Bonus, accise e memorie corte: torna la marcia elettorale
Bonus, accise e memorie corte: torna la marcia elettorale
A pochi giorni dal referendum sulla giustizia il governo taglia le accise sulla benzina. Mossa per ingraziarsi i cittadini-votanti? Del resto in Italia, dagli 80 euro di Renzi alle pensioni di De Luca, è pratica assai diffusa

di Sergio Rizzo 20/03/2026 20:00

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La prospettiva nella politica italiana è tutto. Il 16 novembre 2016 mancano meno di tre settimane al referendum sulla riforma costituzionale da cui dipende il futuro politico di Matteo Renzi. Per i sondaggi il risultato è incerto. Giorgia Meloni è all’opposizione e bolla così la finanziaria del governo Renzi: «Una manovra di marchette elettorali». Non fa una grinza dal suo punto di vista di allora.

Dieci anni dopo la leader di Fratelli d’Italia guida il governo. Trovandosi in una situazione pressoché identica. Mancano pochi giorni al voto del referendum sulla riforma costituzionale che potrebbe influenzare il suo futuro politico prossimo. Anche qui i sondaggi dicono che il risultato è incerto. Così il governo Meloni sforna all’improvviso un decreto d’urgenza che la stessa presidente del Consiglio, osservandolo dalla prospettiva di quel novembre 2016, non avrebbe esitato a giudicare come allora: una «marchetta elettorale».

La sindrome del “ruolo invertito”: da Meloni a Renzi

Ci pensa Renzi, a ruolo invertito, a infilzarla: «Adesso taglia le accise che lei aveva alzato». Potrebbe essere ancora più pesante, Renzi, sottolineando che il taglio delle accise sulla benzina, che dura appena 20 giorni cessando i suoi effetti giusto dopo il voto, è incredibilmente finanziato con tagli alla sanità. E che assieme alla riduzione elettorale delle accise arriva anche un bonus elettorale per gli autotrasportatori (in Italia ci sono circa 100 mila imprese) e un piccolo aumento elettorale per le social card.

Tutto questo mentre c’è un deputato del partito di Giorgia Meloni, Aldo Mattia, che suggerisce pubblicamente senza remore ai suoi colleghi di usare «il solito metodo clientelare» pur di raccattare voti utili alla causa della vittoria al referendum. Un bel cambio di passo: i freni inibitori sono ormai cosa del passato. La verità è che, una volta nella stanza dei bottoni, nessuno riesce a resistere a grattare la pancia degli elettori quando serve. Nei modi più creativi.

Ne sa qualcosa proprio Renzi. Alla vigilia delle elezioni europee del 2014 tira fuori dal cilindro il bonus di 80 euro al mese. Affrettandosi a parare gli attacchi che arrivano da tutte le parti: «È giustizia sociale». Il più duro dall’opposizione è Silvio Berlusconi. Prima se la prende con gli 80 euro, poi attacca il bonus di 500 euro per i diciottenni. «Una mancia elettorale disgustosa per chi va a votare la prima volta», sentenzia.

La tradizione della Prima Repubblica

La tradizione delle mance elettorali in realtà è decisamente antica. In età repubblicana gli specialisti sono nella Democrazia Cristiana. Sfornano a raffica misure per le pensioni, sempre a ridosso di scadenze elettorali, sapendo che in questo modo si va a colpo sicuro. Anche se non funziona sempre, come avranno modo di sperimentare i loro epigoni nella cosiddetta Seconda Repubblica. Dove stare al governo si rivela paradossalmente un handicap che neppure le mance elettorali, per quanto sostanziose possano rivelarsi, riescono automaticamente a colmare.

Autunno 2000, al governo c’è il centrosinistra. Le armate berlusconiane, sconfitte nella primavera del 1996, si sono riorganizzate. Grazie al nuovo accordo con la Lega di Umberto Bossi sono pronte a riprendersi Palazzo Chigi, presidiato allora dal secondo governo di Giuliano Amato. I sondaggi danno il Cavaliere in vantaggio, per cui bisogna studiare qualche contromisura efficace.

Spunta così un mostruoso bonus sulle tredicesime, oltre a una serie di bonus fiscali. L’Adusbef calcola un beneficio reale di 60 mila miliardi di vecchie lire. Record che non sarà mai più superato. Ma non servirà a nulla: alle elezioni politiche della successiva primavera il centrosinistra guidato da Francesco Rutelli finisce polverizzato.

Quando il bonus non salva dal tracollo

Cinque anni più tardi gli elettori puniscono anche Berlusconi, insensibili alle promesse di tagli fiscali. Qualche sforbiciatina alle tasse in effetti c’è, ma troppo leggera: anche perché la situazione dei conti pubblici non è delle migliori. I tagli, per giunta, vengono compensati con aumenti di altre gabelle apparentemente invisibili. Una specie di gioco delle tre carte che però è fin troppo scoperto. E gli elettori non abboccano.

Non abboccano neppure un paio d’anni dopo, quando il secondo traballante governo di Romano Prodi elimina dalle pensioni il cosiddetto «scalone» introdotto dal precedente esecutivo di Berlusconi. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano esulta: «Si potrà andare in pensione a 58 anni con 35 di contributi». Ma alle elezioni politiche del 2008 è un altro tracollo per il centrosinistra. Anche i pensionati rivotano per il Cavaliere.

Il capolavoro di De Luca

Eppure le pensioni continuano a essere considerate una leva decisiva per raccogliere il consenso. Ci sono partiti, come la Lega di Matteo Salvini, che s’impegnano nelle promesse più avventurose indifferenti agli effetti devastanti che potrebbero avere sui conti pubblici. E poi magari devono fare penose retromarce.

C’è invece chi utilizza una tecnica diversa ed evidentemente più efficace, quella del «mordi e fuggi». Il capolavoro si verifica nel 2020. Durante la pandemia di Covid-19 incombono le elezioni regionali della Campania. Vincenzo De Luca corre per il secondo mandato da presidente della Regione e ha un’idea geniale: portare per due mesi a 1.000 euro al mese tutte le pensioni inferiori a quella cifra riscosse dai pensionati campani.

La motivazione? Aiutare i meno abbienti in un momento difficile. I soldi? Ce li mette Bruxelles, si prendono dal Fondo Sociale Europeo. I due mesi del bonus ai pensionati sono maggio e giugno del 2020, mentre le elezioni regionali si tengono a settembre. I consensi per De Luca sfiorano il 70% contro il 52% di cinque anni prima. (riproduzione riservata)