Il ritorno dei rendimenti sui titoli di Stato, unito alla sempre maggiore volatilità sull’azionario globale riporta all’attenzione degli investitori multi-asset l’opportunità di costruire portafogli più difensivi.
Per questa esigenza all’interno della macro-categoria dei fondi bilanciati si segnalano quelli prudenti: mix di azioni e bond in cui la componente obbligazionaria è di solito quella predominante. «I titoli di Stato hanno riacquistato il ruolo di bene rifugio, come dimostra il calo dei rendimenti di quasi 40 punti base durante la correzione del Nasdaq» delle ultime settimane, conferma Nabil Milali, portfolio manager multi-asset & overlay di Edmond de Rothschild Am. Pertanto, «indipendentemente dallo scenario previsto per i prossimi dieci anni», secondo il money manager «la decorrelazione con le azioni e il livello di rendimento giustificano un’allocazione significativamente maggiore alle obbligazioni».
Nella tabella in basso proposta da Fida sono raccolti dieci comparti diversificati prudenti, ordinati per rendimento nel 2026. La performance media è dell’8,9%, che passa al 9,2% a un anno e al 30,2% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi dell’1,1%.
«La categoria dei diversificati Prudenti costituisce un universo particolarmente ampio ed eterogeneo, nel quale convivono filosofie gestionali anche profondamente differenti», spiega Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida. «Questa peculiarità contribuisce a spiegare la marcata dispersione dei risultati: sul triennio i rendimenti compresi tra il decimo e il novantesimo percentile spaziano dal 10,7% al 31%».
Con il fondo R-co 4Change Moderate Allocation Rothschild & Co Asset Management mette a segno da gennaio una performance dell’11,1%, con costi annui dell’1,5%. Ludivine de Quincerot e Julien Boy, co-portfolio manager del comparto, nella fase attuale di mercato privilegiano «le obbligazioni, i cui rendimenti sono tornati interessanti ai livelli attuali». Tra queste ultime, la duration viene tenuta «intorno ai cinque anni: ci posizioniamo sui Paesi più solidi dell'Eurozona, con una diversificazione sugli Usa e scadenze intermedie tra cinque e dieci anni».
Lato azionario invece i money manager mantengono «un posizionamento bilanciato tra temi difensivi e ciclici. Sui difensivi siamo sovraesposti alla sanità. Sui ciclici guardiamo a chi ha valutazioni penalizzate, come chimica o costruzioni».
Carmignac si approccia all’asset class con il fondo Patrimoine (+7,6% da gennaio, costi dell’1,5%). Ben Zimra, fund manager del comparto, ritiene che in un portafoglio bilanciato prudente non sia «più possibile fare affidamento esclusivamente sulla combinazione di azioni e obbligazioni per diversificare il portafoglio». Al momento la parte azionaria (circa il 40% del totale) viene «protetta attraverso opzioni put sugli indici e strategie basate sulla volatilità, in particolare per coprirci dal rischio di una brusca correzione dei mercati azionari».
Sul versante obbligazionario invece Zimra ha «un orientamento più positivo nei confronti di alcuni mercati europei dei tassi e delle obbligazioni indicizzate all'inflazione».
Dal canto suo Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) compare in tabella Fida con il fondo Eis Dynamic 6, che da gennaio guadagna il 7,5% con commissioni annue dello 0,6%. Claudio Marchetti, head of investment solutions della società e gestore di un altro comparto, il Conservative Allocation, tiene oggi «la quota azionaria intorno al 40%, con una duration di portafoglio intorno ai quattro anni». Tale assetto «permette di mantenere un orientamento costruttivo sul mercato azionario, valorizzando al contempo il rendimento offerto dalle curve obbligazionarie e mantenendo la volatilità del portafoglio coerente con il profilo di rischio-rendimento prudente».
A livello azionario, in particolare, Marchetti ritiene interessanti «le tematiche strutturali legate all'intelligenza artificiale e ai relativi investimenti in conto capitale (capex, ndr), considerando la recente correzione del comparto un’opportunità per incrementare l’esposizione», oltre al «settore bancario europeo, sorretto dai fondamentali solidi oltre che dalle valutazioni interessanti».
Amundi compare in classifica Fida con il comparto Futuro Pir, che da inizio anno rende il 7,2% con commissioni dello 0,3%. Enrico Bovalini, head of balanced strategies della società di gestione, detiene oggi «circa il 25% di azioni, con un approccio geografico piuttosto diversificato per evitare di concentrarci su pochi temi specifici come l’AI, che hanno già corso molto». Il money manager è ad esempio sovrappesato su «farmaceutici, software, alimentari, titoli del lusso, intermediari finanziari e assicurativi». Sulle obbligazioni invece Bovalini mantiene «una duration abbastanza elevata, per beneficiare dell’alto livello dei tassi di interesse sui governativi che pesano il 40%, e una buona esposizione al credito, soprattutto investment grade al 30%».
Tra i bond sovrani in particolare, il money manager è positivo sui «Paesi periferici, Italia e Spagna». Da segnalare infine «un piccolo peso in commodity al 5%, che aiutano a diversificare il rischio». (riproduzione riservata)