Bond, con i Btp sotto pressione quali alternative scegliere tra i titoli corporate? Le mosse nell’high yield
Bond, con i Btp sotto pressione quali alternative scegliere tra i titoli corporate? Le mosse nell’high yield
Obbligazionari Nel credito sale l’appeal di titoli speculativi e mercati emergenti

di di Marco Capponi 29/04/2026 20:00

Ftse Mib
48.246,12 6.55.22

+0,94%

Dax 30
24.292,38 23.50.46

+1,41%

Dow Jones
49.499,27 20.15.01

-0,31%

Nasdaq
25.114,44 23.50.46

+0,89%

Euro/Dollaro
1,1723 23.00.31

-0,32%

Spread
82,09 17.30.11

-2,29

Dopo due mesi di conflitto in Medio Oriente, innescato dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, c’è chi ancora ha fatto fatica a riemergere: il reddito fisso . A differenze delle azioni, che hanno recuperato i ribassi iniziali e perfino aggiornato nuovi massimi storici (specie negli Usa), l’obbligazionario è in difficoltà. Sia nella sua versione governativa (lo spread è salito da poco più di 60 a quasi 80 punti base) sia in quella corporate: il Bloomberg Euro Corporate Bond, uno dei principali benchmark di settore, dall’inizio della guerra – si considera il total return in euro – è in rosso dell’1,2%.

Le mosse alternative al Btp

Il deprezzamento degli indici di mercato meno speculativi (tecnicamente, il mondo investment grade), dovuto a varie dinamiche tra cui incertezza macroeconomica e rischio di un rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali in presenza di un’inflazione energetica persistente, non può però essere generalizzato a tutti i bond.

E infatti la tabella Fida in basso, che raccoglie i primi dieci fondi ed Etf obbligazionari per rendimento nel 2026, presenta un quadro ben preciso: a guidare le performance dell’universo corporate sono comparti focalizzati sul credito emergente o sulla fascia più speculativa delle emissioni, il mondo high yield. La performance media dei comparti in graduatoria è del 2%, che passa all’8,3% a un anno e al 21,6% a tre anni. Il tutto con commissioni annue dell’1%: una media tra il minimo dello 0,4% di alcuni fondi-indice passivi e il massimo del 2% di un fondo a gestione attiva.

Mercati emergenti, la carta per diversificare

Guida la graduatoria Amundi, non un fondo comune focalizzato sui mercati emergenti: Emerging Markets Bond, che sfiora il 3% da gennaio con costi annui dell’1,2%. La Sgr transalpina è presente in classifica Fida anche con un altro fondo Em Corp. High Yield Bond (+1,8% da inizio anno con costi dell’1,3%), specializzato sempre negli emergenti, ma solo su emissioni di tipo high yield. Andriy Boychuk, gestore di questo secondo comparto, fa notare come «le obbligazioni societarie high yield dei mercati emergenti offrano esposizione a grandi economie in forte crescita, che stanno diventando progressivamente più indipendenti nella definizione delle politiche monetarie e fiscali, oltre che nello sviluppo dei mercati dei capitali locali».

Quanto alle tipologie di emittenti, il money manager si sta concentrando su «trend di lungo periodo come l’intelligenza artificiale, la tecnologia e la robotica, oltre che nella transizione energetica, attraverso società minerarie di litio, produttori di batterie, aziende attive nelle rinnovabili e produttori di etanolo». I Paesi prferiti? «Cina, Uzbekistan e India», conclude Boychuk.

Fondi attivi o Etf? Guida alla scelta

Tra le società di gestione specializzate in Etf passivi VanEck compare n classifica alla seconda e terza posizione, con i comparti Gl. Fallen Angel HY Bd (+2,9% con costi dello 0,4%) e Em. Markets HY Bond (+2%, commissioni dello 0,4%). Il product manager Moritz Henkel invita a considerare con interesse i fallen angels, cioè quelle società che sono state declassate dallo status di investment grade e quello high yield. «I fallen angels su scala globale hanno sovraperformato il mercato globale dell’high yield in 15 degli ultimi 20 anni solari, cogliendo in maniera sistematica le obbligazioni ipervendute a prezzi all'ingresso scontati», sottolinea. Per Henkel un mercato come questo si presta bene alla replica passiva, «perché l'opportunità di investimento è strutturale piuttosto che discrezionale: a ogni ribilanciamento mensile, ad esempio, l’indice acquisisce in maniera automatica ogni downgrade ritenuto idoneo».

Una via di mezzo tra rischio azionario e bond

Con il fondo Global High Yield Bond Jupiter Am mette a segno una performance dell’1,9% da gennaio, con costi dello 0,55%. Dal punto di vista geografico, evidenzia il gestore, Adam Darling, «continuiamo a trovare opportunità interessanti in Europa e nel Regno Unito, così come in alcuni selezionati mercati emergenti, mentre tendiamo ad avere un’allocazione più contenuta agli Stati Uniti, che sono solitamente molto rappresentati nei benchmark high yield».

A livello settoriale, «l’energia è stata per noi una posizione ad alta convinzione nell’ultimo anno, e questa idea di investimento ha dato i suoi frutti». Come ruolo di questi tipi di bond in portafoglio, il money manager pensa che «l’high yield potrebbe servire agli investitori come strumento per ridurre il rischio della loro esposizione azionaria, mantenendo al contempo una generazione di reddito interessante».

Il miglioramento dei fondamentali

Scommette sul mix di bond ad alto rendimento e mercati emergenti anche Anthony Kettle, portfolio manager emerging markets di Rbc BlueBay: il fondo Em.Mkt. HighYield Corp.Bond rende da inizio anno l’1,7%, anche se con commissioni elevate e pari al 2%. Tra il 2020 e il 2024, ricorda il money manager, «i mercati high yield emergenti hanno attraversato un ciclo del credito che ha portato a una significativa riduzione della leva finanziaria dell’asset class, con un conseguente calo dei tassi di default». Per questo motivo l’asset class, aggiunge il gestore, «presenta non solo un significativo potenziale dal punto di vista del carry, grazie a rendimenti complessivi ancora elevati, ma anche dal punto di vista degli spread, alla luce del contesto creditizio nettamente migliorato».

Le obbligazioni high yield dei mercati emergenti, spiega il money manager, «possono costituire un valido complemento ad altre esposizioni creditizie, offrendo rendimenti incrementali nelle fasi di aumento del rischio grazie ai rendimenti più elevati e una relativa resilienza nelle fasi di mercato negative, sostenuta da fondamentali migliorati».

A livello di esposizione regionale, «l’America Latina è una delle nostre aree preferite, data la sua distanza dagli attuali focolai geopolitici», evidenzia Kettle, che resta invece «più cauto sia sull’Asia, a causa del suo status di importatore di energia, sia sul Medio Oriente». (riproduzione riservata)