Bollette giù per l’industria tedesca: Bruxelles sblocca aiuti da 3,8 miliardi
Bollette giù per l’industria tedesca: Bruxelles sblocca aiuti da 3,8 miliardi
La Commissione Europea approva il piano di aiuti della Germania per calmierare i costi elettrici per gli industriali a 5 centesimi per chilowattora. Ma ci sono delle condizioni, tra cui l’obbligo di reinvestire sul green 

di Anna Di Rocco 16/04/2026 13:07

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La Commissione Europea ha dato il via libera ufficiale al piano di aiuti di Stato tedesco – dal valore di  3,8 miliardi di euro – destinato a calmierare i costi dell’elettricità per l’industria nazionale. La decisione di Bruxelles, anticipata dal quotidiano Welt, segna una svolta cruciale per la tenuta del comparto manifatturiero della Locomotiva d’Europa, da tempo in sofferenza per il gap competitivo energetico rispetto a Stati Uniti e Cina.

I dettagli della misura: tetto a 5 centesimi

Il cuore del provvedimento prevede un meccanismo di rimborso parziale dei costi elettrici per i prossimi tre anni. Nello specifico, lo strumento punta a limitare il prezzo dell’energia a 5 centesimi per chilowattora per una quota pari alla metà del consumo annuo delle imprese beneficiarie. I sussidi non saranno erogati in anticipo: le aziende potranno presentare domanda al termine di ogni esercizio annuale, una volta certificati i consumi effettivi e i prezzi medi all'ingrosso registrati sul mercato.

L'approvazione di Bruxelles non è un assegno in bianco. Per garantire che l’aiuto non pesi eccessivamente sulla concorrenza e favorisca la decarbonizzazione, la Commissione ha imposto condizioni rigorose. In primo luogo, l’obbligo di reinvestimento del sostegno: le aziende beneficiarie saranno obbligate a investire almeno il 50% dei sussidi ricevuti nell’acquisto di nuove apparecchiature o nell’ammodernamento di impianti esistenti volti a ridurre l’impatto energetico. E in secondo, il target settoriale. La misura è riservata esclusivamente alle imprese ad alta intensità energetica che operano in settori a rischio delocalizzazione verso Paesi terzi con normative ambientali meno stringenti.

La linea di Bruxelles: competitività e resilienza

Secondo la Commissione, l’intervento è «necessario, appropriato e proporzionato» per accelerare la transizione verso un’economia a emissioni zero. La decisione si inquadra nel nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato varato la scorsa estate. «È uno strumento per promuovere la tutela del clima, rafforzare la resilienza dell'Europa e garantire che la nostra industria rimanga competitiva a livello globale», aveva dichiarato allora la commissaria alla Concorrenza, Teresa Ribera, sottolineando la necessità di trasformare l’industria senza distruggere il tessuto economico. 

Il via libera della Ue, inoltre, mette fine a una lunga attesa per Berlino. Da mesi le associazioni di categoria tedesche premevano sul cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per ottenere un «prezzo industriale dell’energia» che frenasse la fuga di capitali e la deindustrializzazione. Con i costi energetici in Germania stabilmente sopra la media internazionale, il timore del governo era che i grandi gruppi chimici, siderurgici e automobilistici potessero tagliare drasticamente gli investimenti sul suolo federale a favore di aree geografiche con costi di input più contenuti. (riproduzione riservata)