Partecipare ai rialzi delle Borse senza esporsi completamente ai ribassi. È la promessa degli Etf buffer. Nati e cresciuti negli promessa degli Etf buffer. Nati e cresciuti negli Stati Uniti, fanno parte della più ampia famiglia degli Etf a risultato definito (defined-outcome Etf), strumenti progettati per offrire in anticipo un intervallo di rendimento prestabilito. La strategia si basa sull'utilizzo di strumenti derivati.
L’Etf acquista opzioni put per coprire le perdite fino a una determinata soglia, definita buffer, e finanzia questa protezione attraverso la vendita di opzioni call. In questo modo vengono fissati sia il livello di protezione dai ribassi sia il rendimento massimo conseguibile, noto come cap. In pratica, l'investitore rinuncia a una parte del potenziale rialzo in cambio di una maggiore protezione nelle fasi negative del mercato. Il tetto massimo di rendimento e il livello di protezione vengono fissati all’inizio di un periodo prefissato e si realizzano solo alla fine dello stesso.
Fare trading sui fondi durante questo periodo potrebbe influire significativamente sulla performance. La struttura più diffusa è quella del buffer standard. In questo caso l'Etf replica l'andamento di un indice di riferimento, come l'S&P 500 o il Nasdaq-100, fino a un determinato tetto massimo di rendimento, mentre copre l'investitore dalle prime perdite entro una soglia prefissata. Un Etf con buffer del 10%, ad esempio, può assorbire i primi dieci punti percentuali di ribasso del mercato, ma limita anche i guadagni oltre il livello massimo stabilito.
Negli ultimi anni sono emerse anche soluzioni più sofisticate, come i cosiddetti Max Buffer Etf, che puntano a offrire una protezione quasi del 100% del capitale, a fronte però di rendimenti potenziali molto contenuti. Le strategie laddered o dinamiche distribuiscono l'esposizione su diversi periodi di risultato per ridurre il rischio legato al momento di ingresso. Le strutture enhanced o accelerated, infine, cercano di amplificare i rendimenti positivi entro determinati limiti mantenendo una protezione parziale dai ribassi.
Come si comportano questi strumenti rispetto all'indice di riferimento? Se la discesa del mercato rimane entro il livello di protezione previsto, l'Etf può mantenere un valore pressoché invariato e ottenere quindi risultati migliori rispetto al benchmark. Se invece il ribasso supera il buffer, anche l'Etf registra una perdita, ma generalmente inferiore a quella dell'indice grazie alla protezione incorporata. Con un buffer del 10%, ad esempio, una flessione del mercato del 30% potrebbe tradursi in una perdita dell'Etf di circa il 20%. Nelle fasi positive accade invece il contrario. Una volta raggiunto il tetto massimo di rendimento stabilito in fase di costruzione del prodotto, l'investitore non partecipa ai successivi rialzi dell'indice. In sostanza, maggiore è la protezione offerta, minore tende a essere il potenziale di guadagno.
I dati storici mostrano che una protezione molto elevata potrebbe essere sfruttata solo in poche occasioni, mentre il limite ai guadagni rischia di incidere più frequentemente sui rendimenti di lungo periodo: l'indice S&P 500 ha registrato perdite superiori al 20% soltanto in una parte molto limitata dei periodi annuali osservati dal 1970, mentre i rialzi oltre il 20% si sono verificati ben più frequentemente.
La crescita del settore è stata molto rapida negli Stati Uniti, dove questi strumenti sono comparsi nel 2018. Alla fine del 2025 il segmento degli Etf a risultato definito contava circa 420 prodotti e un patrimonio di 78 miliardi di dollari, con un tasso di crescita organica annualizzato vicino al 40% negli ultimi tre anni secondo le stime di Morningstar. In Europa il mercato è ancora agli inizi ma sta attirando un interesse crescente come possibile alternativa ai fondi bilanciati difensivi e, in alcuni casi, alle tradizionali soluzioni obbligazionarie. JustEtf censisce attualmente 37 Etf buffer accessibili agli investitori italiani, tutti ad accumulazione dei proventi (tabella in pagina). La maggior parte è stata lanciata nel corso del 2025.
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Il più grande per masse è un prodotto di First Trust sul Nasdaq, avviato nel giugno dello scorso anno, che dall'esordio ha guadagnato il 12,25%, rinunciando a una parte significativa del rialzo del Nasdaq 100, salito di circa il 35%. La forte espansione del settore è stata favorita anche dal difficile contesto di mercato del 2022. In quell'occasione molti risparmiatori hanno scoperto che i titoli obbligazionari non sempre riescono a svolgere efficacemente il tradizionale ruolo di ammortizzatore dei ribassi azionari. Il grafico in pagina mostra quanto gli Etf buffer abbiano contenuto le perdite nel 2022 rispetto all'S&P 500. Un meccanismo che ha consentito agli investitori di restare sul mercato senza rinunciare completamente al successivo recupero delle Borse.
Resta però fondamentale comprenderne i limiti. Questi strumenti non eliminano il rischio di perdita e la copertura opera solo entro le soglie previste. Inoltre, il prezzo della maggiore sicurezza è rappresentato dalla rinuncia a una parte dei rendimenti nelle fasi di mercato più favorevoli. Gli Etf buffer possono rappresentare una soluzione interessante per gli investitori più prudenti, per chi si avvicina a un obiettivo finanziario specifico come il pensionamento o per chi dispone di un orizzonte temporale breve.
Senza dimenticare che le commissioni sono generalmente superiori rispetto a quelle degli Etf azionari tradizionali. Inoltre il loro arrivo in Europa apre un confronto diretto anche con i certificati di investimento, dominanti nella costruzione di strumenti strutturati. Il loro successo dipenderà dalla capacità di competere non solo con gli Etf tradizionali, che possono contare su semplicità e costi contenuti, ma soprattutto con il mercato dei certificati, da anni il principale strumento utilizzato per offrire strategie di protezione e partecipazione ai mercati e fortemente radicato nella consulenza retail grazie alle commissioni riconosciute alle reti di collocamento. (riproduzione riservata)
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