Bond emergenti, 13 opportunità ad alto rendimento in valuta locale e dollaro
Bond emergenti, 13 opportunità ad alto rendimento in valuta locale e dollaro
Le obbligazioni dei Paesi in via di sviluppo stanno restituendo performance di tutto rispetto. Stesso trend nel 2026. Scelte mirate su singoli bond e opportunità diversificate, a minor rischio, con gli Etf  

di Fausto Tenini 21/02/2026 08:00

Ftse Mib
46.472,98 6.58.53

+1,48%

Dax 30
25.260,69 23.30.22

+0,87%

Dow Jones
49.625,97 3.48.48

+0,47%

Nasdaq
22.885,06 23.50.58

+0,90%

Euro/Dollaro
1,1826 3.58.55

+0,32%

Spread
60,22 17.29.12

-0,49

I numeri parlano chiaro. Nell’ultimo semestre, chi avesse puntato sui bond emergenti avrebbe guadagnato tre volte rispetto a quanto hanno fatto le obbligazioni dei Paesi sviluppati. L’indice Jpm Embi, espressione dei bond in valuta forte dei Paesi emergenti, si è apprezzato in sei mesi dell’8% circa, rispetto al +2% dell’indice Bloomberg Euro Aggregate (obbligazioni diversificate in euro) e al +3% circa dell’indice Bloomberg Global Aggregate (in dollari). E il momentum dei prezzi delle emissioni obbligazionarie emergenti resta consistente, sostenuto da numerosi fattori che sembrano destinati a durare nel corso del 2026.

Le ragioni del momentum positivo per il debito emergente

Wellington Management mette in evidenza che il debito dei mercati emergenti «funge sia da motore di rendimento sia da elemento di diversificazione. Sebbene più ciclico e volatile rispetto ai mercati sviluppati, ci sono diverse ragioni per mantenere una visione positiva, a partire da previsioni di default contenute. Anche perché i rischi si stanno originando nei mercati sviluppati, in un contesto di dinamiche di politica statunitense dirompenti. Il contesto macro rimane costruttivo, con inflazione contenuta, margini per ulteriori tagli dei tassi, sostegno fiscale a supporto della crescita, debolezza del dollaro Usa».

Per T. Rowe Price sui mercati emergenti «permangono diversi venti favorevoli. Un dollaro Usa più debole ha ridotto le pressioni sulle valute emergenti e sulle condizioni di finanziamento e le materie prime hanno trovato supporto, a beneficio degli esportatori in America Latina, Africa e Asia. Allo stesso tempo, l’allentamento monetario globale ha contribuito a stabilizzare i bilanci e sostenere i fondamentali del credito.

Molti Paesi emergenti evidenziano maggiore ortodossia nella gestione fiscale e monetaria» continua l’analisi di T. Rowe Price, «elemento che contribuisce a spiegare perché il debito dei mercati emergenti continui ad attrarre capitali. Gli investitori non stanno operando una rotazione massiva verso gli emergenti, ma le allocazioni incrementali hanno iniziato a favorire questi ultimi, dove la remunerazione del rischio è più interessante».

Le opportunità regionali: dall'America Latina all'Asia

Il gestore passa in rassegna i Paesi: «L’America Latina si distingue come una delle regioni più promettenti nel reddito fisso emergente: Brasile, Colombia e Perù affrontano cicli elettorali che possono introdurre volatilità, ma risultati favorevoli al mercato potrebbero rappresentare un vento a favore. I tassi base restano elevati in molte regioni, offrendo opportunità di generazione di reddito».

Capital Group sottolinea, a sua volta, che «l’accelerazione degli investimenti nell’AI continua ad ampliare l’impulso di crescita globale, con Corea, Taiwan, Malesia e Cina in grado di trarre i maggiori benefici. India, Indonesia e Filippine continuano a offrire rendimenti reali elevati e flessibilità politica. Gli esportatori di materie prime dell’America Latina (Cile per il rame e Brasile per il ferro) e di alcune parti dell’Africa (Sudafrica soprattutto) potrebbero poi beneficiare della maggiore domanda di minerali critici».

In ottica macro, «molti mercati emergenti godono ora di posizioni esterne più solide, sostenute dalla ripresa del turismo, dall’esportazione diversificata di servizi e, in alcuni casi, dai proventi straordinari derivanti dalle materie prime. Molti hanno anche allungato le scadenze del debito, costituendo riserve, e il carry elevato funge anche da ammortizzatore contro la volatilità. Tuttavia, questo vantaggio è disomogeneo: mentre l’America Latina offre rendimenti nominali a doppia cifra e tassi reali positivi, diverse economie asiatiche, dove l’inflazione è più bassa e i cicli politici sono più avanzati, offrono rendimenti inferiori ma maggiore stabilità. La debolezza del dollaro dovrebbe favorire alcune valute emergenti: l’America Latina si distingue, con il real brasiliano e il peso messicano sostenuti da banche centrali disciplinate e flussi commerciali robusti».

Focus sui singoli Paesi: India e Brasile

Guardando ai singoli Paesi, Comgest segnala che l’India guidata da Narendra Modi – che proprio giovedì 19 ha ospitato un summit mondiale sulla AI lanciando il suo immenso Paese nella corsa alla nuova tecnologia – è sulla strada giusta per diventare la terza economia mondiale entro il 2030, mentre J. Safra Sarasin sottolinea che nel Brasile presieduto per la terza volta da Luiz Inácio Lula da Silva «si è in attesa del primo taglio dei tassi, con un ciclo di riduzione simile a quello del 2023-24. Con il tasso di riferimento attuale al 15%, lo spazio per nuovi tagli è considerevole: il ciclo di riduzione dovrebbe continuare fino al 2027, con tagli complessivi quest’anno pari a 350 punti base. Le obbligazioni in valuta locale brasiliana rimangono, di riflesso, interessanti e i dati sulla bilancia dei pagamenti confermano che gli afflussi netti esteri, verso le obbligazioni in valuta locale, sono aumentati rispetto all'anno scorso».

Le strategie per gli investitori

Chi punta sui bond emergenti, sia in valuta locale (dove buona parte delle performance deriva proprio dalla dinamica delle valute) sia in valuta forte (tipicamente il dollaro Usa), deve avere però un orizzonte di medio-lungo termine, ed essere in grado di sopportarne la volatilità. Ma il rischio è compensato da rendimenti attesi (a scadenza) allettanti, come si può evincere dalla tabella sotto che evidenzia una selezione di singole obbligazioni in valuta locale o in dollaro Usa.

Per chi è disposto a sopportare maggior rischio spiccano fra gli altri il bond del Brasile che rende il 13,5% o quello della Colombia che offre il 12,8%, sempre all’anno, e nella valuta americana il bond Pemex messicano della compagnia petrolifera del Paese presieduto da Claudia Sheinbaum Pardo che paga l’8,5% annuo. In ottica più diversificata ma senza rinunciare più di tanto al rendimento si può puntare sugli Etf: quello di IShares dedicato al comparto e in dollari frutta nell’attuale portafoglio il 5,8% annuo.

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