Bmw taglia le stime di redditività: pesa la Cina. Timori per tutti i titoli del settore auto europeo in borsa
Bmw taglia le stime di redditività: pesa la Cina. Timori per tutti i titoli del settore auto europeo in borsa
La casa tedesca dimezza le stime sui margini per il crollo sul mercato cinese. Secondo gli analisti c’è il rischio di un effetto domino sui mercati per il comparto dell’auto in Europa

di Andrea Boeris 17/06/2026 08:00

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Nuova doccia fredda per l’industria automobilistica europea. La tedesca Bmw ha ridotto in modo significativo le proprie previsioni di redditività per il 2026, indicando come principali cause il peggioramento della domanda in Cina e l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla fiducia dei consumatori. La revisione al ribasso arriva a poco più di un mese dall’insediamento del nuovo amministratore delegato, Milan Nedeljkovic, e alimenta i timori di un effetto contagio sull’intero comparto europeo.

Il mercato ha reagito immediatamente: nella serata di martedì 16 gli Adr di Bmw quotati a New York hanno perso fino al 6,7%, toccando i minimi intraday da aprile. Mercoledì 17 il titolo ha aperto gli scambi a Francoforte perdendo l’8% con cali diffusi anche per gli altri titoli delle altre case automobilistiche europee, tra cui Mercedes-Benz (-3%), Volkswagen (-2%), Porsche (-1%), Renault (-2%) e Stellantis (-3%), che ha chiuso la seduta di martedì 16 a Wall Street cedendo un altro 5,7%.

Margini dimezzati secondo il management di Bmw

Bmw prevede ora un margine operativo (ebit) della divisione Automotive compreso tra l’1% e il 3%, rispetto alla precedente stima del 4%-6%. Il consensus Bloomberg si attestava al 4,9%. Rivista al ribasso anche la previsione sul ritorno del capitale investito (Roce) dell’attività auto, atteso tra l’1% e il 5% contro il precedente intervallo del 6%-10%.

Anche l’utile ante imposte del gruppo è ora previsto in «significativo calo» rispetto al 2025, mentre in precedenza Bmw stimava una diminuzione soltanto moderata.

La Cina resta il grande problema. Ora costi sotto la lente

Secondo il gruppo bavarese, il mercato automobilistico cinese ha registrato un ulteriore deterioramento nel secondo trimestre. La China Passenger Car Association ha infatti rivisto nuovamente al ribasso le proprie stime sull’andamento del mercato per l’intero anno.

La conseguenza è stata un’intensificazione della concorrenza non soltanto in Cina, ma anche in altri mercati dell’Asia-Pacifico. Bmw ha ammesso che la crescita delle vendite in Europa e negli Stati Uniti non è sufficiente a compensare il calo registrato nell’area asiatica, tradizionalmente una delle principali fonti di redditività per il gruppo.

Per reagire al peggioramento dello scenario, Bmw ha annunciato l’ampliamento del programma di riduzione dei costi già previsto per il 2026, accelerando le misure di efficientamento e razionalizzazione della struttura industriale. Nonostante il peggioramento delle prospettive, il gruppo ha confermato l’obiettivo di generare un free cash flow automotive superiore a 2,5 miliardi di euro e ha mantenuto invariata la politica di distribuzione dei dividendi, con un payout compreso tra il 30% e il 40% dell’utile netto. Confermato anche il programma di riacquisto di azioni proprie attualmente in corso.

Gli analisti: c’è il rischio di un effetto domino sul settore

Secondo Morgan Stanley il principale responsabile del profit warning è il deterioramento del mercato cinese. L’analista Javier Martinez de Olcoz Cerdan evidenzia come la stessa Bmw abbia riconosciuto che i progressi registrati in Europa e negli Stati Uniti non riescono a compensare il rallentamento in Cina e nell’Asia-Pacifico. Secondo la banca americana citata da Bloomberg, il taglio delle stime potrebbe avere ripercussioni anche sugli altri costruttori tedeschi.

Una valutazione condivisa da Rbc Capital Markets, i cui analisti sottolineano che le difficoltà in Cina sono prevalentemente legate al contesto macroeconomico e potrebbero tradursi in analoghi profit warning sugli utili da parte di Mercedes e Volkswagen prima della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre.

Un campanello d’allarme per tutta l’industria dell’auto

Ancora più chiaro il giudizio di JP Morgan, che definisce la revisione delle stime un vero e proprio «campanello d’allarme per l’industria automobilistica», evidenziando come i costruttori premium europei siano stati progressivamente esclusi dal segmento delle compatte in Cina a causa della crescente pressione competitiva dei produttori locali. La banca ritiene, inoltre, possibile che Bmw debba sostenere in futuro oneri straordinari per ridimensionare la propria capacità produttiva, soprattutto in Europa.

Secondo Oxcap, invece, le difficoltà del gruppo hanno carattere strutturale più che congiunturale. Gli analisti ritengono che il ritorno a margini superiori alla fascia medio-singola resti lontano e che il mercato possa iniziare a interrogarsi anche sulla sostenibilità del programma di buyback. La società ha ridotto le proprie stime sugli utili per azione del 2026 e del 2027 rispettivamente del 28% e del 15%. (riproduzione riservata)