Il mercato dei green bond e delle obbligazioni sostenibili ha raggiunto e superato i 7mila miliardi di dollari di volume complessivo. Ci sono voluti 20 anni per arrivare alla cifra, che secondo Climate Bonds Initiative (la società della Banca Mondiale che promuove e raccogli i dati su queste categorie di emissioni) rappresenta un vero punto di svolta per il debito verde e lo smarca definitivamente dall’etichetta di investimento di nicchia, andando anche oltre le attese degli analisti. «Il debito sostenibile entra nel mainstream», per dirla con Cbi. L’altro aspetto evidenziato è la crescita concentrata negli anni più recenti. Il dato più eclatante, infatti, è la tempistica: sono serviti 13 anni, dal 2006 al 2019 per raggiungere il traguardo del primo trilione, ma poi dal 2020 a oggi, in meno di sei anni, si sono aggiunti ben 6mila miliardi di nuove emissioni, alla media di mille miliardi l’anno.
Il paniere analizzato riguarda obbligazioni verdi, sociali, sostenibili e legate alla sostenibilità purché allineate agli standard Cbi, che ne valutano l’impatto sul clima e sul contenimento del surriscaldamento globale.
I numeri che arrivano in anteprima da Londra, quartier generale di Cbi, confermano le stime di inizio 2026 e dimostrano che a guidare il mercato sono sempre i green bond, con oltre 4 mila miliardi di dollari di emissioni cumulative allineate. La tendenza, secondo l’analisi, «riflette una domanda sostenuta di strumenti che finanziano mitigazioni climatiche, adattamento, resilienza, energie pulite, trasporti a basse emissioni di carbonio, edifici verdi, infrastrutture idriche sostenibili e altre attività allineate al clima». Anche il debito sociale e sostenibile continua a mostrare una forte domanda da parte degli investitori. Le obbligazioni legate alla sostenibilità, invece, rimangono indietro.
Il traguardo degli oltre 7 trilioni è diventato visibile nel 2025, quando il rapporto Global State of the Market 2025 di Climate Bonds ha registrato per il terzo anno consecutivo una crescita delle emissioni oltre i mille miliardi, con oltre 400 nuovi emittenti al loro esordio nel mercato del debito sostenibile. Le obbligazioni cosiddette green-labelled rappresentavano il 64% delle obbligazioni totali. L'Europa è rimasta l’area dominante, con il 45% dei volumi totali (qui i dati degli emittenti sostenibili italiani).
Per Sean Kidney, ceo di Climate Bonds Initiative, è il momento di alzare l’asticella degli obiettivi. «Gli oltre 7 trilioni di dollari sono una pietra miliare, e il mercato continua a crescere. Certo, dobbiamo muovere più capitale, circa 10 trilioni di dollari all'anno, ma questo dimostra che gli investitori vogliono e investiranno i loro soldi in soluzioni climatiche. Quello che dobbiamo fare nel resto del mondo è mettere in atto dati credibili, standard solidi e percorsi chiari per finanziare la transizione. È un'agenda importante, ma è un'agenda vitale, e può lasciare ai nostri figli economie e società più forti e sostenibili».
Cbi sottolinea il risultato anche alla luce di un contesto macroeconomico e politico globale più complesso. «Mentre governi, istituzioni finanziarie, aziende e banche di sviluppo cercano di finanziare la transizione verso economie più pulite, resilienti e inclusive, gli strumenti di debito etichettati green sono diventati uno strumento sempre più importante per collegare il capitale a obiettivi credibili per il clima e la sostenibilità. La crescita del mercato sottolinea però anche l'importanza di standard robusti, tassonomie e metodologie di screening. Con l'aumento dei volumi, investitori ed emittenti necessitano di maggiore fiducia che il debito definito sia allineato a percorsi di transizione credibili e offra risultati ambientali e sociali significativi».
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