Due giorni dopo l’attacco Usa al Venezuela, le borse aprono scoppiettanti in Asia, lunedì 5 gennaio, soprattutto il Nikkei che balza del +3,23% con le azioni tech e AI alle ore 7:30 italiane, mentre Hong Kong è appena sotto la parità e Shanghai sale bene (+1,25%). L'indice Topix in Giappone guadagna il 2,12%, raggiungendo il massimo storico grazie ai titoli della Difesa. Secondo i calcoli di Bloomberg, si tratta del miglior inizio di anno in Asia dal 2012.
I mercati acquistano dollari (euro a 1,1686, -0,3%) e oro (4.423 dollari l’oncia, +2,17%) e vendono il petrolio Wti americano (56,97 dollari il barile, -0,61%), mentre i futures sul Nasdaq sono ben impostati (+0,44%).
I prezzi del petrolio scendono lunedì dopo che gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela e catturato nel fine settimana il presidente Nicolás Maduro. I mercati valutano il possibile impatto sull’offerta regionale, considerando le vaste riserve petrolifere del Paese. Tuttavia, il Venezuela produce attualmente meno di 1 milione di barili di greggio al giorno, ovvero sotto l’1% della produzione globale.
L’indice del dollaro è salito sopra quota 98,5 lunedì, toccando i massimi delle ultime due settimane, mentre gli investitori valutavano l’attacco statunitense al Venezuela e si concentravano sui principali dati macroeconomici Usa in uscita questa settimana, potenzialmente rilevanti per le scelte della Federal Reserve. L’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro ha riacceso le preoccupazioni geopolitiche, anche se finora l’impatto sui mercati è stato contenuto.
L’attenzione ora è rivolta al rapporto sull’occupazione di dicembre in uscita venerdì, insieme ai dati (JOLTS e ADP) sul mercato del lavoro, agli indici Ism Pmi e all’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan. I mercati continuano a scontare due tagli dei tassi negli Usa nel corso dell’anno, nonostante la Fed ne preveda ufficialmente solo uno. Intanto, il presidente Donald Trump dovrebbe annunciare questo mese il nome del prossimo presidente della Fed, che verosimilmente sosterrà la richiesta di Trump di costi di finanziamento più bassi.
I prezzi dell’oro sono saliti di oltre il 2% sopra i 4.400 dollari l’oncia lunedì, estendendo i guadagni di venerdì, spinti dall’aumento delle tensioni geopolitiche dopo la destituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Il presidente Trump ha dichiarato che Washington «gestirà temporaneamente» il Venezuela dopo la cattura di Maduro in un’operazione militare a sorpresa sabato, alimentando i timori di instabilità. Il segretario di Stato Marco Rubio ha cercato domenica di rassicurare i mercati, affermando che gli Stati Uniti punteranno a un cambiamento attraverso un blocco petrolifero, senza governare direttamente il Paese.
L’oro ha chiuso il 2025 con il miglior rialzo annuale dal 1979, sostenuto dalla forte domanda di beni rifugio, dall’allentamento della politica monetaria Usa, dagli acquisti delle banche centrali e dagli afflussi negli Etf.
L’indice Pmi servizi RatingDog China General Services è sceso a 52,0 a dicembre 2025 da 52,1 di novembre, in linea con le attese del mercato. Il dato segnala l’espansione più debole del settore dei servizi da giugno, con nuovi ordini e attività in crescita al ritmo più lento degli ultimi sei mesi, a causa di un nuovo calo delle vendite estere legato alla diminuzione dei flussi turistici.
L’occupazione è diminuita per il quinto mese consecutivo, con le aziende che hanno ridotto sia il personale a tempo pieno sia quello part-time per contenere i costi e nell’ambito di piani di ristrutturazione. Sul fronte dei prezzi, i costi (input) sono aumentati moderatamente, spinti dall’aumento delle materie prime: pur contenuta, l’inflazione è stata tra le più elevate del 2025. Le imprese hanno tuttavia ridotto i prezzi di vendita a causa della maggiore concorrenza. (riproduzione riservata)