Mentre il presidente statunitense, Donald Trump, è tornato ieri a minacciare «ritorsioni» contro l’Europa per eventuali vendite di titoli di Stato Usa: «noi abbiamo tutte le carte in mano», ha detto in un'intervista a Fox News, c’è chi guarda alle obbligazioni corporate americane con rinnovato interesse. Se nel 2025 le obbligazioni societarie statunitensi investment grade hanno messo a segno un rendimento totale del 7,8%, anche per il 2026 Natalie Trevithick, responsabile delle strategie US Investment Grade di Payden & Rygel (oltre 160 miliardi di dollari in gestione), prevede possano offrire rendimenti interessanti. ritorni interessanti.
Nella tabella alcune emissioni investment grade: rendono meno ma sono più stabili, quelle high yield in dollari permettono di spingere i rendimenti anche oltre il 5% annuo ma attenti al rating e al rischio di cambio.
Attualmente l’indice Bloomberg US Corporate Bond presenta un rendimento intorno al 4,8%. Sebbene gli spread rispetto ai Treasury di pari scadenza restino contenuti, attestandosi intorno agli 80 punti base, essi contribuiscono, comunque, ad aumentare in modo significativo il rendimento complessivo senza introdurre un rischio aggiuntivo rilevante, anche alla luce di una qualità creditizia media pari ad A-.
In prospettiva, spiega Natalie Trevithick, il potenziale di rendimento delle obbligazioni investment grade appare interessante e può essere realizzato già semplicemente attraverso l’incasso del rendimento corrente, con la possibilità di un ulteriore beneficio nel caso in cui si dovesse assistere a un calo dei tassi di interesse.
Inoltre, le obbligazioni societarie rappresentano uno strumento efficace per migliorare il livello di diversificazione e di stabilità del portafoglio, contribuendo a bilanciare esposizioni azionarie più volatili. I fondamentali delle aziende, infatti, restano solidi e si osserva un progressivo miglioramento degli indicatori di leva finanziaria.
Un esempio significativo, indica l’esperta di Payden & Rygel, è rappresentato da Broadcom, tra le prime società a tornare sul mercato obbligazionario quest’anno con un’emissione da 4,5 miliardi di dollari che ha raccolto una domanda superiore a 27 miliardi. In particolare, l’interesse si è concentrato sui titoli a 30 anni con rendimento del 5,7%: «trattandosi di un emittente con rating A, per molti investitori questa tipologia di emissione può rappresentare un’opportunità interessante a rischio contenuto, soprattutto considerando che la Fed potrebbe ancora procedere con alcuni tagli dei tassi di interesse».
Ma anche il segmento high yield presenta elementi di valore. Nel 2025 l’indice Bloomberg US Corporate High Yield Bond ha registrato un rendimento dell’8,6%, mentre attualmente i ritorni si attestano al 6,6%.
È vero, avverte Trevithick, che una qualità creditizia inferiore comporta un rischio maggiore, rendendo fondamentale un’attenta selezione dei titoli, ma va considerato che il differenziale di rendimento tra investment grade e high yield si colloca vicino ai livelli più bassi della storia recente.
Nel complesso, quindi «manteniamo una visione costruttiva sugli asset a reddito fisso, che riteniamo possano fornire valore aggiunto all’interno di un portafoglio ben diversificato, offrendo una maggior stabilità rispetto agli asset più sensibili al flusso quotidiano di notizie e risultando ben posizionati per generare rendimenti interessanti nel corso dell’anno». (riproduzione riservata)