%). Lo spread Btp/Bund viaggia intorno a 112 punti base ma il rendimento del decennale italiano cala al 3,77%.
«Le nuove tariffe annunciate dagli Usa sono rivelate più aggressive ed estese rispetto al previsto», commenta Luigi De Bellis, Head Research Team di Equita. L’import complessivo degli Stati Uniti è pari a circa 3.300 miliardi di dollari e le entrate fiscali massime derivanti da queste misure potrebbero raggiungere i 600-800 miliardi di dollari o il 2,5% del pil Usa. La riduzione dell’import e la potenziale rilocalizzazione della produzione in Usa ridurranno il gettito effettivo.
Per quanto riguarda l’economia americana, De Bellis si aspetta che questi dazi, se mantenuti, contribuiscano a un'inflazione più elevata nel breve e almeno fino al prossimo anno (spingendo l’indice Cpi vicino al 3,5% vs. inflazione attesa a 2 anni ora al 3,37%). «Il rischio principale è che uno shock tariffario di questa portata comporti un rallentamento economico più forte del previsto, in particolare sui consumi», avverte De Bellis. «L’annuncio incrementa le probabilità di recessione. Comunque riteniamo che da qui in avanti possa aprirsi una fase di negoziazione volta a migliorare lo scenario attuale e non si tratta di un vero e proprio shock. Nel nostro scenario di base, questa dovrebbe essere la stima massima dei dazi, che dovrebbe essere negoziata verso il basso».
Con i futures statunitensi in netto calo (-2,5% quello sul Dow Jones e -3,10% quello sull’S&P500), anche i mercati azionari europei restano in rosso (Milano -1,72% a 37.791 punti alle 11:25) perché gli annunci sui dazi sono stati molto più punitivi rispetto alle aspettative del mercato e creano le condizioni per un esito significativo e stagflazionistico. «Questo dovrebbe favorire i rendimenti reali globali (aggiustati per l'inflazione), che tendono a performare bene in un contesto di crescita più bassa e inflazione più alta», spiega Brij Khurana, fixed income portfolio manager di Wellington Management. Il rendimento del Treasury Usa 10 anni scende al 4,06%, quello del Bund 10 anni al 2,64% e quello del Btp 10 anni al 3,77% con lo spread con il Bund in aumento a 112,4 punti base.
«Stiamo osservando una diminuzione dei rendimenti obbligazionari a livello globale e in modo uniforme lungo tutta la curva. Il mercato sta interpretando che i dazi colpiranno principalmente la crescita e che le banche centrali risponderanno – di questo, non ne sarei così sicuro. Il mercato presume che la Fed ignorerà l'impatto una tantum sui prezzi derivante dai dazi, in modo simile a quanto fatto nel 2018», osserva Khurana. Tuttavia, l'inflazione nel 2018 era molto più bassa rispetto a oggi e le aspettative erano molto meglio ancorate. Con l'inflazione ancora al di sopra del target, «la Fed vorrà essere paziente per valutare se questi dazi più estremi porteranno a un aumento delle misure di inflazione basate sui consumatori o sul mercato. Una Fed ferma per il futuro prossimo potrebbe significare che eventuali preoccupazioni sulla crescita si rifletteranno in rendimenti a lungo termine più bassi rispetto alla parte anteriore della curva dei rendimenti obbligazionari», aggiunge l’esperto.
Una reazione di mercato sorprendente è stata l’indebolimento del dollaro statunitense (l’euro vale 1,1032, +1,76%; sono saliti i prezzi alla produzione della zona euro a febbraio 2025: +0,2% su base mensile rispetto al +0,7% del mese precedente e al +0,3% stimato dagli economisti) dopo l’annuncio dei dazi, nonostante la debolezza dell’azionario globale, che solitamente tenderebbe a sostenere la valuta di riserva mondiale. «Tuttavia, i mercati probabilmente stanno reagendo alle contromisure che molti Paesi probabilmente adotteranno, aumentando lo stimolo fiscale per sostenere le industria nazionali, il che dovrebbe rafforzare le loro valute», prevede Khurana. Allo stesso tempo, molti Paesi hanno investito i loro surplus delle partite correnti in asset finanziari statunitensi. «I dazi spingeranno sicuramente questi Paesi a considerare il rimpatrio del capitale verso i propri mercati domestici, il che indebolirebbe il dollaro così come gli asset che hanno finanziato, principalmente azioni statunitensi e titoli di credito», conclude Khurana.
Le borse europee si confermano in netto ribasso (Dax -1,52%, Cac40 -1,68%, Ftse100 -1% e Ftse Mib -1,56% a 37.852 punti alle 10:35 con tutte le banche in rosso, pesanti anche alcuni industriali come Prysmian e Tenaris, si salvano dalle vendite le utilities) dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il piano sui dazi, tra cui una tariffa universale del 10% su tutte le importazioni in vigore dal 5 aprile e tariffe specifiche (reciproche scontate secondo il tycoon) per Paese più elevate, come il 34% sui prodotti cinesi, 24% su quelli giapponesi e il 20% sui prodotti dell'Unione Europea, a partire dal 9 aprile, con l'obiettivo di affrontare gli squilibri commerciali e rafforzare la produzione nazionale. Sulle auto è stato confermato un dazio del 25% su tutti i veicoli importati.
I mercati reagiscono negativamente «perché i dazi sono stati superiori alle attese, che erano fissate in un range tra il 10% e il 20%, e sono generalizzati su tutti i beni importati e non sono stati selettivi. Alcuni paesi sono stati colpiti particolarmente, come i quelli asiatici emergenti, in particolare Vietnam e Cambogia», sottolinea Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. «I dazi universali aumenteranno i prezzi negli Stati Uniti, portando a un aumento di preoccupazione sull’andamento dell’inflazione. Lo scenario principale stimato dai mercati di due tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel 2025 dovrà essere rivisto. Almeno fino alla riunione di luglio non ci aspettiamo che la Fed possa decidere di ridurre il costo del denaro. Le manovre di Trump incrementano le possibilità di registrare una recessione tecnica nei prossimi trimestri, soprattutto se la Federal Reserve sarà obbligata a non ammorbidire le proprie strategie monetarie. Ora lo scenario principale è quello di una stagnazione dell’economia americana con lo spettro di una recessione molto vicino».
L’euro sale dell’1,35% a 1,098 dollari con l'economia del settore privato dell'Eurozona che è riuscita a registrare a marzo un'altra espansione, concludendo il primo trimestre del 2025 con il terzo mese consecutivo di incremento dell'attività. Nel dettaglio, il Pmi composito dell'Eurozona è salito a marzo a 50,9 punti dai 50,2 di febbraio e segnala il terzo mese consecutivo in cui l'indice principale si è posizionato in territorio di crescita, con una lettura superiore a 50 punti. Il dato ha inoltre toccato il valore più alto da agosto dello scorso anno, registrando il tasso di crescita più rapido da sette mesi.
Per il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, l’incertezza economica richiede estrema prudenza da parte della Bce poiché l'aggiunta di barriere commerciali potrebbe far oscillare l'inflazione in entrambe le direzioni. «Allo stesso tempo, una minor domanda di esportazioni della zona euro e una crescita inferiore dovuta all'impatto di dazi più elevati o tensioni geopolitiche potrebbero rappresentare una minaccia per l'economia, ridurre la domanda e spingere al ribasso l'inflazione», ha avvertito.
Bufera sui mercati azionari europei in avvio di seduta. Il Dax perde il 2,35%, il Cac40 l1,79%, il Ftse100 l’1% e il Ftse Mib l’1,75% a 37.782 punti. Il 2 aprile il presidente Usa ha illustrato l'intervento sui dazi con una misura del 10% di base e lo schema di dazi reciproci. La tassazione parte da una base di 10% sulla maggioranza delle importazioni, come quelle dalla Gran Bretagna, ma prevede dazi più elevati per molti partner commerciali degli Usa: 20% per l'Unione Europea e 34% per le merci di importazione cinese fino a un 46% per l'import dal Vietnam. L'imposta di 25% sulle auto importate è in vigore dalla mezzanotte.
Donald Trump ritiene che gli Stati Uniti siano stati negli anni «derubati» dai partner commerciali di tutto il mondo e necessitino di una adeguata ricompensa. L’Europa non intende vendicarsi, è aperta al dialogo ma è pronta a fare un piano di contro misure adeguato, ha garantito Ursula von der Leyen. «Il brusco sell-off e la debolezza del dollaro (l’euro vale 1,097, +1,21%) possono essere visti come un voto di sfiducia del mercato nei confronti delle politiche commerciali di Trump. Oltre a danneggiare i partner commerciali, i dazi sono destinati a far salire i prezzi e a frenare l'attività economica negli Stati Uniti», avverte Roman Ziruk, senior market analyst di Ebury.
Lo spread Btp/Bund sale a 113 punti base con il rendimento del Btp 10 anni al 3,75%. La Francia colloca fino a 12 miliardi di euro di Oat 2033, 2035 e 2056 e la Spagna un massimo di 5,5 miliardi di Bonos 2028, 2031 e 2039 insieme a 750 milioni della scadenza 2030.
Sul listino milanese attenzione alle azioni del settore automotive a causa dei dazi Usa al 25% entrati in vigore, quindi a Stellantis (-1,82% a 10 euro), Ferrari (+0,47% a 406 euro), Brembo (-1,36% a 7,74 euro), Iveco (-2,6% a 14,65 euro) e Pirelli (-1,87% a 5,35 euro). Il vicepresidente esecutivo di quest’ultima, Marco Tronchetti Provera, si è detto «molto fiducioso» di un accordo con il socio cinese Sinochem per definire una governance di Pirelli per adeguarsi alla normativa statunitense. Tronchetti Provera ha aggiunto che la società sta avviando le discussioni per aumentare la capacità produttiva negli Usa per affrontare il problema dei dazi.
Sotto pressione anche Prysmian (-4,92% a 48,15 euro). Focus anche sul settore beverage, quindi su Campari (+0,81% a 5,69 euro). L'associazione di esportatori francesi di vino e liquori Fevs ha previsto che le vendite di vino e liquori francesi scenderanno di almeno il 20% negli Stati Uniti a causa dei dazi.
Peggio Stm, in calo del 2,44% a 19,42 euro. A Wall Street la capitalizzazione di mercato di Apple è scesa di oltre 240 miliardi di dollari, mentre l’azione è crollata del 7% negli scambi after-hours a Wall Street. La capitalizzazione di mercato di Nvidia è scesa del 5,6% di 153 miliardi di dollari.
Nel comparto bancario Unicredit arretra del 3,76% a 50,18 euro perché la Bce potrebbe adottare ulteriori provvedimenti se ritenesse che l'istituto italiano non ha ottemperato adeguatamente alle richieste di ridurre le proprie attività in Russia.
Intanto la Bce ha autorizzato il Credit Agricole a salire fino al 19,9% di Banco Bpm (-3,20% a 9,252 euro) rafforzando l'argine all'ops da 14 miliardi di euro lanciata da Unicredit su Piazza Meda che partirà il 28 aprile e si concluderà il 23 giugno.
Invece, Eni (-1,84% a 14,048 euro) ha ricevuto prime manifestazioni di interesse per una quota del 15% in Plenitude con una valutazione tra 12 e 13 miliardi di euro, secondo quanto ha riferito Bloomberg citando persone a conoscenza della questione. Si riunisce, tra l’altro, il cda del colosso oil.
Quanto a Mfe (-0,71% a 3,368 euro l’azione classe A), la tedesca BaFin ha fissato il prezzo dell'opas su ProSieben a 5,74 per azione. Mfe intende offrire per ogni azione di ProSieben portata in adesione all'offerta, una volta promossa, un corrispettivo costituito da 4,47 euro cash e da 0,4 azioni Mfe A di nuova emissione. Infine, Citigroup ha alzato il target price da 38 a 50 euro su Buzzi (-2,52% a 44,94 euro; rating confermato a neutral).
Si preannuncia un giovedì nero per le borse europee con il future sull’Eurostoxx50 in calo dell’1,97%. La mossa del presidente statunitense, Donald Trump, di imporre una tariffa del 10% sulla maggior parte dei beni importati negli Stati Uniti, oltre a prelievi molto più elevati per 60 Paesi, ha intensificato una guerra commerciale globale che minaccia di alimentare l'inflazione e bloccare la crescita, mandando gli stessi Stati Uniti in recessione e a cascata gli altri Paesi.
«La tariffa reciproca del 20% da parte degli Stati Uniti nei confronti dell'Unione Europea farà male e peggiora le prospettive a breve termine dell'Eurozona. Ora molto dipende dalla capacità dei governi europei di portare avanti gli stimoli fiscali e le riforme previste per rafforzare le economie nazionali», affermano gli economisti di Ing. «Le tariffe doganali presentate superano di gran lunga le aspettative di base e, se non vengono negoziate al ribasso in tempi brevi, le aspettative di una recessione negli Stati Uniti aumenteranno drasticamente», avverte Tony Sycamore, analista di IG. Il future dell'S&P 500 scende del 2,94% e quello del Dow Jones del 2,15%.
Il dollaro cade sia nei confronti dell’euro, che vale 1,094 (+0,98%), sia dello yen (147,021, -1,43%) e l’oro raggiunge un nuovo massimo storico a 3167,83 dollari l’oncia per i timori di un rallentamento dell'economia statunitense. Il petrolio Wti, che viene scambiato come indicatore della crescita globale, scende del 2,50%, lasciando i futures sul greggio statunitense a 69,89 dollari al barile. Il futures sul Brent del 2,40% a 73,15 dollari al barile.
Alle 10 verrà pubblicato il dato sul Pmi servizi a marzo finale dell’Eurozona (preliminare: 50,4 punti) e il Pmi composito a marzo finale (preliminare: 50,4 punti), alle 11 i prezzi alla produzione a febbraio sempre dell’Eurozona (precedente: +1,8% anno su anno). Mentre alle 14:30 sono attese le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (precedente: -1.000 unità a 224.000) e la bilancia commerciale a febbraio (precedente: -131,4 miliardi di dollari) e alle 15:45 il Pmi servizi a marzo finale (preliminare: 54,3 punti) per chiudere alle 16 con l’Ism non manifatturiero a marzo (precedente: 53,5 punti). Da segnalare anche che alle 13:30 verranno pubblicati i verbali della riunione della Bce di marzo. Prima parlano alcuni esponenti della Banca Centrale Europea: de Guindos e Schnabel.
Sul listino milanese attenzione alle azioni del settore automotive a causa dei dazi Usa al 25% entrati in vigore, quindi a Stellantis, Ferrari, Brembo, Iveco e Pirelli. Il vicepresidente esecutivo di quest’ultima, Marco Tronchetti Provera, si è detto «molto fiducioso» di un accordo con il socio cinese Sinochem per definire una governance di Pirelli per adeguarsi alla normativa statunitense. Tronchetti Provera ha aggiunto che la società sta avviando le discussioni per aumentare la capacità produttiva negli Usa per affrontare il problema dei dazi.
Focus anche sul settore beverage, quindi su Campari. L'associazione di esportatori francesi di vino e liquori Fevs ha previsto che le vendite di vino e liquori francesi scenderanno di almeno il 20% negli Stati Uniti a causa dei dazi.
Attenzione poi a Stm. La capitalizzazione di mercato di Apple è scesa di oltre 240 miliardi di dollari, mentre l’azione è crollata del 7% negli scambi after-hours a Wall Street. La capitalizzazione di mercato di Nvidia è scesa del 5,6% di 153 miliardi di dollari.
Nel comparto bancario occhio a Unicredit perché la Bce potrebbe adottare ulteriori provvedimenti se ritenesse che l'istituto italiano non ha ottemperato adeguatamente alle richieste di ridurre le proprie attività in Russia.
Intanto la Bce ha autorizzato il Credit Agricole a salire fino al 19,9% di Banco Bpm rafforzando l'argine all'ops da 14 miliardi di euro lanciata da Unicredit su Piazza Meda che partirà il 28 aprile e si concluderà il 23 giugno.
Invece, Eni ha ricevuto prime manifestazioni di interesse per una quota del 15% in Plenitude con una valutazione tra 12 e 13 miliardi di euro, secondo quanto ha riferito Bloomberg citando persone a conoscenza della questione. Si riunisce, tra l’altro, il cda del colosso oil.
Quanto a Mfe, la tedesca BaFin ha fissato il prezzo dell'opas su ProSieben a 5,74 per azione. Mfe intende offrire per ogni azione di ProSieben portata in adesione all'offerta, una volta promossa, un corrispettivo costituito da 4,47 euro cash e da 0,4 azioni Mfe A di nuova emissione. Infine, Citigroup ha alzato il target price da 38 a 50 euro su Buzzi (rating confermato a neutral).
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