L’indice S&P 500 ha chiuso l’ultima seduta di maggio su un nuovo massimo storico. Ma andando a scavare più a fondo si nota come in realtà solo un numero limitato di titoli, concentrati prevalentemente nell’universo AI, abbia registrato a sua volta nuovi record assoluti. È quanto fanno notare in un report gli analisti di Bank of America: a loro parere c’è un’anomalia che richiama quanto osservato al culmine della bolla delle dot-com, 26 anni fa.
Venerdì 29 maggio, soltanto 20 società dell’indice hanno toccato nuovi massimi storici. E del totale, solo sette non erano direttamente collegate al tema dell’intelligenza artificiale. Parte da questo presupposto l’analisi di Michael Hartnett di Bank of America, che ha evidenziato come anche nel marzo 2000, al picco della bolla Internet, un numero analogo di titoli avesse toccato nuovi record.
Pur ritenendo che la fase di «speculative price action» non sia ancora conclusa, lo strategist considera questo fenomeno un ulteriore segnale dell’avvicinarsi della fase finale del ciclo. Secondo Hartnett, saranno le banche centrali e il rialzo dei tassi d’interesse a decretarne la conclusione, delineando uno scenario di mercato post-bolla.
Il forte rialzo azionario di maggio è stato trainato soprattutto dal comparto dei semiconduttori, in particolare i chip per la memoria. Le società di riferimento in questo settore sono Micron Technology, Advanced Micro Devices (Amd), Sk Hynix e Samsung, con una capitalizzazione di mercato vicino ai mille miliardi di dollari.
Tra aprile e maggio, il Nasdaq, fortemente esposto ai titoli tecnologici, ha segnato un rialzo del 25%, registrando la migliore performance bimestrale degli ultimi vent’anni.
Come comportarsi allora in uno scenario post-bolla?
Sebbene gli indici azionari statunitensi e dei mercati emergenti abbiano raggiunto nuovi massimi storici, il rialzo è stato estremamente concentrato: un segnale di vulnerabilità sottostante.
Alla luce di queste dinamiche, Hartnett raccomanda agli investitori di prepararsi a un imminente riposizionamento difensivo dei portafogli.
«La roadmap per gli investitori nelle fasi successive allo scoppio di una bolla, osservata in tutti i principali cicli dal 1929 a oggi, suggerisce di privilegiare le obbligazioni a lunga scadenza e una combinazione di settori difensivi e/o comparti che hanno registrato una marcata sottoperformance negli ultimi mesi della fase speculativa», conclude lo strategist. (riproduzione riservata)