Gli investitori globali stanno aumentando in modo significativo l’esposizione al reddito fisso, ridisegnando i portafogli in risposta a un contesto macroeconomico più incerto e a mercati azionari sempre più concentrati su pochi temi dominanti. È quanto emerge dalla seconda edizione dello studio «Capital Group Fixed Income Horizons Survey 2026», condotto su 300 professionisti senior dell’asset management tra Europa, Medio Oriente, Asia-Pacifico e Nord America.
Secondo lo studio, il reddito fisso viene oggi sempre più utilizzato come strumento di stabilizzazione dei portafogli, con un’attenzione crescente alla diversificazione geografica, alla flessibilità gestionale e al ribilanciamento del rischio di concentrazione.
«Il reddito fisso viene sempre più utilizzato per stabilizzare i portafogli in un contesto di persistente incertezza», ha spiegato Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income per Europa e Asia di Capital Group, sottolineando come gli investitori stiano cercando maggior flessibilità operativa e una gestione attiva più dinamica per affrontare le rapide evoluzioni dei mercati.
Dall’indagine emerge che il 72% degli investitori sta rivedendo la composizione del portafoglio obbligazionario, mentre il 67% punta esplicitamente alla diversificazione geografica. Due terzi degli intervistati (66%) dichiarano, inoltre, di voler aumentare la flessibilità di investimento, soprattutto ampliando i limiti di allocazione tattica.
Parallelamente, cresce il ricorso alla gestione attiva nel reddito fisso: il 46% degli investitori prevede di incrementarla, mentre solo il 5% intende ridurla, a conferma di un trend ormai consolidato verso strategie più dinamiche.
Le allocazioni nel reddito fisso liquido sono destinate a crescere: il 31% degli investitori prevede un aumento nei prossimi 12 mesi, contro il 25% del 2025. Le principali motivazioni sono la diversificazione rispetto al rischio azionario (61%) e l’orientamento difensivo (59%).
A livello di asset class, si rafforza la domanda sia per il credito investment grade, indicato dal 31% del campione, sia per il debito dei mercati emergenti, al 30%.
Particolarmente rilevante il cambiamento geografico delle allocazioni: il credito investment grade europeo è destinato a crescere per il 32% degli investitori, mentre quello dell’area Asia-Pacifico raggiunge il 36%, entrambi nettamente superiori al credito IG statunitense (20%).
Anche il cosiddetto «home bias» si attenua: gli investitori Emea aumentano l’esposizione all’Asia-Pacifico (36% contro 27%), quelli asiatici all’Europa (29% contro 13%), mentre il Nord America incrementa gli investimenti in Europa (22% contro 18%).
Tra le dinamiche più significative spicca il boom della domanda di debito dei mercati emergenti. La quota di investitori intenzionati ad aumentare l’esposizione ai mercati emergenti è quasi raddoppiata rispetto al 2025, passando dal 16% al 30%.
Un dato che riflette sia la ricerca di rendimento sia le aspettative di stabilità nei rendimenti reali: oltre tre quarti degli intervistati prevede, infatti, che i rendimenti dei mercati emergenti resteranno stabili o in aumento nei prossimi mesi.
Resta solida anche la domanda di private credit, indicato come il segmento più attraente del credito: il 34% degli investitori prevede di aumentarne l’esposizione. Il peso di questa asset class nei portafogli è in crescita strutturale: il 58% degli investitori dichiara oggi un’allocazione pari o superiore al 10% del reddito fisso totale, rispetto al 39% del 2025.
«In un contesto caratterizzato da una maggior dispersione tra regioni e settori del credito, gli investitori stanno ricorrendo sempre più alla gestione attiva per individuare fonti di reddito resilienti», ha commentato Roberta Gastaldello, Head of Client Group Italy di Capital Group. Il rafforzamento del reddito fisso, ha precisato l’esperta, «non rappresenta una semplice rotazione tattica, ma un ripensamento strutturale dell’asset allocation, guidato dalla necessità di flessibilità in un contesto di incertezza persistente». (riproduzione riservata)