Bond corporate: chi sfida i Btp con rendimenti fra il 5,5 e il 7,9%
Bond corporate: chi sfida i Btp con rendimenti fra il 5,5 e il 7,9%
Non è facile fare concorrenza ai titoli di Stato, ma alcune emissioni societarie italiane a 4 e 6 anni rendono fra il 5,5% e il 7,9%.  Sono quotate su Borsa Italiana con tagli da mille euro

di di Elena Dal Maso 16/10/2026 18:00

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Non è facile fare concorrenza ai titoli di stato italiani, soprattutto a ridosso di due nuove emissioni come il nuovo Btp Valore con cedole dal 3,7% al 4,7% e il Btp Insieme con cedola unica finale del 22,25%. Entrambe sono a cinque anni. Sul fronte societario, quali bond potrebbero competere?

Industria e finanza

Nella tabella allegata vi è una trentina di titoli obbligazionari, tutti in euro, scambiati su Borsa Italiana e con un taglio minimo di acquisto di 1000 euro ad eccezione di due emissioni di Unicredit da 10.000 euro. Le scadenze sono intermedie, vanno da 3 a 7 anni, mentre gli emittenti sono società sia italiane (settore industriale e bancario), sia alcune estere (europee e anche statunitensi). Quanto ai rendimenti (lordi), spicca il bond al 2033 emesso da Ipi che rende il 7,87%. E’ un titolo a tasso variabile, la cedola segue l’Euribor a 12 mesi più 500 punti base (+5%), ma non può andare sotto il 7% lordo annuo. Siamo nel settore immobiliare, la storica società torinese nata nel 1970 è in mano alla famiglia Segre. Ha chiuso il 2025 in leggero rosso.

A seguire troviamo il bond al 2030 collocato da General Finance che rende, lordo, il 5,82% a tasso fisso. Si tratta di un intermediario finanziario specializzato nel factoring, soprattutto pro solvendo: acquista crediti commerciali dalle imprese, anticipando liquidità e gestendo il rischio di credito secondo le condizioni contrattuali. È quotata sul segmento Star. Il bond ha l'opzione call, significa che se i tassi dovessero scendere, la società può rimborsare anticipatamente il prestito a partire dal 12 ottobre 2028.

Il green bond Alerion con scadenza nel 2029, cedola 6,75%, rende il 5,5% e prevede l’opzione call. E’ un’obbligazione corporate a tasso fisso emessa da Alerion Clean Power. La società opera nelle energie rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico.

Arrivando agli istituti di credito, il titolo Mediobanca (gruppo Mps) con scadenza al 2033 e rendimento del 5,3% corrisponde ad un bond strutturato digitale a tasso variabile legato all’Euribor a 3 mesi. Il bond Newlat Food con scadenza al 2031 rende il 5,15% (ora la società si chiama NewPrinces ed è quotata a Piazza Affari). Il settore è quello alimentare e della grande distribuzione: il gruppo ha la facoltà di rimborsare anticipatamente il titolo a partire dal 12 febbraio 2028, dopo tre anni dall’emissione.

Meglio il comparto industriale

Sulla diversificazione del portafoglio, Fabrizio Viola, portfolio manager di Generali Asset Management, ritiene che «in questo contesto dove il rischio sovrano potrebbe ancora alimentarsi e impattare i paesi più esposti della Eurozona come Francia e Italia, conviene detenere un mix di Btp e obbligazioni corporate». Ma quali corporate? Se è vera la tesi dell’aumento del rischio sovrano, prosegue Viola, «allora dobbiamo stare fuori dai bond finanziari prettamente domestici francesi ed italiani e cercare diversificazione nei non finanziari di società dei paesi fiscalmente più stabili». Come struttura delle scadenze, l’esperto suggerisce di stare nella parte 4-6 anni dove si concentra la gran parte degli acquisti da parte degli istituzionali o dei fondi specializzati. Dal punto di vista settoriale, Viola esprime cautela «sui settori automotive e alle società che stanno facendo ingenti investimenti sull’AI ma usando troppo la leva del debito».

Bilanci solidi

Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, sottolinea che le emissioni corporate, per essere investibili, «devono mostrare un premio in termini di rendimento, ma anche un merito creditizio corrente o prospettico sicuro». Il tal senso, il gestore cita Lufthansa, che dopo la ristrutturazione del 2020, «ha bilancio solido, margini soddisfacenti e un business model sostenibile. Tra i finanziari, c’è l’imbarazzo della scelta su basi qualitative, ma le prospettive di guadagno sono residuali». Il gestore si focalizza su titoli come «Mediobanca. Solo per un portafoglio ben diversificato e capiente, la recente piccola emissione di Generalfinance 2030 rende quasi il 6%, ma con bassa liquidità». Una coppia di emissioni di taglio retail, «caratterizzate però da poca liquidità sono quelle variabili e perpetue di Rothschild, premiano con un 5,21% in euro (Isin: XS0197703118).

Occhio al fisco

Prima di investire in un’obbligazione, è importante fare due calcoli a livello fiscale. Gli interessi e le cedole dei bond societari sono tassati al 26%, mentre per i Btp e gli altri titoli di Stato italiani si applica l’aliquota agevolata del 12,5%. La differenza riguarda anche i proventi derivanti dalla cessione o dal rimborso dei titoli. A parità di cedola lorda, quindi, un Btp offre un rendimento netto fiscale più elevato. Per esempio, su una cedola annua lorda di 1.000 euro, il prelievo è di 125 euro per un Btp e di 260 euro per un bond corporate: il netto scende rispettivamente a 875 e 740 euro. Per entrambe le tipologie di obbligazioni si applica inoltre l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore degli strumenti finanziari nel dossier titoli. (riproduzione riservata)