L’accordo di pace in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran ha riportato sui mercati un appetito per il rischio (specialmente azionario) che nelle ultime settimane sembrava un po’ venuto meno. Al tempo stesso però gli investitori hanno ricominciato a comprare asset che potevano essere penalizzati in caso di ritorno marcato dell’inflazione e di strette monetarie delle banche centrali, tanto che il Btp decennale è sceso dal 3,9% del mese scorso al 3,6% attuale (se il rendimento scende vuol dire che il prezzo è salito e viceversa).
Per gli investitori sarà interessante capire se questo meccanismo avrà ripercussioni sui bond investment grade: titoli di aziende o società finanziarie considerate più sicure dalle agenzie di rating, e quindi con rendimenti attesi più bassi rispetto al credito speculativo (high yield).
Sull’investment grade si stanno muovendo, da un po’ di mesi a questa parte, due forze. Da una parte valutazioni molto elevate (gli spread sono ai livelli più bassi dal 2000). Dall’altra, rendimenti totali attraenti e più alti rispetto alla media dell’ultimo decennio. La tabella Fida in basso riporta dieci fondi ed Etf obbligazionari investment grade ordinati per rendimento da inizio anno. La performance media è dell’1,8%, che passa al 3,2% a un anno e al 9,6% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi piuttosto contenuti e pari allo 0,67% medio annuo.
Carmignac occupa la seconda posizione in graduatoria Fida con il comparto Global Bond (+2,7% da gennaio, costi dell’1%). Guillaume Rigeade, co-head of fixed income e fund manager di un altro comparto dedicato, il Flexible Bond, si approccia all’asset class mantenendo «un profilo di credito nella media della categoria, soprattutto considerando che gli spread creditizi trattano su livelli vicini ai minimi storici».
A livello operativo, questo significa orientarsi su «opportunità in termini di rendimento corrente (carry, ndr) in particolare nel debito finanziario subordinato e nelle obbligazioni ibride societarie del settore energetico», da affiancare a «titoli indicizzati all’inflazione emessi da Paesi sviluppati come ad esempio Stati Uniti e Germania».
Si chiama Global Bond anche il fondo di Wellington Management, che da inizio anno guadagna l’1,6% con costi dello 0,45%. Marco Giordano, investment director della società, ritiene che il reddito fisso di alta qualità possa contribuire, nella fase attuale, «a generare reddito, garantire liquidità, favorire diversificazione e preservare il capitale, combinando carry e potenziale di apprezzamento in fasi di mercato più difensive».
Le diverse dinamiche delle curve, aggiunge il money manager, «rendono interessante oggi un’esposizione selettiva a scadenze brevi e intermedie, che offre carry corretto per il rischio senza eccessivo allungamento della duration». Mentre sul piano settoriale Giordano vede opportunità anche oltre il credito corporate classico. Ad esempio nelle «asset class cartolarizzate che offrono reddito con protezioni strutturali».
Con il comparto Global Aggregate Bond T. Rowe Price mette a segno da inizio 2026 una performance dell’1,5%, con commissioni dello 0,65%. Vincent Chung, portfolio manager fixed income, evidenzia come «nonostante i livelli degli spread siano storicamente bassi, la domanda di rendimento rimane forte e continua a sostenere l’asset class». L’allocazione strategica, prosegue il gestore, «continua a giustificare un’esposizione al credito investment grade, data la combinazione di rendimenti totali attraenti, fondamentali societari resilienti e una domanda degli investitori tale da continuare in futuro a sostenere i mercati».
Quanto agli emittenti, le prime scelte di Chung sono «alcune società hyperscaler (grandi fornitori di servizi cloud che possiedono data center di dimensioni massicce, ndr) e dei settori delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, nonché le banche statunitensi che hanno dimostrato fondamentali costantemente solidi in un contesto macroeconomico favorevole».
Allianz Global Investors (AllianzGI) si approccia all’asset class con il fondo Global Opportunistic Bond, che da gennaio guadagna l’1,4% con commissioni dell’1,54%. Massimiliano Maxia, senior product specialist della società di gestione, rimane positivo sull’investment grade perché ritiene che «il carry sia il fattore più importante di performance per i mercati obbligazionari e questo settore offre un rendimento più alto rispetto a molte obbligazioni governative a parità di scadenza e di qualità creditizia».
Per quanto riguarda le scelte degli emittenti, il money manager preferisce «titoli con scadenze non superiori ai tre-quattro anni, per non venire impattati dalla volatilità dell’andamento dei tassi di interesse». Maxia è inoltre positivo «sul settore finanziario, che ha fondamentali solidi e rendimenti interessanti, mentre a livello di aree geografiche l’Europa e i mercati emergenti presentano valutazioni ancora adeguate». (riproduzione riservata)