Bond, Treasury Usa fino al 5%: ma c’è da fidarsi in portafoglio?
Bond, Treasury Usa fino al 5%: ma c’è da fidarsi in portafoglio?
Tra rendimenti in rialzo e rischio cambio il T-bond è un rebus: come decifrarlo secondo i gestori

di di Marco Capponi 16/01/2026 20:00

Ftse Mib
45.799,69 23.50.46

-0,11%

Dax 30
25.297,13 23.50.46

-0,22%

Dow Jones
49.359,33 5.43.37

-0,17%

Nasdaq
23.513,10 23.50.46

-0,06%

Euro/Dollaro
1,1600 23.00.40

+0,03%

Spread
61,85 17.29.38

-0,90

Agli occhi di un osservatore distratto non ci sarebbe investimento migliore, a livello obbligazionario, che scommettere sul Treasury americano. Solo per fare un esempio, il decennale di Washington rende allo stato attuale quasi il 4,2%, contro il 3,4% di un Btp.

Ovviamente, i numeri da soli raccontano solo una parte molto piccola del quadro d’insieme: le traiettorie divergenti di Fed e Bce, le pressioni sul debito pubblica Uso, arrivato al 125% del pil, il senso generale di incertezza provocato dalle politiche di Trump rendono il ghiotto rendimento del T-bond molto più complesso da decifrare delle apparenze. Il recente attacco del presidente Usa a Jerome Powell, governatore della Fed, ha ulteriormente alzato il livello di tensione, tanto che sulle scadenze più lunghe (come il trentennale) il rendimento è vicino al 5%. In tutto ciò, la proposta di Trump di limitare al 10% gli interessi sulle carte di credito inserisce nel calderone un altro elemento di incertezza: la misura potrebbe infatti ridurre l’accesso al credito e avere un impatto negativo sui consumi del Paese e, di riflesso, su tutto il sistema finanziario.

L’effetto del dollaro debole

A tutto ciò si aggiunge l’effetto del dollaro debole, distruttore di ricchezza per gli investitori in euro nell’ultimo anno. Vero per gli investitori azionari, ma ancor più per quelli obbligazionari. E infatti nella tabella Fida in basso, che riunisce i migliori dieci comparti obbligazionari focalizzati sui bond Usa per rendimento a un anno, solo uno di essi non include la copertura del cambio euro-dollaro.

La loro performance media è del 6,4%, che sale al 12,4% su un orizzonte triennale e scivola al -3,4% (in mezzo c’è stato il 2022, anno complesso per l’obbligazionario dei mercati occidentali) su una prospettiva quinquennale. Il tutto con commissione piuttosto alte per i fondi a reddito fisso: quasi l’1% medio annuo, a causa anche degli extra-costi per via della copertura del cambio.

L’importanza dei fondamentali

Le società del gruppo Intesa Sanpaolo occupano le prime due posizioni in classifica Fida con i comparti Fonditalia Bond di Fideuram Am Ireland (+6,8% a un anno, costi dello 0,95%) e High Yield Bond di Eurizon (+6,7%, commissioni dell’1,4%). Massimo Spadotto, head of credit strategies di Eurizon, nel segmento dei bond investment grade sè disposto «a investire anche su scadenze relativamente lunghe, a condizione che gli emittenti presentino fondamentali solidi».

Nel mercato high yield invece, «dove i rischi sono più elevati e la visibilità più limitata, privilegiamo obbligazioni con scadenze comprese tra i tre e i cinque anni». Dal punto di vista settoriale, il money managar è positivo «sulle banche statunitensi, che restano finanziariamente solide e beneficiano di un contesto regolamentare che appare favorevole».

La virtù è nel mezzo

Natixis Im si approccia all’asset class con il fondo Loomis Sayles Multisector Income (+6,6% a un anno e costi dello 0,65%). «Riteniamo che il credito statunitense offra rendimenti interessanti, sconti rispetto al valore nominale e opportunità selettive sia nell’investment grade che nell’high yield», osserva Matt Eagan, head of the Full Discretion team di Loomis Sayles (affiliata di Natixis Im).

A livello di scadenze, per il money manager oggi è «la parte intermedia della curva a offrire il profilo di rischio/rendimento più interessante». Quanto all’esposizione al dollaro, per il gestore «mantenerla può essere vantaggioso all'interno di un portafoglio diversificato: gli investitori europei potrebbero anche prendere in considerazione l'idea di accedere ai rendimenti più elevati disponibili sul mercato obbligazionario Usa senza copertura».

Copertura, promossa o bocciata?

Dal canto suo Neuberger Berman, con il comparto Strategic Income mette a segno una performance del 6,6%, con commissioni dell’1%. Per il senior portfolio manager Robert Dishner il vantaggio principale del mercato Usa è rappresentato «dalla varietà degli strumenti di investimento disponibili per soddisfare il profilo di rischio degli investitori».

Quanto alle emissioni, il money manager mantiene però una cerca cautela «nei confronti delle scadenze ultra-lunghe». Per Dishner potrebbe anche essere il momento, per un investitore in euro, di smarcarsi dagli extra-costi della copertura del cambio: «Sebbene il costo della copertura contro l'esposizione al dollaro sia diminuito rispetto alla metà del 2025, continua comunque a incidere sui rendimenti: pertanto, è possibile adottare un approccio più dinamico alla copertura in dollari».

Negli ultimi sei mesi, conclude, «si sono registrati movimenti minimi al di fuori dell'intervallo di cambio compreso tra 1,14 e 1,18, e questo rende la copertura meno interessante».

Un’opzione tra i collateralizzati

Con il fondo Us Dollar Bond Schroders realizza una performance annua del 5,9%. Per quanto riguarda le scadenze, la Us head of fixed income Lisa Hornby privilegia oggi, lungo la curva dei rendimenti, «il segmento intermedio cinque-sette anni, che è ben posizionato per beneficiare dell'attuale ciclo di allentamento della Fed».

Come tipologie di bond guarda invece con interesse a «prodotti cartolarizzati di alta qualità con garanzie governative, come i titoli garantiti da ipoteca, oppure obbligazioni municipali, che hanno valutazioni diventate storicamente convenienti». Infine, occhi puntati sul «debito subordinato emesso da società investment grade».

Per quanto riguarda la copertura, la money manager crede che «il dollaro Usa si è deprezzato in modo significativo nella prima metà del 2025. Nel breve termine, riteniamo che ciò abbia creato condizioni di ipervenduto e che possa recuperare parte di queste perdite». (riproduzione riservata)