Bond, 20 titoli corporate retail e 15 Etf a scadenza per provare a battere il Btp. Ma attenzione alle tasse
Bond, 20 titoli corporate retail e 15 Etf a scadenza per provare a battere il Btp. Ma attenzione alle tasse
 bondTra le tante emissioni societarie di inizio anno non mancano quelle per i risparmiatori. I quali sul mercato secondario possono ottenere fino al 5,2% lordo puntando su buoni rendimenti ed emittenti di qualità  

di di Marco Capponi 16/01/2026 20:00

Ftse Mib
45.799,69 23.50.46

-0,11%

Dax 30
25.297,13 23.50.46

-0,22%

Dow Jones
49.359,33 5.43.37

-0,17%

Nasdaq
23.513,10 23.50.46

-0,06%

Euro/Dollaro
1,1600 23.00.40

+0,03%

Spread
61,85 17.29.38

-0,90

Il 2026 è partito col botto per le emissioni obbligazionarie. E non solo per quelle governative come Btp e simili. Secondo quanto calcolato da Bloomberg, solo nella prima settimana dell’anno aziende e governi negli Stati Uniti, in Europa e in Asia hanno già raccolto circa 260 miliardi di dollari.

Le big di Piazza Affari non sono state da meno: a cominciare da Mps, tornata sul mercato obbligazionario con un covered bond a quattro anni da 750 milioni di euro. Oppure Unipol, che ha completato il collocamento di obbligazioni subordinate Restricted Tier 1 per un importo nominale di 1 miliardo. Prima ancora, sempre nel mondo assicurativo, era stata la volta di Generali, con un decennale Tier 2 da 650 milioni. Ma nella rosa si sono inseriti anche altre quotate milanesi, finanziarie e non: da Eni (un ibrido perpetuo) a Unicredit, da Snam (convertibile in azioni ordinarie di Italgas) a Enel a Banca Ifis.

Un mix ideale

In totale, nelle prime due settimane dell’anno gli emittenti corporate italiani hanno emesso obbligazioni per oltre 7 miliardi. Non è insolito che il mese di gennaio sia così prolofico per il reddito fisso, ma a spingere banche, compagnie assicurative e aziende ad approcciarsi con questa forza al mercato potrebbe essere un combinato disposto di fattori. Due su tutti, sottolineano gli analisti: da una parte gli spread sul credito ai minimi, che incoraggiano gli emittenti a provare a finanziarsi a un costo più basso che in passato.

Dall’altra, spiega la senior credit strategist di Generali Investments, Elisa Belgacem, «una domanda di credito che aumenta costantemente dal 2025, sostenuta da un’offerta più scarsa rispetto al mercato dei titoli di Stato e da fondamentali resilienti». E proprio questa domanda, evidenza la money manager, dovrebbe «continuare a sostenere gli spread».

Cosa c’è per il retail

Le emissioni delle prime settimane dell’anno sono tuttavia accomunate da un’altra caratteristica (non insolita anche in questo caso): non ci sono ancora tagli da investitori retail. Eppure, sul mercato secondario non mancano le opportunità. Le tabelle in basso raccolgono due opzioni a disposizione degli investitori individuali italiani che volessero esporsi al credito societario e finanziario, evitando al contempo il rischio di investire in dollari americani.

La prima opzione sono i titoli con tagli minimi compresi tra 1 e 10mila euro: la tabella in alto riporta i 20 più liquidi sulle piattaforme di Borsa Italiana, selezionati da Skipper Informatica e ordinati per quantità media scambiata negli ultimi 10 giorni. Un universo variegato che va dai bond di Cassa Depositi e Prestiti (che godono peraltro della tassazione agevolata al 12,5%) al titolo Eni con cedola al 4,3% e scadenza nel 2028, passando per varie emissioni bancarie di Mediobanca, Unicredit, Citi, per finire con le obbligazioni aziendali come Kme, Wiit, Carraro e Tim.

Guida alla scelta

Ad accomunare questi bond ci sono due caratteristiche: i prezzi tendenzialmente sopra la pari e le scadenze (salvo due titoli zero coupon di Citi al 2050) piuttosto contenute, tra il 2026 e il 2033.

I rendimenti a scadenza lordi annuo vanno da un massimo del 5,22% per il bond di Kme da 1 euro di taglio minimo – il rendimento netto scende al 3,75% dopo la tassazione al 26% – a un minimo del 2,57% (e 1,7% netto) per un bond di Mediobanca in scadenza a ottobre di quest’anno.

Con molti bond che quotano sopra la pari, evidenzia Gabriel Debach, market analyst di eToro, «lo spazio per guadagni in conto capitale potrebbe essere limitato». Quale può essere allora la strategia vincente per il 2026? «Non consiste tanto nel puntare sull'apprezzamento dei prezzi, bensì nel cosiddetto carry trade: incassare cedole generose per difendersi dal calo dei rendimenti futuri». L'obiettivo, sottolinea Debach, è quello di «creare una rendita fissa che superi l'inflazione e i conti deposito, accettando di pagare il titolo leggermente sopra 100 oggi in cambio di un flusso di cassa robusto domani».

Il confronto con il Btp

L’analista di eToro invita però a non sottovalutare un altro aspetto. «L’inganno principale è lasciarsi abbagliare da una cedola elevata, ignorando il prezzo di acquisto e la fiscalità». A titolo di esempio Debach prende il titolo Eni al 4,3%. «Offre una cedola del 4,3%, che appare allettante», evidenzia l’esperto. «Tuttavia quota sopra la pari a 103,4. Considerando la perdita in conto capitale spalmata su soli due anni e la tassazione al 26%, il rendimento netto reale scende intorno all’1,5%». Al contrario, conclude, «un semplice Btp di pari scadenza, con cedola più bassa ma tassata al 12,5%, offre un rendimento netto di circa l’1,9%».

Come superare gli ancora attraenti titoli di Stato? Per Debach la strada è una sola: «Occorre selezionare emittenti solidi che offrano un premio al rischio adeguato. L’idea è focalizzarsi su scadenze medie, tra il 2028 e il 2029, di aziende industriali italiane».

L’alternativa: gli Etf a scadenza

La seconda tabella invece propone un’alternativa tra i prodotti di risparmio gestito, costruita con dati di JustEtf: si tratta degli Etf a scadenza. La loro caratteristica peculiare (così come quella degli omologhi fondi comuni) è quella di avere una data di scadenza come i bond singoli, allo scoccare della quale l’investitore riceve indietro il capitale al prezzo che l’Etf ha nel frattempo raggiunto. Quindi, senza rimborso alla pari. Di fatto, si riproduce in modo (quasi) fedele il comportamento di un’obbligazione, ma investendo in panieri diversificati di titoli.

Nella tabella sono inclusi i 15 Etf a scadenza sulle obbligazioni corporate in euro più grandi per masse in gestione. Come si può notare, i leader assoluti di questo mercato sono iShares (con la gamma iBonds) e Xtrackers. L’Etf più grande della categoria, un prodotto di iShares in scadenza nel 2028, gestisce masse per 1,3 miliardi di euro. È un prodotto che distribuisce cedole (in alternativa si può scegliere la versione ad accumulazione, un po’ più efficiente a livello fiscale) che attualmente ha un rendimento da cedola atteso del 3,15% annuo. Nell’ultimo anno ha reso, incluso il flusso cedolare, il 4,19%. (riproduzione riservata)

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