Borsa, i fondamentali non bastano più: ecco come gli hedge fund stanno cambiando le regole del gioco
Borsa, i fondamentali non bastano più: ecco come gli hedge fund stanno cambiando le regole del gioco
Le strategie quantitative e sistematiche dominano il mercato, rappresentando l'85% dei flussi di denaro degli hedge fund. Questo cambiamento riduce l'importanza delle analisi fondamentali nel breve periodo, influenzando le quotazioni

di di Paola Valentini 23/10/2026 20:00

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Il mercato azionario sta cambiando struttura. Gli hedge fund diventano sempre più grandi, il capitale si concentra nelle mani dei gestori più affermati e le strategie quantitative e sistematiche, cioè basate su modelli matematici, assumono un ruolo crescente nella determinazione dei prezzi. Il risultato è un mercato in cui i flussi, il posizionamento e gli algoritmi possono dominare le dinamiche di breve periodo, rendendo più difficile leggere le quotazioni attraverso i tradizionali parametri di valutazione. La trasformazione emerge innanzitutto dai dati sulla dimensione dell'industria. Secondo Hedge Fund Research (Hfr), a fine settembre scorso il patrimonio degli hedge fund globali ha raggiunto il livello record di 5.638 miliardi di dollari. Un'espansione sostenuta sia dai rendimenti, sia dagli afflussi di capitale. Ma non è soltanto l’ampiezza del settore a cambiare: è anche la distribuzione del capitale al suo interno.

La concentrazione dei capitali nei grandi gestori

I dati Hfr mostrano che gli investitori privilegiano sempre più i fondi di maggiori dimensioni, dotati di infrastrutture tecnologiche, capacità di gestione del rischio e accesso a un bacino più ampio di opportunità. Nel secondo trimestre 2026, i gestori con oltre 5 miliardi di dollari in gestione, che rappresentano soltanto il 10% del totale delle masse, hanno raccolto 38,1 miliardi di dollari di nuovi capitali. Alle società con masse comprese tra 1 e 5 miliardi sono andati 6,3 miliardi, mentre quelle con meno di un miliardo hanno ricevuto appena 700 milioni. Nel primo semestre, i grandi gestori hanno raccolto complessivamente 77,2 miliardi di dollari, contro 10,3 miliardi destinati alle società di medie dimensioni e 2,2 miliardi a quelle più piccole. La concentrazione si accompagna a un contesto più difficile per chi cerca di entrare nel mercato. Nel secondo trimestre 2026 il numero stimato di nuovi hedge fund lanciati è sceso a 100, dai 166 del primo trimestre (562 in tutto il 2025). Non manca quindi la nascita di nuove iniziative, ma la capacità di raccogliere capitali appare sempre più legata alla reputazione e alla dimensione dei gestori.

La stessa Hfr segnala un ambiente più impegnativo per i manager emergenti, mentre gli investitori tendono a mantenere o aumentare le allocazioni verso le piattaforme consolidate. È una dinamica importante anche per comprendere il funzionamento dei mercati. Fondi più grandi possono mobilitare quantità rilevanti di capitale e modificare rapidamente le proprie esposizioni. Quando più operatori reagiscono agli stessi segnali, le loro decisioni possono amplificare i movimenti dei prezzi, soprattutto nei momenti di stress. L'effetto può essere molto evidente nelle strategie quantitative, al cui interno si trovano la categoria dei gestori Cta (che operano tramite derivati utilizzando sistemi automatizzati basati, tra l'altro, su trend, volatilità e dinamiche dei prezzi), e in quelle multi-manager, dove il controllo del rischio può imporre riduzioni rapide delle posizioni.

L'impatto delle strategie quantitative e sistematiche

Strategie che oggi rappresentano l’85% dei flussi di denaro che gli hedge fund muovono ogni giorno nei mercati, dal 58% di dieci anni fa (grafico in pagina), mentre gli hedge fund long short, che si basano invece sull’analisi fondamentale dei singoli titoli, contano sempre meno: il 15% rispetto al 42% del 2014. Ad esempio, tra i più grandi hedge fund al mondo, Bridgewater si basa su un algoritmo che esegue trading basandosi su squilibri macroeconomici, non sui grafici di prezzo, Citadel, Elliot e Millennium sono multi-manager, Aqr e Man Group gesticono importanti strategie Cta.

Analisi fondamentale vs orizzonte di breve periodo

Il mercato diventa così sempre più tecnico. Nel breve periodo, le quotazioni possono riflettere non soltanto le aspettative sugli utili e sulla crescita economica, ma anche i flussi, le correlazioni tra asset, il posizionamento degli investitori e i vincoli di rischio delle strategie. Ciò non significa che i fondamentali abbiano perso importanza, ma piuttosto che il loro effetto sui prezzi può risultare meno evidente su orizzonti temporali ridotti.

Come rileva Louis Larère, gestore della società francese Bdl Capital Management, in un’analisi dedicata al potere esplicativo del multiplo prezzo/utili (p/e) rispetto ai movimenti delle azioni. Il confronto, dal 2004 a oggi, evidenzia che la crescita del peso dei fondi hedge quantitativi sta indebolendo la relazione tra valutazioni e prezzi delle azioni. «Su un orizzonte di sei mesi il multiplo p/e spiega solamente tra lo 0% e il 3-4% del movimento del prezzo di un’azione. Solo nei momenti di crisi, come nel 2007-2008 e durante il Covid, assume un’importanza maggiore, arrivando a spiegare tra 30% e 50% del movimento del prezzo», spiega Larère.

A 24 mesi, invece, il potere esplicativo si attesta al 30%, mentre nel 2004 era compreso tra 50% e 60%. «Per tornare a un’importanza elevata, bisogna considerare un orizzonte temporale di 36 mesi. In questo caso, il p/e mantiene oggi un potere esplicativo superiore al 60%, sebbene nel 2004-2005 fosse comunque intorno al 70%», ricorda il gestore. Ciò significa «che oggi bisogna avere più pazienza del passato per osservare l’effetto del p/e sul prezzo di un’azione». Per gli investitori, la conseguenza è rilevante. In un mercato in cui una quota crescente di capitale è gestita da grandi fondi e strategie sistematiche, le oscillazioni di breve possono essere meno rappresentative del valore delle società. La sfida, quindi, non è abbandonare le valutazioni tradizionali, ma saper distinguere il rumore quotidiano dalla traiettoria di lungo termine. (riproduzione riservata)