Il presidente di Blackrock, Robert Kapito, ha avvertito che i mercati potrebbero sottovalutare i rischi legati alla guerra Usa-Iran, destinati a pesare sulla crescita e ad alimentare l’inflazione anche nel caso in cui il conflitto si concludesse a breve.
Infatti, la crescita potrebbe subire un impatto fino a 2 punti percentuali, mentre l’inflazione potrebbe aumentare allo stesso modo anche se la guerra terminasse rapidamente, ha avvertito Kapito intervenendo all’Asia Pacific Financial and Innovation Symposium a Melbourne.
Il petrolio potrebbe salire fino a 150 dollari al barile «anche se domani annunciassimo la fine della guerra» dal momento che sarebbe necessario tempo perché le catene di approvvigionamento tornino alla piena operatività. «E se questa interruzione durasse una settimana, sei mesi, un anno — cosa significherebbe per le aziende in cui investo?», ha detto Kapito. «La mia principale preoccupazione è che le persone non stiano guardando a questo scenario: danno per scontato un esito positivo».
Dall’inizio del conflitto, un mese fa, l’indice S&P 500 ha perso meno del 5%, mentre alcune strategie difensive non hanno funzionato come previsto. L’oro ha ceduto quasi il 15% e i Treasury — tradizionalmente considerati un bene rifugio — sono scesi, penalizzati dai timori di inflazione legati all’aumento dei prezzi dell’energia.
In passato, «in situazioni simili si compravano Treasury a breve termine, si acquistava oro e si vendevano azioni allo scoperto», ha ricordato Kapito, sottolineando la reazione anomala dei mercati al conflitto. Nello stesso evento, anche il presidente di Apollo Global Management, Jim Zelter, ha messo in guardia sull’aumento del rischio di recessione negli Stati Uniti e sulle possibili ripercussioni sul ciclo del credito in caso di conflitto prolungato.
Questi avvertimenti riflettono la paura che i mercati stiano sottovalutando le conseguenze economiche della guerra, in particolare il rischio di interruzioni prolungate nelle forniture energetiche e nei trasporti, con effetti a catena sulle catene di approvvigionamento mondiali. (riproduzione riservata)